29/10/16

Riflessioni dopo il primo anno di specializzazione.

Il secondo anno inizia così...
Qualche giorno fa, ho sostenuto l'esame del primo anno di specializzazione.

Diciamo che si è trattato più di una formalità che altro (non credo di aver mai sentito di uno specializzando bocciato e cacciato via da una qualunque scuola!) ma un minimo di tensione comunque c'era, e meno male che è andata liscia.

In questi giorni ho iniziato pure il corso SIUMB, che sarebbe un acronimo per società italiana di ultrasonologia in medicina e biologia. Un corso di ecografia, insomma.

Sono appena stato ad Ascoli per seguire il convegno teorico, e sto frequentando un ambulatorio per la parte pratica. Dovrei finire a Gennaio, sempre sperando che il test a crocette per la parte teorica sia andato bene. Vedremo.

Se ricordate dai vecchi post sul vecchio blog, di quando invece insomma ero giovane, io la specializzazione ero partito con l'idea di non volerla proprio fare per niente. Poi complice il fatto che tutti mi consigliavano di tentarci, nonché il peso non indifferenta della miracolosa vittoria al concorso, ho deciso di provare e vedere - almeno per i primi tempi - come sarebbe andata andata, per decidere poi se restare o andarmene.

I primi mesi sono andati bene, e allora ho spostato l'asticella fino a un anno. Ho detto "gli do un anno di tempo. Vediamo come va, e poi decidiamo".

E ora anche questo primo anno si è concluso. E insomma: è forse il momento di tirare un po' di somme? Direi proprio di sì.

A questo punto, nella prima stesura del post, ero partito descrivendo ogni singolo aspetto della specializzazione come ore, modalità di lavoro, il confronto della vita odierna da "dipendente" con quella passata da libero professionista e così via... ma era una roba di una noia mortale. Per cui tagliamo tutto, e passiamo subito alle conclusioni:

Il primo anno è andato - complessivamente - bene. Poteva andare meglio, ma comunque poteva andare davvero estremamente molto peggio.

Ci sono stati un sacco di casini di cui non parlerò, oltra a cose che - forse anche a causa della vecchiaia incipiente - trovo davvero difficile mandare giù, ma rispetto alle mie aspettative direi che il tutto è andato complessivamente molto ma molto meglio del previsto... per cui, ok: promosso. Andiamo avanti, e iniziamo il secondo anno.

Qualche riflessione sulla vita del medico specializzando, ma che vale - credo - anche per qualsiasi medico semplicemente tale. Forse sarebbe stato meglio rimandare questo discorso agli aggiornamenti futuri, che non è che abbia proprio abbondato con notizie e racconti ultimamente, ma questo non è un serial TV e non è che vi devo lasciare col cliffhanger, che se no non tornate (sempre che qualcuno ancora sia rimasto dopo una pausa tanto lunga).

Insomma, fare il medico di pronto soccorso in un ospedale grande (io sono stato sempre in questi, per cui non so tanto dirvi riguardo a quelli più piccoli) è un continuo scontro con criticità da dover risolvere. E se alcune di queste criticità sono quelle che uno semplicemente si aspetta e sulle quali è normale intervenire (tipo - banalmente - avere a che fare con qualcuno che si sente male), altre lo sono un po' meno.

Può capitare il super-accesso di persone in PS con un affollamento molto più elevato del normale, quando il personale sanitario però rimane sempre lo stesso. Può capitare che, mentre lavori, ogni minuto arriva qualcuno o qualcosa a interromperti... e comunque se non sei in ogni caso perfetto e velocissimo se la prenderanno tutti lo stesso con te.

Può capitarti di avere a che fare con persone che ti mettono in difficoltà, maleducate, invadenti o aggressive: come quei parenti che non vogliono assolutamente lasciarti lavorare in pace e stanno lì tutto il tempo a interromperti e a criticare quello che fai, o colleghi che invece di alleggerirti il lavoro te lo rendono 100 volte più pesante.

Ti ritrovi ogni tanto a guardare gli specialisti di altre scuole, "proiettati" verso una professione che porterà un lavoro più semplice e forse più remunerativo, e a chiederti perché hai fatto questa scelta del cavolo invece di cercare una strada più facile.

La medicina d'urgenza in Italia, come il lavoro di pronto soccorso, sono stati spesso relegati a "rito di iniziazione" per i nuovi medici in attesa di contratti migliori. Oppure il turno in PS era quello che "ti toccava" a giro, una volta per uno, e quando toccava a te dovevi solo fartela passare ed evitare di rompere le palle ai colleghi.

Il medico di Pronto Soccorso era quello su cui scaricare tutte le rotture di palle dell'ospedale. E in quanto ultimo arrivato, ultima ruota del carro e - semplicemente - speranzoso di poter ambire anche a posizioni più elevate, era pure il caso che si stesse buono senza stare lì a lamentarsi e a borbottare.

Ora il medico d'urgenza è uno che ha scelto quello, vuole fare quello e studia per saper fare quello. Ma è una mentalità che è difficile far entrare nei nostri ospedali.

Il rischio è che anche con la specializzazione e il contratto (insperato) da medico urgentista, si rimanga relegati in un cantuccio, a fare quello che si faceva quando la medicina d'urgenza nemmeno esisteva e il pronto soccorso era il posto da cui quasi tutti volevano scappare.

Insomma - in sintesi - fare il medico d'urgenza è difficile. E non solo per il lavoro in sé, ma anche per la situazione in cui ci si trova a iniziare questa professione e al modo in cui ci si deve rapportare con le altre specialità che ancora non ci conoscono.

Ma fare il medico di pronto soccorso ha anche un aspetto positivo. Una cosa che lo fa brillare, almeno ai miei occhi, e che poche altre specializzazioni hanno: qualcuno viene da te perché sta male. Tu lo visiti, chiedi esami, valuti i risultati, capisci qual è il suo problema e lo indirizzi alle cure più adeguate.

Il medico di pronto soccorso è il primo ad avere un contatto con il paziente, a fare diagnosi e a impostare una terapia. Che a voi sembrerà strano, e di sicuro sembrava strano a me quando muovevi i primi passi nei vari reparti e ambulatori, ma quasi nessun medico fa più questo.

Gli ospedali sono impostati in maniera tale che, quando un paziente si ricovera in un reparto o entra in sala operatoria, sulla cartella c'è quasi sempre già scritto tutto, visto tutto e deciso tutto. Senza togliere niente ai colleghi, che fanno ben altre cose e di ben altro livello, l'aspeto di valutare e decidere sul percorso da prendere per un malato spetta in primo luogo al medico di pronto soccorso e forse - ma in maniera diversa - al medico di base.

Il medico d'urgenza fa - nel più completo significato del termine - il dottore. E per questo mi piace questa specializzazione, mi piace questo lavoro e credo che andrò avanti nonostante tutti gli infiniti problemi, motivi di stress e casini vari che ci spingono quotidianamente sempre di più verso la via del burnout.

Perché non credo semplicemente che potrei fare nient'altro.

Simone

6 commenti:

Charmen ha detto...

Ciao!
Ho trovato il tuo blog l'estate scorsa non ricordo più nemmeno in che modo, e mi sono appassionata alla tua incredibile storia. Non ho mai avuto grandissima affinità con la medicina, o con l'ingegneria (teoricamente sarei una quasi architetta, quindi proprio dall'altra parte XD), ma ho amato tantissimo il fatto che tu abbia fatto una scelta tanto coraggiosa, andando dietro ai tuoi sogni in maniera incredibilmente razionale nonostante tutto. Anch'io sono un'altra che crede di aver sbagliato strada e che, intanto che provo a finire architettura (mi manca un esame e la tesi), fantastico su tutto quello che farò dopo: lingue, scienze della formazione, grafica e non so che altro.

Mi sono anche ritrovata nel fantastico mondo dei soccorritori, perché nel mentre m'è venuta pure la fantastica idea di fare il servizio civile alla pubblica assistenza, e quindi adesso sto scoprendo le meraviglie di emergenze, pronto soccorso, ospedali e quant'altro. A volte vorrei scappare urlando, perché di base non è proprio cosa mia, ma il resto del tempo vado a fare il mio turno felice e contenta e ogni volta che riesco a fare una piccolissima cosa che tranquillizza qualcuno, che sia un paziente o un familiare (a volte credo basti soltanto ascoltare, anche perché molto più di quello non sono in grado di fare, ora come ora XD) mi sembra di aver dato un senso alla mia giornata :D Quindi, ti ammiro ancora di più per la specializzazione che hai scelto e perché - da come ne parli qui - mi sembra che tu la faccia con tutta la coscienza del mondo. Sei il tipo di medico che vorrei trovare in pronto soccorso quando ci porto qualcuno, ecco XD Quindi niente, forza e coraggio con il secondo anno di specialistica! E scrivi un po' più spesso perché credo che a tanta gente faccia piacere leggerti :)

Ps. visto che leggendo indietro mi pare di aver capito che per un po' il soccorritore l'hai fatto pure tu, a una certa il senso di impotenza che si prova quando lasci qualcuno da solo in pronto soccorso perché il tuo compito finisce lì passa? Perché a me per adesso strazia il cuore ogni volta, specialmente quando si tratta di persone anziane da sole :/

Simone ha detto...

Grazie, cercherò anche di impegnarmi di più con gli aggiornamenti! :)

Cerca di pensare che quando lasci qualcuno in pronto soccorso il tuo dovere l'hai fatto, e che (si spera) adesso quella persona è in buone mani e avrà la possibilità di risolvere il proprio problema.

Riguardo alle persone anziane e lasciate sole... ecco, qua si parla più di empatia verso gli altri. Stai "male" perché vedi che qualcuno sta "male" e non ha chi lo accudisce e - tutto sommato - sai già che non si potrà fare più di tanto per lui.

Se questo è il caso, un po' si impara a conviverci ma non passa mai del tutto. Non sarebbe nemmeno un bene se lo facesse, credo.

Simone

Luca ha detto...

Ciao! Finalmente sei tornato a scrivere, fallo più spesso!
La parte che hai deciso di eliminare penso che a qualcuno potrebbe interessare, perché se sulla vita dello studente di medicina online si trovano tante informazioni, su quella dello specializzando no; ma forse era particolarmente noiosa...
Grazie e alla prossima!

Simone ha detto...

Luca: si, prometto di aggiornare più spesso (anche ae già l'ho fatto ma non era vero :)
La vita dello specializzando può essere interessante, ma alla fine è un lavoro come tanti con routine e anche cose noiose e non so quante persone abbiano voglia di sentire i problemi dei posti di lavoro degli altri quando devono già pensare si propri.
Una serie di aggiornamenti su argomenti medici interessanti invece potrebbe essere anche utile come scusa per 'studiare', sto pensando a questo.

Simone

Anonimo ha detto...

Ciao Simone, vorrei chiederti una cosa che mi affligge:
come hai capito quale specializzazione scegliere?
e soprattutto come hai fatto per chiedere la tesi?
medicina d'urgenza, almeno nel mio regolamento didattico, sta al 6 anno..e noi già dal 4 anno in poi dobbiamo scegliere bene o male cosa fare....ma il problema è proprio che ci sono diverse materie interessanti (per me) durante gli ultimi due anni e vorrei capire come cavolo posso fare visto che dovrei chiedere una tesi senza aver studiato la materia!

io non so cosa scegliere perchè non vorrei pentirmene...il punto è che vorrei fare una chirurgia ma so come funziona in Italia, poi sono donna e blablabla....solita storia insomma!
Un prof di cardiochirurgia ci ha detto queste parole: fatevi furbi, scegliete una specializzazione richiesta perchè altrimenti ci vorranno anni e anni per poter lavorare, oppure andate via dall'Italia.
Io ho già 29 anni e sono al IV anno, dunque devo farmi furba, ma proprio non saprei cosa scegliere..... :(

Chiara

Simone ha detto...

Chiara: io ho frequentato vari ambulatori, reparti e il pronto soccorso, e alla fine ho scelto il posto che mi piaceva di più. Per la tesi chiedi al primario e ti dirà lui come fare.

Ciao è in bocca al lupo!

Simone