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24/02/15

E mi sono (quasi) iscritto all'albo.

Oh regà, su Wikipedia c'era solo questa!
Test di ammissione: fatto.

6 anni di esami: fatti.

Tesi di laurea: fatta e discussa.

Tirocini post laurea: fatti.

Esame di stato: fatto.

Iscrizione all'albo: fatta.

E ora sembrerebbe che sia finita, e in effetti bene o male lo è. Solo che tra l'iscrizione fisica allo sportello dell'Ordine e l'iscrizione - uhm - spirituale al registro degli abilitati alla professione passano un altro mesetto e passa.

In tutto questo mi sto divertendo un mondo per l'iscrizione (pure) al nuovo ente previdenziale: che quando gli ho detto che adesso avevo 2 professioni, il commercialista è svenuto! Roba da morire dal ridere.

Quello che farei notare è che - avendo fatto tutto il più in fretta possibile e alla prima occasione utile - dalla laurea presa a Luglio dovrò aspettare la seconda metà/fine Marzo per poter fare qualcosa. Ammettendo che per un medico appena laureato ci sia davvero qualcosa da fare. Che poi in effetti c'è, ma magari ne riparliamo.

Insomma a seconda di quanto siete ottimisti o pignoli nei conti fanno 7-9 mesi di totale e inutile inattività dal giorno della laurea al giorno della disoccupaz... volevo dire: abilitazione vera e propria.

7 mesi (facciamo quelli ottimisti e che si sono fatti pure un po' di vacanze) in cui non impari niente se non quello che vuoi impararti da solo prendendoti i libri e andando per conto tuo in ospedale a chiedere "che per favore mi insegni", nella speranza di beccare l'occasione giusta e di non essere mandato affancuore.

7 mesi a fare quelle cavolo di domande a crocette e a pagare bollettini per università, pensioni, stato, regione e chiunque abbia saputo della tua festa di laurea e gli sia venuta la gentile idea di farti un regalo.

Però cui insomma io sapevo già bene o male di questa situazione. Che cavolo, non è nemmeno la prima volta che mi abilito a qualcosa! Era solo una grande scocciatura che sapevo di dover prima o poi affrontare. Tant'è che ho sempre detto che gli anni di medicina sono 7, e che mi sarei organizzato per quest'anno con il master e tanti tirocini.

Insomma 7 mesi andati tutto sommato lisci come previsto. E tutto questo era solo per informarvi che - tra appena solo un altro mese/mesetto e mezzo scarso - è finita, e saremo finalmente e ufficialmente in ballo... qualsiasi cosa questo possa significare.

Simone

26/01/15

La vita ben vissuta (TM).

In effetti a leggere 'sta roba un po' cxxxne ero...
Quando andavo al liceo, ero abbastanza fissato con fumetti, animazione e cose del genere.

Era un periodo un po' precedente al momento in cui queste cose iniziarono ad andare veramente di moda, per cui tutti quanti tra amici, parenti, insegnanti e compagnia bella mi prendevano pesantemente per il culo:

«A 16 anni ancora ti piacciono i supereroi?!» mi chiedevano. «Certo che sei proprio un cojone!»

E io a 'sta cosa un po' ci credevo pure. Cioè continuavo a leggere i miei giornaletti da coglione lo stesso, però magari non è che ne andassi troppo fiero o che sbandierassi troppo la cosa. Me li leggevo e basta, e dell'opinione della maggioranza mi importava tutto sommato poco.

Passiamo a una ventina d'anni dopo, e la stessa gente che mi pigliava per il culo al liceo apre Facebook e scrive:

«Il nuovo film basato sulla nota serie a fumetti che Simone leggeva al liceo è un'opera d'arte. Un vero capolavoro».

Cioè, non ho capito?! A 16 anni io tutto sommato per lo meno ci arrivavo a capire che quello che leggevo non era 'sta gran letteratura. Mi piaceva perché mi piaceva. Perché ci stavano le esplosioni, i disegni splatter e le robe mezze porno. Ma non è che mi aspettavo che i fumetti mi cambiassero la vita... anche se - a ben vedere - l'hanno fatto.

Ora a questi l'opera d'arte gli pare il film di Batman, o il seguito del remake della storia degli X-Men e vengono a parlarne su Facebook come se fossero i cultori delle pellicole impegnate?!? Ma il tasto "vaffanculo" dove sta?! Dovrebbero assolutamente metterlo...

Sempre attorno ai 16 anni - ma potrebbe valere anche per i 36, o per questa mattina - ero assolutamente fissato con i videogiochi.

Ce li avevo tutti. Li conoscevo tutti e li giocavo - quasi - tutti.

E pure lì, tutti i miei amici e conoscenti tanto maturi, impegnati e acculturati a rompere.

«A 16 anni, giochi ancora coi videogiochi?»

Come se ci fosse un'età migliore, dico io.

E adesso, le stesse persone magari stanno a ruota con Candy Crush, Criminal Saga e non so quali altre cagate di giochetti per cellulari. Che io almeno dopo un po' un gioco o mi stufava o lo completavo e cercavo qualcosa di nuovo. Invece i giochetti che piacciono a praticamente tutto il mondo sono sempre gli stessi, e solo a pensare di farci un'altra partita (perché ovviamente ci ho giocato anche io) mi viene la morte per noia.

E insomma: il senso di tutto questo discorso? Che io mi sono rincoglionito già 20 anni prima di quando si sono iniziati a rincoglionire i miei coetanei? Sì, anche questo.

Ma anche c'è questo libro che si ispira molto al mio blog, di un certo Huxley, che diceva più o meno una cosa simile: se sei omologato, sei contento. E se non sei omologato, invece, ti fanno tutti sentire un coglione e ti perculano fino - letteralmente, a leggere il libro - alla morte.

Che magari Huxley non calcolava il fatto che puoi cercare persone simili a te. Mandare affancuore tutti gli altri, e vivere felice insieme a chi non ti scassa le palle. Cioè quando ha copiato il mio blog forse ha visto un po' tutto in chiave troppo pessimista, ammettiamolo.

Resta comunque questa situazione abbastanza comune che può provare magari credo chi trova il mio blog sulla laurea in medicina. Che cioè tu ti senti che vorresti tanto fare una cosa... però poi nessuno che conosci ha fatto lo stesso e ti pare in chissà quali casini ti stai mettendo. I tuoi parenti non sono d'accordo, tutti gli amici si stanno occupando d'altro, ti senti solo triste insicuro e sfigato e ti pigliano pure un po' tutti per i fondelli.


E dunque ci sarebbe un modo standardizzato e accreditato e certificato di vivere la vita. Una "vita ben visuta" (TM), magari col bollino Apple o Samsung. E se fai così stai tranquillo e nessuno ti rompe mai il cazzo. Se invece insomma segui una strada che non è tanto battuta, rischi di passare per l'idiota di turno. Con la gente che ti predice sventura, morte e calamità più o meno naturali pronte a polverizzare la tua vita.

Eppure poi magari un giorno quello che hai fatto per conto tuo diventa improvvisamente di moda. E quella che a te pareva una strada magari semplicemente accettabile diventa all'improvviso la cosa migliore. La scelta perfetta. Un capolavoro e "un'opera d'arte" (TM) pure quella... che non sia mai qualcuno ce la copia.

Insomma, la vita è così. O almeno in parte. Non c'è altro da dire, e non c'è - credo - una soluzione a tutto questo. O segui le vie già battute, o cerchi le tue a rischio di venire continuamente criticato.

Tutto qua, era una semplice riflessione che vi volevo lasciare.

E già che ci sono, scusate che il post è pieno di parolacce: giuro che in futuro ne dirò di meno.

Simone

15/10/09

Tutti i nuovi CD che mi piacciono a me: e adesso, quale mi compro?

L'altro giorno, al solito super-mega-media-store, mi sono fermato di fronte alle ultime uscite musicali. Per la prima volta, credo, negli ultimi 10 anni, c'era talmente tanta roba interessante che non sapevo cosa comprare... e di cui ovviamente non posso fare a meno di parlarvi sul blog.

Backspace, il nuovo album dei Pearl Jam: questi non li ascolto da tipo 10 anni. Tanto per chiarire, è una band che ha realizzato uno dei miei dischi preferiti di sempre (TEN) e alcuni tra gli album di cui non potrebbe fregarmene di meno in assoluto (ehm, tutti gli altri).

Insomma, sul momento non mi fido troppo. Vediamo

Sulla mia pelle, di Noemi: sì, lo so lo so. Voi siete troppo musicalmente eruditi per ascoltare certe cose, ma a me il singolo (Briciole) mi piaceva, per cui vorrei almeno sentire com'è il disco vero e proprio.

Nightbook, il nuovo disco di Ludovico Einaudi: adesso qui le cose si fanno complicate, perché se questo dovesse piacermi potrei finire per non ascoltare altro per mesi. Almeno con quello di Allevi è stato così, ma di sentire una cosa sola ora che è uscita un sacco di roba... insomma, magari questo me lo compro dopo.

Sonic Boom dei Kiss: ricordo ancora quando ho comprato Revenge, qualcosa come 20 anni fa. Me lo sarò sentito 100 mila volte, anche se col senno di poi magari non era nemmeno 'sto gran che. Chi lo sa, sarebbe il caso di riascoltarlo adesso.

Insomma l'ultimo dei Kiss potrebbe essere il super-discone che riascolto per sempre (cioè, ragazzi: i Kiss!!!) ma poi magari invece è carino solo il singolo che passano alla radio, mentre tutto il resto dell'album è una merda. Chi può dirlo? Chi può rischiare?

Di sicuro non mi attira molto il fatto che il CD costi di più perché dentro c'è pure la compilation dei successi dei Kiss (come se non ce l'avessi già tutti!) e un cavolo di DVD inutile che non vedrò mai. Un po' come il disco orchestrale di Ligabue, che non ho mai comprato perché la versione solo CD non si trova (o forse semplicemente non esiste proprio) e io il video del concerto non lo voglio che non ci faccio niente.

E infine, tanto per farvi disprezzare ancora di più i miei gusti musicali.

The boy who knew too much, di Mika: ora mi ucciderete, ma per me questo qui potrebbe essere il nuovo Freddy Mercury. Anche se purtroppo, ascoltando di fretta qualche traccia nel mediastore, temo che il nuovo Brian May non si sia nemmeno avvicinato alla sala di registrazione.

Insomma forse mi piace ma probabilmente invece no, col solito rischio che valeva anche per i Kiss del singolo piacevole ma tutto il resto del CD che fa schifo.

E vabbe'. Alla fine ho fatto il musicofilo intellettuale con la puzza sotto al naso, e mi sono preso i Pearl Jam. Vi avrei scritto una recensione ma non mi andava, per cui accontentatevi di quanto segue:

Dopo 4-5 ascolti, questo Backspace (o Backspacer?) mi pare che sia bello, con qualche pezzo davvero buono... anche se l'album tutto intero dura più o meno mezzora, per cui non mi pare che si siano sprecati troppo. La scatola del CD con tutti i disegni assurdi è bellissima (tra le tante cose, c'è un astronauta che suona la batteria nello spazio), mentre dentro al disco dovrebbero esserci anche gli MP3 di un paio di concerti, che ovviamente non ascolterò mai...

Ma ringrazio comunque i Pearl Jam per il gentile pensiero.

Simone

12/10/09

Come (non) aggiornare il firmware del cellulare. Quasi.

Ho deciso: invece di sperperare il PIL di un piccolo stato per l'iPhone e la flat di un altro gestore, attivo un'offerta della TIM che mi dà 50 mega di internet al giorno sul mio telefono mezzo scassato, a soli 10 euro al mese.

Ma in che cazzo di lingua ho scritto? E perché avete capito tutti?

E ok. Prima di attivare tale promozione, ho la sciagurata idea di collegare il Nokia al PC per vedere se, che ne so, c'è bisogno di qualche aggiornamento per farlo navigare meglio (che smetta improvvisamente di impallarsi?). E i risultati sono quelli che seguono:

Step 1: devo aggiornare il software installato nel PC. Lo scarico da Internet, l'installo e ovviamente quello mi chiede di riavviare, perché le dll della Nokia hanno la precedenza sul mio lavoro.

Step 2: il nuovo software riconosce il vecchio telefono (sta tipo 5 minuti ad aprire finestrelle di nuovo hardware trovato, nuovo hardware trovato e, guarda un po', nuovo hardware trovato) e dichiara che sì, il firmware del telefono è da aggiornare.

Step 3: sto per scaricare il firmware, quando una scritta mi terrorizza: l'installazione dell'aggiornamento cancellerà tutti i dati contenuti nella memory card. Ma perché? Come se aggiorno internet explorer e mi formatta l'hard disk, ma che senso ha?!

Insomma, Step4:
fare il backup dei file del telefonino. Il Nokia ha una micro SD, la sfilo e vado a inserirla nel lettore di memory card, maaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa...

Step 5: mavvaffanculo! Ho lasciato l'adattatore da micro-sd a sd-normale a casa mia, e adesso sono in ufficio (dove evidentemente oggi ho lavorato molto). E mo'? Facile...

Step 6: uso il cellulare medesimo come lettore di memory card. Facile, economico, immediato... eh no, immediato no perché è talmente lento che ho fatto in tempo a scrivere questo post, e ancora mi dice che mancano 10 minuti! Roba che nemmeno le connessioni seriali di una volta erano così ammorchiate, ma chi li programma 'sti cosi?! Eh già, non ci sono più le connessioni seriali di una volta...

Step 7: immagino che finito di scaricare la memory card dovrò scaricare il firmware e successivamente trasferirlo sul cellulare, che se tanto mi dà tanto starò qui un'altra mezzora, un'ora o anche tutta la giornata. Ma un file del cazzo tipo Firmware.ini da installare sotto dos tramite un solo maledetto comando "copia" era troppo difficile? Ma se non ci sono centomila altre stronzate che rallentano tutto e rompono solo le palle la gente poi non telefona più, secondo loro?

Intanto Windows mi dice che al termine della copia dei file mancano ancora 5 minuti.

E tra 6 minuti esatti, se ancora non ha finito, mi verrà tanta voglia di passare allo Step 8: spegnere il PC, staccare i fili di collegamento, prendere il cellulare e infilarlo nel c... volevo dire: tirarlo in testa a qualcuno dell'assistenza tecnica.

Che dopo, magari, naviga pure più veloce.

Simone

08/10/09

Quasi quasi mi compro l'iPhone!

C'è l'amico che ce l'ha perché è meglio.

C'è quello che ce l'ha, perchè la Apple lo rende parte di qualcosa di grande. (?)

C'è quello si compra l'iPhone perché ha il giochino che diventa un fucile a pompa o una birra, mentre gli altri telefoni no.

Qualche intellettuale se lo compra perché in America ce l'hanno tutti, e lì c'è Obama.

C'è anche il tizio che ce l'ha per far capire che guadagna tanto.

E poi c'è chi non sapeva semplicemente che cellulare comprare e allora, per caso, ha preso quello.

A me invece hanno regalato un Nokia modello N-non mi ricordo, che di telefoni non ci capisco niente. Ha una levettina di plastica che se la giri si scopre l'obiettivo e puoi fare il filmato. Soltanto che è talmente lento che, tempo che è partito, quello che volevi filmare te lo sei bello che perso.

Il mio telefonino fa le foto a non so quante mila migliaia di pixel, solo che vengono una merda e tutte sgranate. Ha il navigatore, ma tempo che l'accendi, parte il programma e trova pure il segnale facevi prima ad andare a piedi.

Sul cellulare ho anche la radio e il lettore MP3. Solo che, come li accendi, tempo venti minuti e ti si finisce la batteria.

E poi è tutto rotto: ha un pezzo di scotch che tiene fermo il coperchio, e un altro per chiudere lo sportelletto della micro-sd, che il progettista non aveva pensato che mettendoci una singola, unica goccia di colla, dopo 3 volte che l'aprivi ti restava in mano.

Tra l'altro il mio Nokia ha anche un sacco di problemi col sistema operativo: il bluetooth della macchina lo riconosce quando gli pare, se vuoi collegarlo al computer è meglio che preghi e poi s'impalla qualcosa come dieci volte al giorno. Così la gente che mi chiama trova il telefono spento, mi tocca richiamarla a me e ci rimetto anche i soldi.

E insomma, a un certo punto ho detto basta: ce l'hanno tutti, è fico, è bello, funziona meglio ed è irrinunciabile. Adesso mi compro l'iPhone pure io!

Vado al negozio tutto convinto e deciso. Guardo in vetrina, ed eccolo lì: il super telefonino della Apple. Bello, sensuale, con una linea talmente trendy e innovativa che ogni donna m'implorerà di chiamarla mentre gli altri uomini si sentiranno mortificati e afflitti.

Grande! Adesso entro, chiamo, il commesso e... ma che cosa?! Costa settecentoquindici euro?! Ma c'è anche la versione economica, che di euro ne costa solo cinquecento. Anche quattro e cinquanta, se lo ordini dalla Corea e poi preghi che non ti fottano alla dogana.

Eppure, però, insomma, quasi quasi... e vabbe'. Ho deciso:

Mi tengo il mio Nokia scassato.

Simone

05/10/09

Quel giorno che ero povero.

E' successo alla fine di Agosto.

Torno dalle vacanze, passo a studio a dare un'occhiata alle mie cose, e poi faccio un salto a trovare i miei. Mamma mi regala un po' di prosciutto affettato (cosa che sarà fondamentale nel seguito della storia) resto un po' a chiacchierare e alla fine me ne vado a casa mia.

Sono appena rientrato, il frigorifero è completamente vuoto e ho una fame che mangerei anche quello che mi cucino da solo.

"Adesso vado al supermercato e mi compro di tutto" dico. Faccio per uscire, e poi mi gelo: mi sono accorto di aver dimenticato il portafogli a studio, e di essere senza un soldo. Come faccio a fare la spesa?

Potrei mangiare il prosciutto famoso che mi ha regalato mia madre (visto che era importante?) ma lo stomaco si lamenta: con quello e basta non ci faccio niente. Io voglio proteine, grassi, zuccheri, carboidrati, conservanti e additivi vari. E adesso, come faccio?

Disperato mi frugo nelle tasche, e trovo qualche moneta. Sono 3 euro e 20, e decido che quelli devono bastare per pagarmi almeno la cena.

Scendo con le monetine in tasca e raggiungo il supermercato, sognando filetti alla griglia, scampi, tortellini ripieni di sughi esotici e tutto quello che poi in genere non mangio mai, ma di cui adesso avrei una voglia pazzesca. Ma i miei sogni culinari si scontrano col mondo dei prezzi reali: la mozzarella di bufala, da sola, va gia due volte oltre il mio budget. Vorrei comprarmi almeno la coca cola, ma per una bottiglietta dovrei investire quasi metà delle mie finanze, e forse non ne vale la pena.

Dovrei anche comprare il latte, ma pure quello inciderebbe tremendamente sul bilancio. Il sushi è proprio per ricconi dalle tasche bucate, la lattuga già lavata sembra un ladrocinio, il gelato che mi piace tanto diventerebbe una portata unica. La verità è che non ho mai fatto la spesa coi soldi contati, e semplicemente non so nemmeno da che parte cominciare per sopravvivere con così poco.

La cosa assurda è che 3 euro e 20 non sono nemmeno pochi: sono 6 euro e 40 per due pasti al giorno, 200 euro in un mese. C'è chi campa con troppo meno, e magari nemmeno fa tutta 'sta storia che sto facendo io.

Alla fine prendo un pezzo di focaccia, qualche fetta di un formaggio senza nome e una sola, tristissima mela, mentre il latte lo compro domani.

Pago alla cassa sentendomi miracolato per non aver sbagliato i conti, così per lo meno non mi ritrovo a scusarmi che non mi bastano i soldi. Tornato a casa metto insieme focaccia e formaggio, e ci metto sopra anche un po' di quel meraviglioso prosciutto, che se non me l'avevano regalato me lo sognavo.

Bevo acqua del rubinetto, e alla fine la mela, che da sola vale come dolce e contorno.

Era tutto, davvero, buonissimo.

Simone

22/09/09

Il minuto di silenzio.

Sono in macchina, quando la stazione radio che ascolto sempre dichiara di partecipare al minuto di silenzio per la cosa che saprete tutti, e interrompe le trasmissioni.

Resto per qualche secondo a sentire il nulla, e poi provo a cambiare stazione: non voglio assolutamente interrompere il silenzio, ma sono curioso di sapere se anche l'altra radio che ascolto di solito sta facendo lo stesso. E scopro che è muta anche quella.

Provo una sensazione strana: è come se la radio si fosse improvvisamente spenta, e le trasmissioni annullate. Quasi che un evento improvviso avesse cancellato di colpo la civiltà, e io stessi lì ad ascoltare il niente che ne rimane.

Il silenzio mi ricorda che la musica e le parole non esistono da sole. La vita, le idee e il casino di tutti i giorni sono un nostro costrutto. Senza l'intervento del pensiero, senza di noi, non esisterebbe nulla.

I secondi sembrano allungarsi ben oltre il minuto prestabilito. M'immagino la musica che scompare per sempre, e le televisioni che si spengono. Spariscono le auto e i semafori, le pubblicità e i negozi. E alla fine anche le persone.

Il mondo è solo un sasso, disperso nello spazio vuoto.

E tutt'intorno non c'è niente.

Simone

17/09/09

Le piccole cose, che ci rovinano la vita.

Nella vita di tutti i giorni dobbiamo affrontare problemi insormontabili, grosse magagne, semplici formalità o anche - e questo è l'argomento del post - tantissimi fastidi tanto microscopici quanto intollerabili.

Insomma, le cose davvero piccole ma che, giorno dopo giorno, ci logorano senza pietà come la classica goccia che scava grotte e caverne fino a erodere interi continenti (o qualcosa del genere).

Le cose piccole che ci rovinano la vita:

- Il nastro adesivo, che quando vai a staccarlo si rompe a metà e viene via una striscia sottile da una parte mentre il resto rimane attaccato al rotolo.

Soluzione: usate la colla, comprate il porta-scotch con taglierino incorporato, o scagliate semplicemente il rotolo dalla finestra.

- La spillatrice che quando la usate non ci sono mai le spilline dentro.

Soluzione: imprecate ad alta voce contro l'ultimo che l'ha usata. Funziona sempre... anche se poi, di solito, siete stati voi.

- Le cose che avete sempre sotto gli occhi, ma che quando vi servono non trovate mai. Per dire, la copertina del il mondo quasi nuovo non l'ho più fatta perché non so dov'è finito il mappamondo in miniatura che ho avuto sulla scrivania per 10 anni.

Soluzione: non guardate le cose che per il momento non vi servono, oppure tenete tutto ciò che possedete in un grosso scatolone. Il problema è che poi non troverete più nemmeno quello.

- La roba surgelata che sta nel forno per ore ma resta sempre cruda.

Soluzione:
dimenticatevene per 5 minuti... e adesso la troverete bruciata.

- La cosa che avete appena comprato ma poi il giorno dopo esce il modello nuovo, e quello che avete voi adesso è una merda.

Soluzione: non comprate mai più nulla.

- I semafori sincronizzati male che li prendete tutti rossi, anche alle 2 di notte quando non gira nessuno.

Soluzione: andate in bicicletta alle 2 di notte per strada, così potrete passare col rosso senza che vi facciano la multa. Peccato che immediatamente dopo morirete.

- Il mouse senza fili che si scarica proprio quando vi serve ed è domenica notte e non vendono le pile da nessuna parte.

Soluzione: buttate quello senza fili e comprate un mouse normale, che tra l'altro costa meno delle batterie... e comunque, perdonatemi: ma davvero pensavate che si sarebbe scaricato quando non vi serviva?

Infine, per chiudere con una cosa che davvero rischia di rovinarvi la vita per sempre:

- Quando non c'è l'ascensore, fate tutte le scale e alla fine vi accorgete di esservi scordati qualcosa in macchina.

Soluzione: mandateci qualcun altro, comprate tutto doppio, chiedete al condominio di acquistare dei jetpack oppure fate semplicemente a meno di quello che vi siete dimenticati.

E se erano le chiavi di casa, potete sempre dormire sullo zerbino.

Simone

27/07/09

Arrivederci allo studio, saluti all'Urania e ai miei romanzi, invece, addio.

Punto della situazione di quasi chiusura estiva del blog (penso di aggiornare ancora per un paio di volte).

Intanto, come certamente avrete notato (più che altro dal mio post precedente), il premio Urania è andato a un altro autore bravissimo che non ero io, e insomma vabbe' niente. Sembra che il connettivismo stia avendo un grande successo e soprattutto una grande influenza nell'ambito della seppur claudicante fantascienza Italiana. Sarebbe quasi da iniziare a seguire la cosa, per cui nella mia estrema ignoranza in merito mi reco su Wikipedia e leggo:

La teoria di van Vogt (scrittore canadese che ha introdotto il connettivismo) parte dall'assunto che, avendo ogni singola disciplina raggiunto livelli di specializzazione elevatissimi, sia necessaria una nuova scienza capace di ristabilire le connessioni tra le competenze e le conoscenze di una disciplina e l'altra.

Uhm... potevo fingere che Mozart di Atlantide volesse proprio dire questa cosa qui (tanto può voler dire quello che vi pare): ma vabbe', a saperlo prima! ^^

Per il resto, per quanto riguarda la scrittura mi trovo in un momento abbastanza critico: tanto per farvi capire, Primo Mazzini avrei potuto scriverlo direttamente nel cestino di Windows, e avrebbe ricevuto lo stesso tipo di feedback editoriale.

Sempre per farvi capire la mia situazione, in questo momento non penso che valga la pena scrivere un altro romanzo. Ho delle idee in testa, anche a mio giudizio buone, ma non riesco a impormi di scriverle se poi tanto ormai penso che non avrò modo di far leggere e di valorizzare degnamente il lavoro finito.

Per ora realizzerò altre raccolte da questo blog e da quello vecchio, visto che i miei articoli brevi sembrano attirare un po' più di attenzione. Poi magari tra 20 anni qualcuno mi chiederà: ah, scrivevi anche romanzi? E avrò materiale già pronto a bizzeffe, più qualche idea avanzata.

Passando all'università, Martedì 28 Luglio (non so quando pubblicherò questo post) darò l'ultimo orale dell'anno. Poi se andrà bene avrò finito tutti gli esami del primo anno di Medicina. Se andrà male avrò finito se non altro questo interminabile periodo di esami iniziato a maggio, e me ne andrò comunque in vacanza. Insomma, una volta tanto, non posso perdere.

Come dicevo penso di farmi un giretto in Europa, e poi forse un giretto anche in nave. Non sarà il viaggio più eccitante del mondo (come qualcuno che invece se ne va in Giappone! ^^) ma mi devo rilassare e soprattutto mi porterò una stampa di questo e dell'altro blog per cercare di tirarne fuori qualcosa di proponibile agli editori. Alla fine credo che mettendo insieme tutti gli articoli più divertenti o più riusciti verrà fuori un libro (quasi) divertente e riuscito... o almeno se ci pensate sarebbe logico che fosse così.

Adesso mi pare di essermi scordato qualcosa... oppure no. Non lo so. In ogni caso come ho detto non è questo l'ultimissimo aggiornamento, per cui - male che vada - c'è ancora tempo per rimediare con un aggiunta dell'ultimo minuto.

Oppure (visto che era un po' che non lo scrivevo) come sempre, quasi.

Simone

16/07/09

Il mondo quasi fermo.

Gli orali di Istologia, l'esame famoso che è andato male e devo ridare, iniziano il 27 luglio. Cioè prima uno dà lo scritto, aspetta comunque fino al 24 per sapere come è andato, e poi eventualmente la parte orale la dà il 27. O il 28. O il 29 o Dio solo sa quando finiranno di interrogare tutti.

Vi sembra normale? A me no. È come se questa sessione d'esami si stesse prolungando per un tempo infinito e interminabile. Ma pure ai professori, come gli va di stare lì a interrogare fino ad Agosto?

Ancora. Sto aspettando i risultati del premio Urania per sapere se tanto vale mettere Primo Mazzini completamente online, o se magari sono almeno tra i finalisti e posso ancora sperare che prima o poi me lo pubblichino.

Il fatto è che in genere in questo periodo il vincitore già si conosce, ma quest'anno ancora non hanno fatto sapere niente. Ogni giorno mi sveglio, accendo il computer e mi aspetto di leggere il nome del vincitore su qualche sito letterario... e invece niente. Anche qui sembra tutto fermo, come se il tempo non passasse mai.

Poi c'è Codice Aggiunto, il romanzo che vorrei editare e rilasciare come ebook. L'ho stampato e sta lì, sulla scrivania, in attesa che il mio tempo libero si occupi di lui. Speravo a Luglio di metterci le mani, ma invece Luglio è andato a puttane e il manoscritto sta ancora lì che mi guarda. E pensare che ho anche dato Genetica (Codice Aggiunto parla di cloni, DNA e robe del genere) per cui adesso potrei sistemarlo come si deve dandomi le arie di quello che ci capisce... oppure decidere che è talmente pieno di boiate che tanto vale lasciarlo così ^^.

Sarà il caldo, o sarà che sono stanco e non vedo l'ora di andarmene in vacanza. Comunque davvero mi sembra tutto (quasi) fermo con 100 mila cose che devono succedere e che invece continuano ad auto-procrastinarsi, come se si fossero coalizzate per farmi perdere tempo.

Appena faccio l'esame monto in macchina, accendo il navigatore e mi faccio un mese e mezzo di vacanza tra Italia, Francia, Spagna, Austria e Germania.

Che ne dite? Magari vi vengo a trovare.

Simone

24/06/09

Un numero scritto su un foglio

Quando un esame va male, è sempre la solita solfa: se solo non m'interrogava l'assistente, se non mi chiedeva proprio quella cosa, se invece di dire quello dicevo quell'altro...

Se, se, tanti se. Ma non è certo la prima bocciatura (a ingegneria gli esami li davo tutti almeno 2 volte) e non sarà tanto meno neppure l'ultima. Il concetto è questo: tocca mettersi in testa che sono sei anni così, di alti e bassi. Di volte che ti dice bene e sei contento e di quando invece ti va male, e poi ti girano le palle per tutto il giorno e la notte nemmeno ci dormi, e stai lì a scriverci sopra, che magari ti passa.

Sei anni del cazzo che come per me lo sono per tutti e in fondo, alla fine, di che mi lamento: me la sono andata a cercare.

Insomma è andata male. E non è tanto il fatto in sé, quanto la scocciatura di dovermene stare sui libri anche a luglio, quando davvero ci speravo di farmi un bel giro o - magari - di scrivere quel libro famoso di cui parlo sempre.

E invece mi tocca riprovarci, e provarci è sempre la parola più adatta perché io di grandi voti non ne ho mai presi e alla fine, chissà come, sto sempre in mezzo al gruppo di quelli che forse gli va bene, ma forse no. E anzi: più che forse, mi sa che faccio meglio a scrivere in genere.

La cosa che mi lascia perplesso, è che a Ingegneria ti bocciavano anche se ripetevi tutto paro paro a come stava sul libro, se però a detta del professore non avevi capito. A Medicina invece capire è secondario, e ti bocciano se le cose non te le ricordi abbastanza a memoria.

Tra due concezioni tanto opposte, quello che davvero ho imparato da me è che un giorno speso sui libri se ne va per davvero, mentre un voto è soltanto un numero che qualcuno ti ha scritto su un foglio.

Quando hai preso abbastanza numeri ti danno un foglio più grande: lo incornici, lo appendi, e finisce che te lo scordi su un muro. Passano gli anni, finché un giorno lo guardi per sbaglio e ti ricordi delle lezioni, degli esami, e di tutte le notti d'estate passate a studiare.

E magari ti chiedi se, in fondo, ne è valsa davvero la pena.

Simone

15/06/09

Le categorie in cui sono suddivisibili gli esseri umani (seconda parte).

Il permissivo remissivo: è il classico uomo (o donna) soprammobile. Se va alle feste sta lì come uno stoccafisso (si scrive con 2 c?) a fissare gli altri, o anche il nulla. Se si tratta di decidere un posto per le vacanze o di andare a vedere un film, per lui è sempre tutto uguale e va bene quello che decidono gli altri. Quando si discute di politica o di temi possibilmente controversi, assume immediatamente le convinzioni di chi ha preso la parola in quel preciso momento, seppure senza alcun particolare trasporto, così da poter facilmente ritrattare ogni eventuale opinione incautamente espressa.

Si accoppia bene con tutti, visto che tanto accetta qualsiasi critica e non rompe l'anima a nessuno. Magari non è la compagnia più eccitante che possiate trovare... però sempre meglio di uno che vi rompe le palle tutto il giorno.

Espressione tipica: (al centro di un'accorata discussione) forse hai ragione tu, ma anche lui non è che abbia torto. E comunque io la penso come entrambi.

Lo psicotico che deve fare e controllare tutto lui: ogni cosa ha un modo migliore in cui può essere fatta, e ovviamente il modo migliore è come dice lui. Se ci lavorate o vivete insieme può farvi venire un esaurimento nervoso modificando ogni vostro singolo gesto quotidiano in una maniera - a suo dire - più efficente.

Gli piace rivestire più mansioni fondamentali allo stesso tempo, specialmente se sono inscindibili o vanno addirittura in contrasto. Il suo partner ideale è quello che non gli va di fare un cazzo, visto che è contento che qualcuno voglia occuparsi di ogni cosa al posto suo.

Espressione tipica: adesso chiamo quello che ha fatto 'sto casino e me lo inc... redarguisco. Poi chiama un numero col cellulare, e a squillare è il suo secondo telefono.

L'artista rincoglionito: che faccia l'artista per davvero e che abbia successo o no, non cambia molto. È il classico tipo che raccoglie un oggetto rotto buttato vicino a un cassonetto e sta una settimana a smontarlo, rimontarlo e ripurirlo prima di capire che sì: effettivamente, era proprio rotto.

Per lui non esiste una differenza tra lavoro e tempo libero. Fa quello che gli viene in testa e quando gli va di farlo, senza magari rendersi conto che ha dato una raccolta di poesie a un cliente del suo studio, mentre alla serata del Club dei poeti leggerà una serie di preventivi (riscuotendo tra l'altro più successo del solito).

In genere è circondato/a da persone che si innamorano perdutamente di lui/lei, però è più facile che sia così perso dietro a qualche assurda mania (ma guarda che muffa strana che cresce dentro questa mattonella!) da non rendersene nemmeno conto.

Espressione tipica: guarda che figata questa cosa (inutile) su cui ho lavorato per centoventotto ore. Non posso spiegarti a che cosa serve, perché non lo so.

Ultimo ma non ultimo, il mio particolare profilo personale e cioè...

Quello che non gli va di fare un cazzo: in genere si alza all'ora che capita (che per il lavoratore zelante può benissimo essere l'ora di andare a dormire) per cui arriva sempre in ritardo a qualsiasi impegno, lezione, evento o appuntamento.

Se ha una casa di sua proprietà o una minima rendita è finita perché non lavorerà mai, e impiegherà anche 15 anni per prendere una laurea triennale che poi - ovviamente - non ha intenzione di sfruttare.

Se è costretto a lavorare passa le giornate tra facebook e siti porno, e se anche l'ufficio gli impedisce di collegarsi a Internet s'inventa qualsiasi altra cosa pur di lavorare... tipo giocare col cellulare, usufruire del porno attraverso comuni riviste, dormire non visto sotto la scrivania o passare giornate intere imboscato da qualche parte a fumare. Come già detto, si accoppia solo con lo psicotico/a che fa tutto lui/lei, perché contribuire a una relazione - se devo essere sincero - è davvero troppo impegnativo.

Espressione tipica: rientriamo presto, vero? Domani non voglio dormire fino a tardi... perchè se sto troppo tempo a letto mi stanco.

Simone

12/06/09

Le categorie in cui sono suddivisibili gli esseri umani (prima parte).

C'è chi dice che le persone sono tutte uniche, diverse, originali, piene di caratteristiche che le rendono insomma degli individui speciali e pieni di fascino. La verità, invece, è che no: non è vero.

Avendo conosciuto almeno più di 10 o anche 12 persone in vita mia, posso assicurarvi che finita la novità, passato cioè quel momento in cui conoscere gente nuova è effettivamente un evento carico d'interesse, una volta che insomma ci ritroviamo a vedere e analizzare le persone per quello che realmente sono è evidente che non siamo poi tutti così diversi come ci immaginiamo.

Gli esseri umani fanno parte di 3-4 o al limite (fammi contare quante ne ho scritte...) 8 categorie caratteriali e comportamentali. Questo loro essere si riflette anche nei rapporti interpersonali e in quelli affettivi, e alla fine la differenza reale tra due individui appartenenti allo stesso gruppo non sta che in banali sottigliezze di carattere puramente estetico.

Ma non sarete così superficiali da giudicare una persona solo dall'aspetto, vero?

Le categorie degli esseri umani:

Il misantropo megalomane:
qualsiasi cosa dica o faccia, è sempre convinto che chi la pensa diversamente sia un idiota. In genere appartiene a qualche ideologia politica estrema (che però non fa che criticare) e trova che la democrazia sia un sistema inutile e superato, visto che la gente non fa che sfruttarla per esprimere insulse opinioni.

In genere resta single, perché non ritiene nessuno degno di mescolare i propri geni con i suoi. Può accoppiarsi con un lavoratore zelante, a patto che quest'ultimo passi talmente tanto tempo in ufficio da non farsi mai vedere.

Espressione tipica: non è questione di punti di vista: io ho ragione, e tu sei un idiota.

Quello che vorrebbe avere 20 anni di meno: in genere mente sull'età (se è una donna, quanti anni ha davvero non lo sa più nemmeno lei) si veste come un adolescente, si tinge i capelli e passa le serate in certi locali alla moda dove una birra e un po' d'insalata di riso costano 20 euro.

Il tizio che vorrebbe avere 20 anni di meno decide regolarmente di cambiare studi, casa, lavoro, moglie/marito e anche cittadinanza, ma poi posticipa sempre qualsiasi progetto perché ha paura che sia troppo presto. In genere resta single anche se vorrebbe fortemente sposarsi: il problema è che si sente ancora troppo giovane, e preferisce continuare la ricerca della persona giusta.

Espressione tipica:
una volta uscivamo tutte le sere, ma adesso tutti i miei amici sembrano dei vecchi... specie quelli che sono andati in pensione.

Quello che gli fa schifo tutto: se va al cinema, rompe l'anima a tutti criticando il film durante la proiezione. Se si parla di musica non esiste nulla che gli piaccia, a parte qualche gruppo assurdo che nomina sempre ma che in realtà non ascolta mai.

Molla tutti i libri a metà perché erano brutti, odia la televisione e la radio, quando va a cena fuori si lamenta per quello che ha mangiato o (se si mangiava bene) per il conto o (se si mangiava bene e costava poco... ma esiste un posto del genere?) per qualche cosa inutile come lo spessore dei sottobicchieri o il colore della carta da parati. In genere è single non tanto perché gli facciano schifo i rapporti di coppia (cosa che comunque corrisponde a realtà), ma perché non trova nessuno che lo sopporti. Se sta in coppia, è con un altro come lui a cui fa schifo tutto: invece di avere rapporti sessuali, raggiungono l'orgasmo facendo a gara a chi disprezza più cose.

Espressione tipica: quanto non sopporto la gente che si lamenta!

Il lavoratore zelante: è il classico tipo che il fine settimana esce di casa che già rompe le scatole che è troppo tardi: il giorno dopo (Domenica) deve andare in ufficio alle 7 per fare qualcosa di importantissimo che nessun altro ovviamente può fare al posto suo.

Il lavoratore zelante lavora più ore di qualsiasi altro lavoratore (non zelante) che conosciate, ma il suo sogno è trovare un posto che lo faccia lavorare ancora di più (tipo 05 - 24, fine settimana compresi) senza nemmeno pagargli lo straordinario. Il tempo libero (almeno quel poco che gli resta) ama passarlo raccontando a tutti i suoi amici di quanto è faticosa la sua professione, nella speranza che si sentano in colpa.

Si accoppia solo se trova qualcuno che non gli faccia assolutamente sottrarre tempo al lavoro, ma spesso resta single senza nemmeno rendersene conto.

Frase tipica: questa sera non esco, che la settimana prossima ho una riunione importante. O anche: non mi segno lo straordinario, perché non vorrei che pensassero che lavoro per i soldi.

Simone

09/06/09

Lo scrittore sotto esame e lo studente in ansia (o era il contrario?)

Solito consueto aggiornamento rapido rapido, che sono oberato da tutte le cose che devo fare (al punto da non combinare più niente, ma vabbé ^^).

Medicina: gli esami sono alle porte, anzi il primo l'ho già dato: Biochimica 1, di cui al momento non si sanno i risultati, ma era una prova intermedia non troppo importante. Questo per mettere le mani avanti nel caso sia andato male, ovviamente.

Poi il 15 ho lo scritto di Istologia/Embriologia, e anche se sto studiando come un matto sono piuttosto pessimista. Non è assolutamente un esame difficile, ma è lunghissimo (saranno 800 pagine) con un sacco di cose fondamentali da ricordarsi a memoria per poi scordarsele 10 minuti dopo aver dato l'orale.

Comunque vedremo. A Luglio invece c'è Biologia/Genetica. Qui sono più ottimista perché ho anche più tempo per prepararlo e una parte già l'ho superata. Se poi riesco a dare tutto vuol dire che ho sostenuto tutto il sostenibile del primo anno e posso spaparanzarmi... altrimenti c'è la sessione di Settembre.

In ogni caso, finiti gli esami vado in vacanza.

Scrittura:
il libro del blog, anche chiamato Io scrivo, non mi pare purtroppo che stia andando benissimo. Non so nemmeno se sta andando male, visto che le vendite si conoscono a mesi e mesi di distanza dall'uscita in libreria, però se fosse un best-seller a sorpresa credo che a questo punto me ne sarei accorto.

Invece sì ci sono un sacco di siti e di blogger amici che ne hanno parlato, però bo' non mi pare che tiri una gran bella aria visto (cosa che - ahimé - temo che valga un po' per tutti i libri che escono in questo periodo).

Vi ricordo che il 18 Giugno c'è la presentazione qui a Roma, presso la galleria VISTA Arte e Comunicazione, in Via Ostilia 41. Non mi aspetto di fare chissà che cosa, spero di incontrare qualche amico e con loro di parlare un po' del mio libro e magari farmi anche quattro risate, visto che Istologia (almeno lo scritto) sarà comunque passato e inizierò a sentirmi molto più leggero.

Generale: per il resto è un po' un periodo strano. Sarà che mi sono stressato con studio e lavoro, o che ho il terrore degli esami e ancor di più delle presentazioni. Comunque non vedo l'ora che passino le prossime 3-4 settimane e di mollare tutto per un po'. Magari è solo che arriva l'estate e si sentono un po' tutti così, anzi ne sono quasi convinto.

Comunque anche se parto il blog non lo mollo, per cui sarete sempre informati di tutto come da tradizione! ^^

Simone

06/06/09

I predatori del posto all'università perduta: la vera storia di quando facevamo le corse per prendere i posti a sedere all'università.

Ok, lo ammetto: che schifo di titolo. Però almeno così si capisce di cosa parla il post, e magari lo legge più gente.

Detto questo, la dura lotta per la conquista del posto a sedere all'interno di un'aula universitaria non appartiene al mio attuale presente di sfigato aspirante futuro medico, ma al mio presente passato di ancor più sfigato studente d'Ingegneria.

A Medicina, infatti, non c'è bisogno di prendere i posti: grazie al numero chiuso le aule sono quasi vuote, e se anche arrivi con mezz'ora di ritardo trovi ancora tutte le sedie libere che ti pare. Ci si potrebbe quasi chiedere perché questo benedetto numero chiuso non l'allarghino, visto che lo spazio in effetti ci sarebbe... ma per l'appunto ho detto quasi, per cui lasciamo stare.

A dirla tutta, dal secondo anno in poi anche a Ingegneria potevi sederti dove capitava, visto che eravamo una frazione del numero iniziale. Ma durante il primo anno no. Al primo anno d'Ingegneria, se non prendevi i posti dovevi sederti per terra, tra lo sporco, la polvere, i bacarozzi, i topi, i ragni e - cosa più orribile ancora - in mezzo agli altri studenti sfigati che magari si facevano la doccia una volta a settimana perché tanto sai chissene frega di apparire curati. In fin dei conti, a Ingegneria nemmeno ci sono le donne.

Ed eccovi il breve resonconto di una tipica giornata di quelle in cui prendere i posti toccava a me:

Tra le quattro e mezza e le 5 suona la sveglia, in tempo in tempo per prendere il primissimo autobus della mattina (o l'ultimo della notte precedente, visto l'orario). Verso le 5 e mezza di mattina, di fronte al cancello della facoltà c'è già un bel po' di gente. Alle 6 c'è una folla. Alle 6 e mezza, un tremito attraversa le giovani promesse dell'italico ingegno (per non ripetere sempre sfigati): la guardia giurata ha lasciato la sua guardiola all'interno dell'edificio, e viene ad aprire.

Aprire, però, non rende l'idea: immaginatevi questo poveretto bianco come uno straccio che si avvicina al cancello, mentre 100 studenti brutti e sudati iniziano a spingere tutti insieme come gli zombie di Resident Evil. La gente spinge così forte che mi sento sollevare, i miei piedi non toccano più terra.

La guardia giurata infila la chiave, fa scattare la serratura e poi salta dietro al muretto della recinzione come un marine in mezzo a una sparatoria, per evitare di essere travolto. Una volta il cancello ha ceduto un attimo prima che girasse la chiave, e nessuno sa bene che cosa sia successo. In ogni caso, il giorno dopo c'era una guardia nuova.

A quel punto, si parte: subito dopo il cancello c'è una curva a destra di 90° che porta a delle scalette in marmo pericolosissime, mentre l'ingresso dell'edificio è una porta a vetri rinforzata con barre d'acciaio. Inutili: una volta uno c'è andato a sbattere contro, e c'è passato attraverso lo stesso. Adesso credo che ci sia una targa col suo nome.

Un attimo prima di entrare nell'edificio, sento qualcuno che mi pesta un piede da dietro e mi aggancia la scarpa, sfilandomela. Ora mi fermo a raccoglierla - mi dico - non posso mica andarmene in giro scalzo! Ma c'è troppa gente che mi spinge da dietro, e fermarsi è veramente impossibile oltre che praticamente un mezzo suicidio. Insomma continuo a correre con una scarpa sola, conscio che tutti quanti mi avrebbero preso per il culo a vita, ma che almeno una vita per farmi prendere per il culo mi sarebbe rimasta.

Subito dopo l'ingresso c'è un corridoio bello lungo in cui si prende velocità, poi una curva a 180° attraverso le porte antincendio. Qualcuno fa scattare l'autochiusura, così chi stava indietro è fottuto. Ci precipitiamo giù per le scale che danno verso le nostre aule con la gente che si spintona, inciampa e cade di sotto. Per tutto il palazzo si sentono grida, urla, pianti e invocazioni.

Porta dell'aula, è l'ultimo sforzo: salto sulla prima fila libera che trovo e mi ci sdraio sopra, allungandomi più che posso così da conquistare fino all'ultimo centimetro utile di banco. Sono sei posti, proprio quelli che dovevo prendere. Ce l'ho fatta! Adesso potrò seguire la lezione di Analisi I, e potendo udire la voce del professore - forse - ci capirò anche qualcosa.

Piano piano arrivano anche gli ultimi. Qualcuno piagnucola, qualcun altro barcolla, e in mezzo ai banchi rimane qualche inquietante posto vuoto. Ma alla fine l'aula si riempie, e torna la calma. Lascio quaderni, fogli e oggetti vari a tenere i posti duramente conquistati, poi torno fuori a cercare la scarpa famosa che m'ero perso correndo.

Per fortuna è ancora lì per terra, per cui me l'infilo e inizio a riallacciarmela. Accanto a me, un ragazzo a cui hanno calpestato gli occhiali raccoglie le lenti ridotte in frantumi, mentre dal marciapiede, al di là del cancello, una persona che ha assistito a tutto mi guarda con aria sconvolta.

Ma voi siete matti - commenta, dal suo meraviglioso mondo reale in cui l'Analisi Matematica non esiste - voi siete completamente matti.

Simone

03/06/09

Gli sport rischiosi in cui la gente si fa male.

Avete mai fatto uno sport estremo? Intendo skate, salto con l'elastico (o bunjee jumping, se preferite) parapendio, prendere i posti all'università (questo magari lo approfondiremo tra qualche giorno) e cose del genere? Ottimo, anche lì ci si fa male e si rischia di rompersi qualcosa. Ma non sono queste le attività per così dire rischiose di cui voglio parlare adesso.

Quelli che ho in mente, invece, sono gli sport cosiddetti normali, che la gente fa in tutta calma e tranquillità ogni giorno, soltanto che poi si fanno malissimo o ci restano direttamente secchi sul colpo come si vede al TG o come si legge sui giornali.

Ecco allora una breve carrellata di sport normali e letali, che sicuramente farete anche voi senza mai nemmeno porvi il problema... a parte ovviamente nel momento in cui vi rompete qualcosa.

Equitazione: uno degli sport estivi più popolari (chi cavolo ce l'ha il cavallo per andarci tutto l'anno?) e anche uno dei più mortali.

Io in particolare da bambino ero un tenero cicciottello, e pesavo tipo centoventi kg: le prime lezioni di prova sono andate benissimo, ma poi il cavallo piccolo e buono per i ragazzini ha iniziato a riconoscermi, e quando mi sentiva arrivare scappava nascondersi sotto le macchine come fanno i gatti.

Alla fine mi hanno appioppato a una specie di mammuth nero ed enorme, tipo il cavallo di Kenshiro. Quando ci salivo sopra, quella specie di mostro faceva come se non esistessi e andava tranquillo a mangiarsi il fieno per i cavoli suoi con me sopra. Questa è stata un po' la mia salvezza, perché durante le stesse lezioni che ho passato a guardare il mio destriero che si nutriva (senza per lo meno uccidermi) sono avvenuti incidenti del tipo:

- Signore caduto sul filo spinato, con conseguenti lievi cicatrici profonde solo pochi centimetri: gli ambulanzieri mandati a soccorrerlo svenivano uno dopo l'altro, per cui credo che sia ancora lì.

- Bambina schiacciata dal cavallo che aveva deciso di togliersi la sella, con lei in groppa.

- Donna trascinata per settecento metri sopra una sassaiola col piede incastrato in una staffa, tipo film western. Quando è arrivato, il veterinario ha sparato a lei.

Calcetto: chi non ci ha mai giocato? Quando giocate a calcetto, è buona norma che qualcuno si faccia male. Ci sono medici famosi che hanno costruito una fortuna sul gioco del calcetto (o sulle sue conseguenze funeste). Io stesso che ci ho giocato 3 volte in vita mia mi sono beccato un'entrata di peso nello stinco e ho zoppicato per un anno, e qualche volta quando arriva la pioggia ancora mi fa male.

Vela/canoa/sport acquatici: io mi chiedo chi ha deciso per primo che andare in barca a vela era bello. Cioè, posso capire che adesso fanno la pubblicità, tu ci caschi e ormai sei fregato, ma una volta che ci trovavano?

Tra il sole che ustiona, la sabbia sul fondo dell'imbarcazione che ti graffia e poi ovviamente ti ci va l'acqua salata che brucia, il boma che fa avanti e indietro tipo ghigliottina e come ti sbagli (e tanto le prime volte ti sbagli perché t'insegnano male apposta per prenderti per il culo) ti arriva una tranvata che da lì in poi navighi accucciato tipo trincea della prima guerra mondiale. Comunque sì, vabbé: in un certo senso è molto bello.

Il windsurf è responsabile del maggior numero di dispersi in mare e mai più ritrovati, mentre con la canoa a due una volta che vi cappottate è impossibile tornare sopra perché il secondo farà sempre cadere in mare l'altro.

In casi come questo, l'unica è salire per primi e prendere a timonate il compagno finché non si arrende e torna indietro a nuoto (o almeno ci prova): in questo modo - in genere - almeno uno dei due si salva.

E dulcis in fundo, lo sport letale per eccellenza:

Lo sci: scordatevi scene alla Fantozzi (che comunque è alquanto verosimile) e sentite la realtà. Io quando vado a sciare sono (giustamente) terrorizzato, e mi metto a scendere piano piano facendo ampie, lente curve, nella speranza di non cadere in un fosso e di non aprirmi la testa su qualche lastra di ghiaccio, che poi prendo freddo al cervello.

Il fatto è che io davvero ho paura a fare diversamente e scendo piano piano, ma questo è il comportamento più pericoloso in assoluto! Quando vanno a sciare, la maggior parte delle persone devono andare giù il più veloce possibile, e ti sfrecciano a uovo a mezzo millimetro di distanza con l'attrito dell'aria che gli infiamma la tuta. Se fai le curve, rischi che ti mettano sotto e ti passino da parte a parte con gli sci, che tra l'altro essendo quotidianamente immersi nella sciolina vi trafiggono che è una bellezza.

Ma voi ce la vedete mai in palestra, a correre, a dieta o semplicemente a fare ginnastica tutta quella gente che poi intasa le piste da sci? Ovviamente la domanda è retorica: il fatto è che qualsiasi scemo che passa 11 mesi e 24 giorni l'anno seduto a guardare la TV poi pretende di montare sugli sci e precipitarsi giù per le nere coi teschi nel corso di una singola e unica settimana all'anno.

Risultato: avendo aiutato per un po' il soccorso piste (io stavo lì che mangiavo e quando partivano dicevo: mi dispiace, non so sciare) so che subito dopo pranzo, verso le 2, quando la neve si ammorbidisce un po' (l'ideale per svitarvi i legamenti delle ginocchia) è il momento in cui qualcuno si fa sempre male per forza. L'incidente sciistico non è una fatalità ma una ricorrenza, e tanto varrebbe che le ambulanze si mettessero direttamente a fondo pista a raccogliere le persone che rotolano giù senza nemmeno aspettare la chiamata in sede, che tanto perdi solo tempo.

A dire il vero, io metterei a fondo pista direttamente l'ospedale, con tanto di skilift che vi porta attraverso il reparto ortopedia e fin dentro alla sala operatoria.

E mi sa che adesso mi ruberanno l'idea ^^.

Simone

22/05/09

Male che vada, c'è sempre il bianchetto.

Scrivo alla redazione di un'importante casa editrice: salve. Vorrei regalare il mio libro a uno dei vostri autori, potete darmi un recapito o - semplicemente - farglielo avere voi?

In questi casi mi immagino una luce rossa che inizia a lampeggiare nell'ufficio dell'editore, con la gente che scappa da tutte le parti e una voce metallica che urla: allarme maniaco, allarme maniaco! La risposta - solerte e gentile - è una cosa del tipo: no, ma se vai a una presentazione magari può darsi che lo incontri (se non sei così stupido da non esserci arrivato da solo, aggiungo io).

In effetti non c'ero arrivato, ma rimedio subito e scopro che qui a Roma ce ne è una proprio domani, alle 20, al centro.

Che fare? Sinceramente, non mi sembra tutta questa gran buona idea presentarmi lì col libro, e fare la figura dello sfigato in mezzo al casino di persone che si accalcano per farsi firmare un autografo (le presentazioni dei libri sono così, no?). Poi alle 8 è presto, il centro di Roma sarà un cubo di auto accatastate e sto anche sotto esami. Però voglio regalarglielo... e allora?

Niente. Arrivano le 8 del giorno fatidico che io sto ancora a studio. Poi alle 9 faccio per tornare a casa, quand'ecco la decisione fulminea: ci vado!

Prendo l'auto, 20 minuti di smadonnamenti nel traffico ed eccomi lì... soltanto che non c'è più nessuno! Ma che volevi? Che quel poveraccio se ne stava lì per due ore di fila? E ok, sì: l'avrei voluto, ma invece no. Fa niente.

A questo punto, tanto vale farsi un giro in libreria. Provo ad affacciarmi, ma una persona all'ingresso mi blocca dicendo che è chiuso. Ma perché è chiuso se dentro vedo della gente? Mi chiedo. E la risposta è alquanto ovvia: eccolo lì, lo scrittore famoso! Chiacchiera con qualcuno, e tra un po' uscirà fuori. E allora, che faccio? Glielo do il libro?

All'improvviso, mi rendo conto che io sono tutto ciò che io stesso non vorrei mai incontrare, se in futuro diventassi davvero uno scrittore famoso. La galleria vuota, il rumore dei passi e io che sbuco fuori dal nulla: ciao, ti sono venuto a cercare per regalarti il mio libro. L'ho scritto pensando a te!

Magnifico.

Inizio a viaggiare con la fantasia: ciao, ti regalo il mio libro. Lui vede la copertina, e si mette a urlare che la pirateria è come uccidere gli scrittori, però peggio perché gli scrittori nemmeno muoiono davvero e restano lì a scrivere, e alla fine ci sono più scrittori che libri venduti ed è per questo che il mondo presto finirà.

Ancora: ciao, questo è il mio libro. L'editore ha scelto la copertina pensando che sì, cioè, vedi, no, insomma... pareva una buona idea ecco. E il tempo si ferma mentre tutti si scambiano sguardi pieni di raggelante imbarazzo. Poi lui prende e fa una capriola in avanti, ma non centra il materasso e si sbriciola tute le ossa sul marmo della galleria (ha pure un'età, a questo punto).

Insomma, diciamo la verità: non c'ho le palle di darglielo, il libro.

Strano come il rischio di fare una figuraccia con una persona mi inibisca più che stare qui a raccontarlo ai miei - a voler credere al contatore - ben 75 lettori. E sono anche sicuro che è simpatico, e non sarebbe nemmeno troppo terrorizzato di incontrarmi. E poi ha fatto un casino di gavetta anche lui, no? Andava in televisione alle 10 e mezza di sera, poverino: sai che sonno il giorno dopo?

Io sto ancora lì che faccio training autogeno per decidermi a fregarmene e farmi avanti, quando lo scrittore famoso monta su un taxi e se ne va. M'immagino un'ultima scena in stile Roma città aperta, con io che corro per strada in un affanno disperato, ma forse non è il caso di farla tanto melodrammatica: ho esitato troppo, e me la sono giocata male. Ma alla prossima presentazione giuro che glielo do, non farò ancora una volta la figura dello sfigato!

Ma sì, ci torno e lo faccio: vado su Internet a vedere, e la prossima presentazione a cui potrei partecipare è... a Milano?!

Ho capito: il libro purtroppo l'ho anche già autografato, per cui mi toccherà riciclarlo con qualcun altro che si chiama Giorgio (sperando che non mi chieda cosa volessi dire con una dedica del genere).

Male che vada, c'è sempre il bianchetto.

Simone

NOTA: grazie a Cyberluke per l'immagine, troppo più meglio di quelle che faccio io!

20/05/09

In mezzo al mare.

Lo scorso anno è stato un anno importante: ho iniziato Medicina, ho pubblicato il mio primo libro, e ho capito forse un pochino di alcune cose che andrebbero capite bene, che dopo tutto è meglio di niente.

Era un anno speciale anche per il numero, uno di quelli che si ricordano. Ma passata la soglia di Nostro Signore, mi sento un po' sperduto.

Ho troppi più anni di quanti riuscivo a immaginare quando ero ragazzino, e mi chiedevo: chissà dove sarò nel 2000? Ormai ho un'età in cui ci si aspetta che sei quello che sei, e non dovrebbe più esserci un cambiamento, una svolta, una maturazione. A 34 anni qualcuno ha già tirato i remi in barca, chiudendo baracca e burattini.

Ma io sento che adesso comincia qualcosa. Una vita diversa. Guardandomi intorno non trovo più la riva da dove sono partito, e l'arrivo - se mai ne esiste uno - è ancora troppo lontano perché lo possa vedere.

Sono in mezzo al mare, il viaggio vero comincia adesso.

E speriamo che tenga il bel tempo.

Simone

06/04/09

L'ufficio della burocrazia della morte, che vi fa perdere la vita e venire un'ulcera.

Io sono un criminale assetato di malvagità e raggiri. O meglio: lo sono fino a prova contraria, visto che ogni volta che mi trovo a interagire con un ufficio pubblico devo produrre ettolitri di carte e certificati in triplice firma per ottemprerare a ingiustificate magagne burocratiche.

Non ci credete? Sì che ci credete, visto che capita anche a voi... ma ecco qualche esempio che vi farà girare le palle solo a leggerlo raccontato, per cui figuratevi quanto sono girate a me che li ho vissuti per davvero.

Ufficio protocollo dell'ente X (non metto i nomi per ovvi motivi, però diciamo che in questo caso la X non si discosta molto dal nome vero): nell'ufficio dove collaboro io ci siamo persi una lettera (nel senso che non si sa nemmeno se è arrivata oppure no) per cui mi reco per l'appunto all'ufficio protocollo in cerca di qualche traccia del documento smarrito originale.

Mi trovo davanti a un'impiegata di 128 anni: andrà in pensione dopo che avrà finito di smistare 60 anni di lettere dell'ente X tutte da sola... per cui probabilmente non ci andrà mai.

«Ci siamo persi una lettera» gli dico, con tono credo gentile. «Può cercare sul protocollo se e quando è arrivata?»

Quella lì strabuzza gli occhi come se gli avessi chiesto di compiere un atto contro natura, tipo lavare la macchina quando piove.

«Ma non è possibile! Per trovarla bisognerebbe guardare tutto il protocollo

Be', in un certo senso è proprio così... ma l'arte di protocollare la posta in entrata non dovrebbe servire proprio a queste cose? Cioè, questa tizia si è mai chiesta, negli ultimi 60 anni, a cosa servisse il suo lavoro?

Però io non mi perdo d'animo. In fin dei conti, adoro fare il lavoro degli altri quando questi mi maltrattano. Per cui sorrido e mi faccio avanti.

«Non fa niente! Mi metto io a cercare sui vecchi registri. Che problema c'è?»

«Ma sta scherzando?!» altro che lavare la macchina: adesso pare che gli abbia chiesto di fare sesso con me (possibile che tutte le donne reagiscano allo stesso modo?) «Solo IO posso TOCCARE il registro del protocollo. Nessun altro è autorizzato!»

Ok: solo io posso farlo, però non lo faccio. Fine della storia.

E la lettera non fu trovata mai più.

Ufficio pubblico di quelli tipo acqua/gas/elettricità e cose del genere:

Arrivo tutto contento, come del resto sono sempre contento quando mi sveglio alle 7 di mattina per andare a fare la fila a qualche sportello.

Prendo un numeretto e inizio ad aspettare, ma visto che un amico che deve portare parte degli incartamenti sta tardando, dopo un po' torno al bancone dell'accettazione.

«Posso avere un altro numeretto?» chiedo alla ragazza che lavora lì (tra l'altro, il suo impiego consiste nello schiacciare il tasto e darti il tagliandino numerato che viene fuori).

Ovviamente, lei pensa subito che sia pazzo.

«Che deve farsene di due numeretti? Uno già ce l'ha!»

«Il fatto è che la persona che aspetto è in ritardo, e stanno per chiamare il mio numero. Se ne prendo subito un secondo, poi devo aspettare di meno nel caso che finisca con il perdere il turno».

Ok, ammetto che la mia spiegazione non è stata forse così chiara, però giuro di essere stato gentile e tranquillo. Almeno credo.

La simpatica signorina, però, è esasperata.

«Poi li spreca tutti e due! (Come darle torto? Lei poverina dà i numeretti, e la gente li butta via). Ma se proprio ne vuole un altro a tutti i costi, allora se lo prenda!»

Ovviamente queste cose le dice come se stesse parlando con un pazzo esaurito fuori di testa che vive in un tombino e si nutre mangiando tagliandini numerati. Che poi in effetti non hanno un cattivo sapore... ma andiamo avanti: finalmente sono arrivate le carte che mancavano, ed è giunto anche il mio turno.

«Ci arriva una bolletta con un'intestazione errata» spiego, poggiando sul banco un plico di fogli firmati e controfirmati e timbrati e inceralaccati col sangue di 3 umani diversi e due gatti. «Vorrei darvi l'intestazione corretta, per cui come mi è stato richiesto ho portato, nell'ordine: domanda in carta bollata, documento mio, documento del proprietario, delega, stralcio catastale, dichiarazione di nulla mutato, certificato di prevenzione incendi, legge 10/91, iscrizione alla camera di commercio della ditta dell'ascensore, analisi del sangue e delle urine del proprietario e di tutti gli inquilini, dichiarazioni dei redditi degli ultimi 2 anni del tizio che abita di fronte, certificato di battesimo e - infine - prova di fertilità sotto stress (quest'ultima non è tanto spiacevole, a dire il vero)».

Il tizio annuisce. Guarda tutti i fogli, e dalla sua espressione delusa pare che sia davvero tutto a posto. Poi, finalmente, s'illumina.

«L'edificio si trova in una strada che ha cambiato nome dopo la Seconda Guerra Mondiale (ci credo, è stata rasa al suolo dai bombardamenti!). Per questo motivo deve portarci una dichiarazione giurata del proprietario con conseguente nuova delega, copia del documento suo e di lui, firma in triplice copia e pagina di letterine con tante A, che da come scrive vedo che non le sa fare bene».

A quel punto non so cosa mi sia preso. Cioè, pare strano, inumano o anche assurdo, ma ero effettivamente un tantinello contrariato.

«Guardi che sono io che devo pagare voi» dico, col tono amabile di uno che sta per sgozzare degli innocenti. «Ma credete che m'inventi un casino del genere per pagare la bolletta di un altro? Se ogni volta che uno deve dare dei soldi a me gli rompessi il cazzo a questo modo, a quest'ora sarei morto di fame!»

E ok: ammetto di avere esagerato, turbando il gentile animo del poveruomo che si trovava davanti a me, sgomento e basito dalla mia reazione d'inumana ferocia.

Ha fatto benissimo a mandarmi a quel paese, chiudendomi lo sportello in faccia.

Simone

20/03/09

La vita e il casino.

Il mio nipotino di un po' meno di due anni, ha scoperto un nuovo gioco.

Si tratta di un affare chiamato mischia carte automatico: metti le carte in due scompartimenti laterali, premi un tasto che sta in basso e due rotelline di plastica raccolgono le carte e le lasciano in un'apertura che si apre sul davanti.

È forse uno degli oggetti più inutili che abbia mai posseduto (ma non è detto: ricordate il post sulle cose inutili che mi riempiono la casa?) ma come giocattolo è perfetto. Puoi mettere le carte ai lati e riprenderle dal cassettino (cosa che in effetti rispecchia l'uso per cui l'oggetto è stato ideato) puoi mettere le carte nel cassettino e spingerle e piegarle fino a farle riuscire sui lati, e ancora puoi inventarti un sacco di altri giochi che il progettista iniziale non avrebbe nemmeno potuto immaginare.

Il fatto è che nel cassettino dove finiscono le carte c'è anche una specie di contenitore trasparente: l'idea è che il mazzo si riassembli lì dentro, così da poterlo estrarre tutto bello ordinato e senza smontarlo. La prima cosa che ha fatto mio nipote, però, è stata di prendere il contenitore e di buttarlo da una parte, lasciando che le carte si sparpagliassero ovunque.

Chissà perché, invece, qualcosa dentro la mia testa vorrebbe che le carte restassero sempre impilate... e ovviamente tutte dallo stesso verso: guai se ci fosse una regina dal dorso sopra a un fante messo dall'altro lato! Sarebbe uno scandalo per tutti i fiori picche quadri e cuori quanti sono, e la reputazione dell'intero mazzo ne verrebbe rovinata.

«Zio te l'ha rimesso a posto» dico, porgendo le carte ben ordinate a mio nipote.

Lui però prende il mazzo con poca grazia, lo sbatte per terra e poi con quella manina che pare un francobollo spalma le carte su tutto il pavimento.

E vabbe': ripetiamo tutto da capo. Le carte vengono mischiate e riunite nel cassettino, io le sistemo e le passo al nipotino, e lui di nuovo le sparpaglia da tutte le parti, come se l'ordine fosse un errore. La cosa succede... non so, altre sette o otto volte (sono un po' lento, mi sa) ma alla fine ci arrivo: a lui l'ordine piace poco, e preferisce di gran lunga il casino.

Mi chiedo come faccia un bimbo così piccolo ad avere dei gusti tanto definiti, al punto di riconoscere e modificare una cosa che gli sembra fuori posto, e la risposta - stranamente - arriva subito: è nato da talmente poco che non siamo ancora riusciti a fregarlo, a farlo pensare come un adulto. Il casino gli sembra semplicemente la condizione più naturale in cui devono trovarsi le cose.

In fondo, è lo stesso concetto che usa la natura quando mischia, rimischia e alla fine sparpaglia le varie caratteristiche genetiche di ogni essere che deve nascere, sperando che ne venga fuori qualcosa di buono. Forse è anche lo stesso motivo per cui ogni assolutismo, ogni legge ingiusta, ogni obbligo e ogni omologazione finiscono sempre per sparire.

La vita si auto-genera mettendo ordine in sistemi termodinamici che altrimenti si estinguerebbero (l'ho veramente tagliata con l'accetta, questa). Però nel suo ordine cerca comunque la varietà, un elemento di indeterminatezza su cui far leva per fregare tutti ancora una volta, e continuare a esistere.

Mi scuoto dalle mie elucubrazioni assurde: mio nipote ha scoperto che sparpagliare le carte non è più tanto divertente, e adesso è concentratissimo nel posizionarle una sopra all'altra nel cassetto del mischia carte automatico. L'esatto contrario di quello che stava facendo prima.

Che fregatura: per un attimo credevo di aver capito qualcosa della vita o - per lo meno - di mio nipote...

E invece entrambi mi hanno fregato di nuovo.

Simone