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20/07/09

Le ragazze che mi piacciono e me.

Allora, premettiamo che io non sono una persona normale: a me piacciono le donne alte, formose e - diciamo - ben definite, mentre le ragazze di oggi sembrano volersi trasformare nella controfigura femminile di Skeletor, soltanto senza nemmeno i muscoli blu. Passano la vita a schifare qualsiasi forma di cibo proteico per rimanere piccoline, e come ingrassano mezzo etto corrono in palestra dove fanno esclusivamente glutei e addominali: gli altri esercizi no - dicono - perché poi mi vengono le gambone.

Va bene, insomma: questo per dire che non capita poi così spesso che una ragazza mi piaccia sufficientemente tanto da indurmi a - non so - volerle strappare i vestiti di dosso (ovviamente in forma di esperienza consensuale e, nel caso, ben retribuita). Il guaio, poi, è che quando capita si presentano inevitabilmente una, parte di, o tutte le seguenti infelici situazioni, destinate a porre prematuramente fine al nostro rapporto.

E insomma, vediamole insieme:


- Se una ragazza è bella, attraente, interessante, intelligente, simpatica, non rompicoglioni e con meno di 30 anni (ma ormai vanno bene anche quelle con meno di 40) inevitabilmente è anche già fidanzata. In effetti, quasi tutte le ragazze sono quasi sempre inevitabilmente fidanzate, mentre i maschi sono quasi sempre single: evidentemente, c'è un tizio solo che se le tromba tutte, e a noialtri sfigati tocca cercare di aggredirle nell'intervallo di tempo tra un fidanzamento e l'altro.

- Quasi inevitabilmente, se mi piace ed è single, la ragazza in questione nemmeno mi rivolge la parola. Anche se è strano, perché io sono bello, ricco, intelligente, ho (quasi) due lauree, ho scritto e pubblicato almeno un libro, sono simpatico, gentile, educato, superdotato... e pensate che e ho addirittura un blog!

- Se mi piace, è single e addirittura mi parla, quasi molto spesso dopo aver scambiato due chiacchiere si volta da un'altra parte e non mi si fila più nemmeno per finta. Ma che avrò detto di male, a parte fissargli incessantemente le tette?

- Se mi piace e tutte le cose appena avvenute sopra non si sono verificate, in genere la tizia in questione era in realtà un uomo.

- Se invece sembra tutto a posto e nemmeno è un uomo, la ragazza che ho conosciuto e mi piaceva si rivela essere una tremenda rompicoglioni, e la mia irrefrenabile libido si sgretola sotto i colpi di un qualche suo intollerabile monologo. Tipo: lo sai che voi uomini siete TUTTI bla bla bla (luogo comune sugli uomini stronzi) e noi donne bla bla bla bla (luogo comune sulle donne povere vittime degli uomini stronzi)?

Anche se poi, generalmente, è tutto vero.

- Caso finale e - ahimé - sempre più frequente a mano a mano che passano gli anni: la donna in questione sembra interessante nonché sopportabile... ma si rivela essere una di quelle che come ti mostri appena vagamente interessato (sempre quella storia di fissargli le tette) ti si accollano e non te le togli mai più dalle scatole.

Cioè, l'idea è sì quella di vivere insieme tutta la vita e tutte quelle altre storie angoscianti e drammatiche, ma non è che il giorno dopo che ci siamo conosciuti può andar bene che:

T'incazzi se non ti telefono.

Mi mandi quarantotto messaggi a cui se non rispondo ti offendi.

Mi dici che prima non riuscivi a dormire, ma poi però ti sei addormentata e mi hai sognato e allora poi ti sei svegliata e dovevi assolutamente chiamarmi.

Vieni sul blog, ti leggi tutti i miei ebook e (oh Madonna!) ne scrivi anche una critica con finali alternativi.

Io manco so come ti chiami e tu te la prendi se ho fatto una qualsiasi cosa senza dirtelo: come, hai lavato la macchina e non mi hai chiamata?!

Mi telefoni a casa, e vorrei sapere chi cazzo ti ha dato il numero.

La prima volta che usciamo io e te da soli, invece che finalmente trombare e non rispondermi più al telefono (come sogna ogni uomo) mi domandi: ma tu vorresti sposarti in Chiesa, o preferisci il matrimonio Civile? Per me va bene tutto quello che decidi tu...

In fin dei conti, sento di essermi già innamorata.

Simone

07/07/09

Vita da single: l'aperitivo nel posto trendissimo dove ci vanno tutti, e allora pure io.

Tipica giornata infrasettimanale da single trentenne: università (ok, io sono un trentenne un po' atipico) ufficio, studio, lavoro, spostamenti vari... e alle sette squilla il telefono:

«Aho!» mi comunica qualche amico. «Stasera aperitivo in un locale in un punto di Roma diametralmente opposto a dove ti trovi adesso (certe volte credo che mi abbiano installato qualche localizzatore, e che lo facciano apposta). Vieni

Oddio! Sono le 7, devo ancora fare la spesa, poi vorrei darmi una lavata, e poi che palle sempre 'sti posti lontani in culo che ci metterò un'ora solo ad arrivare... ma chi c'ha voglia?! Questo ovviamente lo stavo pensando, perché poi rispondo:

«Uhm, sì, uh... vabbe'. Se beccamo là».

E lo so: se non mi andava, potevo anche dirlo. Ma per decidere di fare qualcos'altro che non fanno necessariamente tutti ci vuole sicurezza e spirito d'iniziativa, mentre io preferisco subire passivamente per poi lamentarmi in inutili monologhi letterari come questo. In fin dei conti, sta quasi diventando un lavoro.

Insomma prendo e parto. Ad arrivare non ci vuole tanto: una mezzora (che appunto per essere Roma è poco). Altra mezz'ora - stavolta con l'apostrofo - per parcheggiare, quindici minuti per arrivare a piedi al posto dell'appuntamento (ma che pretendevate, che parcheggiassi anche vicino?) e poi finalmente ho l'onore di poter aspettare i ritardatari davanti al locale.

Ma perché la gente deve darti appuntamento a una data ora, per poi arrivare almeno un'ora dopo? E perché cavolo io sono così coglione che continuo invece ad arrivare sempre puntuale? (Per dovere di cronaca, devo ammettere che non è vero: ormai arrivo sempre almeno 40 minuti dopo qualsiasi orario prestabilito... così poi rimango ad aspettarne solo 20).

Una volta che finalmente arrivano tutti iniziano saluti, baci e abbracci di rito. Per fingere di non essere più interessato a placare la fame tremenda che mi sta divorando piuttosto che alla compagnia simulo una specie di conversazione, buttando lì un po' di come va', come stai, che combini, hai visto che figa che è appena passata? Ma non appena gli altri si distraggono un istante sparisco come un ninja all'interno della calca che circonda il tavolo delle vettovaglie.

Inizia una sorta di battaglia per la sopravvivenza, un misto tra una scena di 300 e un pogo scatenato da concerto metal. Qualche calcio, uno spintone e un paio di prese al collo più tardi sono davanti alla roba da mangiare. Rastrello qualcosa spazzando i vari vassoi con una mano, dopo di che altri due o tre abbozzi di rissa e sono fuori. Ansimo vistosamente e sanguino un po' dal naso, ma sono fiero e contento mentre mi accingo a controllare che cosa ho rimediato:

- Mucchietto di una roba tipo semolino, o kuss kuss o quello che è: comunque sia sono delle palline di pane che non sanno d'un cazzo in cui sono state mescolate le versioni dimostrative di alcune spezie, o semplicemente gli avanzi dell'aperitivo del giorno prima. Evidentemente, gli spaghetti non sono più trendy e se li mangi pensano tutti che sei uno sfigato.

- Due ali di pollo (di cui una a metà) cotte non si sa come e con sopra non si sa cosa.

- Un wurstel lungo 3 cm.

- Qualche quadrettino di focaccia, per un totale di 12 centimetri quadrati di pizza bianca. Questi sono la cosa migliore, e infatti la gente pur di non lasciarli agli altri se li infila nelle tasche della giacca e dei pantaloni, e finiscono in pochi istanti dall'arrivo sul tavolo.

- Tartina di rustico surgelato e riscaldato al microonde (che per la mia dieta tipica è giudicato un piatto eccellente) con dentro un gamberetto di 3 millimetri avvolto in una fogliolina d'insalata. In compenso, c'è tanta di quella salsa rosa che credo che il gambero sia ancora vivo.

- Un cracker del Mulino Bianco con un'oliva poggiata sopra: mi sa che stasera, allo chef, non gl'andava proprio de' fa' un cazzo.

Ingurgito tutto il mio bottino in pochi secondi, guardando di storto i miei amici che minacciano di fregarmi il wurstel che mangio per ultimo, assaporandolo come una prelibatezza degna di orgasmi multipli. Adesso ho sete e vorrei usare il bigliettino per la consumazione, ma ho paura che se mi attardo a bere poi gli altri si mangeranno tutto. Alla fine decido di rischiare, prendendo una birra; faccio per addentrarmi nel muro di gente in coda davanti al bar, quando un tremito agita la folla.

«La pizza con la mozzarella!» grida qualcuno, con la stessa enfasi con cui il mozzo di Colombo avrà gridato "terra, terra!" nell'avvistare l'America. Visto il posto dove erano arrivati - però - più che la pizza avrebbero dovuto aspettarsi un Mc Donald.

E vabbe': la serata prosegue così per un altro paio d'ore. Poi inizia a farsi tardi, la gente torna lentamente a casa, e soprattutto non arriva più nient'altro da mangiare per cui - almeno per quanto mi riguarda - è inutile trattenersi oltre.

Insomma saluto tutti. Riprendo la macchina, e come spesso accade in queste serate appena tornato a casa mi faccio un panino. Tante volte poi me lo mangio in piedi, con le cuffie sparate a palla nelle orecchie e andando di proposito a sbattere in giro per la stanza.

In fin dei conti, è un modo come un altro per prolungare ancora un po' la serata.

Simone

13/05/09

Stasera piove.

Saranno le 10 e mezza di un lunedì sera.

Fuori fa un tempo da schifo. Non ho sentito nessuno, in giro non c'è niente di organizzato e tra l'altro domani devo anche alzarmi presto. Questa sera, insomma, si resta a casa.

Prendo una birra dal frigo. Poi mi butto sul divano a guardare la replica di qualche programma che dovrebbe far ridere, ma che in genere mi dà solo sui nervi. Tanto non è che ci sia altro da vedere, di scrivere non mi va e bisogna solo far passare un paio d'ore prima di andare a dormire.

Me ne sto con le gambe stese e la testa su un cuscino, e per un attimo mi pare quasi di osservarmi da lontano e di vedermi per come sono in realtà. Tante volte credo di essere ancora un ragazzino, e invece questa volta mi sembro più grande. Ho passato i trent'anni da un bel po', ormai. E sono un uomo adulto già da un bel pezzo.

Osservo la mia casa. Non è molto grande, ma all'improvviso mi manca qualcosa: di colpo, ho la sensazione di trovarmi in una stanza vuota. Che poi la stanza era vuota anche prima, solo che adesso ci faccio più caso.

La verità è che non mi è mai piaciuto molto stare solo. Di sicuro non la sera, e non per lungo tempo. La compagnia, quando non ce l'ho, mi manca sempre. Ma per la prima volta credo da quando sono nato avverto una mancanza più profonda. Penso ai miei genitori. A mio fratello e a mio nipote. Mi chiedo come sarebbe la stessa stanza con una donna che guarda la televisione accanto a me, e un bambino piccolo che mi dorme in braccio.

M'immagino la famiglia che avrei potuto avere, ma che non ho mai cercato. La famiglia che un giorno - forse - avrò davvero, ma che adesso già mi manca.

Finisco la birra. Poi mi affaccio alla finestra e fumo una sigaretta, guardando la notte.

Stasera piove. E single è solo una bella parola, per definire un uomo solo.

Simone

03/04/09

Vita da single: come svegliarsi da soli la mattina presto.

Vi ricordavate che bello, quando vivevate con i vostri genitori? A qualsiasi ora foste andati a dormire la notte precedente, c'era sempre qualcuno che vi svegliava e vi aiutava ad alzarvi, magari portandovi cappuccino e brioche o semplicemente buttandovi giù dal letto a calci.

Adesso invece vivete da soli, e quello della sveglia è un problema grave come quello delle pulizie e molto peggio di quello del mangiare: in fin dei conti, abbiamo una sorta di meccanismo interno che ci spinge a nutrirci prima di subire le letali conseguenze dell'inedia (sarebbe un modo da pessimo scrittore per descrivere la fame) mentre il mio orologio biologico è settato per le 11:20, quando ormai tutto i miei impegni sono andati a puttane e posso anche continuare a dormire fino al giorno seguente.

E invece no: siamo qui per cambiare le cose, migliorare noi stessi e diventare quasi indipendenti, per cui eccovi i mie consigli su...

Come alzarsi dal letto la mattina:

Comprate una sveglia: lo so che era meglio vostra mamma che vi si sedeva accanto dicendo: povero piccolo amore mio, che oggi deve alzarsi presto presto! ma i bei tempi sono finiti. Le sveglie sono degli oggetti a forma di orologio, solo che a un certo punto iniziano a fare un casino infernale e - almeno in linea teorica - vi costringono ad alzarvi. Il perché della via teorica lo approfondiremo tra un istante, ma chiariamo prima una cosa:

Ci sono sveglie elettroniche e sveglie meccaniche. Quelle meccaniche fanno un rumore intollerabile anche quando dovrebbero lasciarvi dormire (una sorta di TAC TAC che rimbomberà per la stanza da letto tenendovi svegli). Quelle elettroniche non fanno rumori molesti, però vivrete nell'ansia continua che si scarichino le pile proprio durante la notte prima dell'appuntamento più importante della vostra vita. A voi la scelta.

Comprate una seconda sveglia: tanto la prima non la sentirete, oppure la spegnerete nel sonno. Due o più sveglie sono molto più efficaci, ne avete quasi sicuramente una anche dentro al cellulare, e se si scaricano tutte le batterie contemporaneamente siete veramente sfigati.

Svegliatevi per davvero: io in genere guardo la sveglia, tolgo l'allarme e mi rimetto giù pensando: solo altri 5 minuti. Poi, regolarmente, dormo altre 3 ore.

L'opzione snooze serve proprio a questo (anche se in genere disattivo anche quella ad occhi chiusi) e diverse suonerie posizionate in vari punti della stanza vi costringeranno ad alzarvi per davvero, almeno per spegnerle tutte. La prima sveglia però va sempre vicino al letto, perché altrimenti non la sentirete mai!

Lasciate le serrande alzate: così sarà il Sole a svegliarvi. Durante l'ora legale, purtroppo, dovrete rivedere tutti i vostri orari.

Portatevi qualcuna (o qualcuno, se preferite) a letto: e dopo esservi infilati sotto le coperte ditegli: allora, io domani devo alzarmi presto. Tu cerca di non fare casino, e alle sette svegliami. Anzi, no: facciamo alle sette e un quarto.

Chiedete a vostra mamma di svegliarvi: non serve che viviate nello stesso appartamento! Può benissimo farvi una telefonata... o, ancora meglio, può citofonarvi portandovi così anche la colazione e il cestino con il pranzo (per la cena - come già detto in precedenza - siete voi che andate da lei).

E, se proprio tutto dovesse fallire, trovatevi degli impegni che iniziano tardi: voglio dire, chi arriverebbe mai in ritardo all'università, al lavoro o in qualsiasi altro posto, se le cose iniziassero dopo le 11 e 30? Il problema è che il mondo gira al contrario, e ti mettono le cose faticose e di cui non ti frega niente la mattina prestissimo, mentre le cose interessanti si fanno sempre di notte, quando ormai ti si chiudono gli occhi per la stanchezza...

Se le cose fossero organizzate al contrario, invece, non sarebbe deprimente dover studiare quando fuori è una bella giornata (visto che tanto è notte, e il sole non c'è comunque!). Gli straordinari vi farebbero uscire più presto, la gente metterebbe la sveglia un'ora prima per vedere le pubblicità erotiche e io mi alzerei prima dell'alba solo per aggiornare il blog.

Anche se poi, conoscendomi, tornerei sicuramente a dormire.

Simone

27/02/09

Vita da single: tutta la robaccia inutile che vi riempie la casa (o che per lo meno riempie la mia).

Ricordo ancora perfettamente quando, da giovane, vivevo ancora con i miei (fino all'anno scorso, insomma ^^):

«E adesso dove cavolo lo metto io st'attrezzo?!» sbraitava mia madre, ogni volta che mi azzardavo a rientrare a casa con un qualsiasi oggetto da lei ritenuto eccessivamente ingombrante (definizione valida anche per una semplice scheda telefonica spessa 2 millimetri).

Adesso invece me ne vivo da me medesimo, e quando compro stronzate senza minimamente ragionare su quello che sto facendo me le posso portare a casa con la medesima tranquillità di avere buttato i miei soldi, ma con la nuova certezza che - per lo meno - nessuno me le tirerà dietro.

Eccovi allora una breve lista di tutte le cose che - finalmente libero di esprimere la mia passione per accumulare robaccia - ho collezionato nell'arco di questi pochi mesi. E se anche voi vivete per conto vostro immagino che sto per fare una descrizione del vostro arredamento, ma vabbe':

La robaccia inutile che mi riempie la casa.

Tutti gli accessori del Wii: il volante, la pistola, il fucile, il tappetino per ballare (vedeste quanto sono sexy quando lo uso!) la pedana per fare ginnastica, il microfono, la chitarra e - ovviamente - il secondo pad per fare i doppi. E questo mi dà l'occasione per qualche sotto-riflessione a catena:

- Quando vado al negozio e chiedo: avete il nunchuku per il pad della wii mi rendo conto che i miei sono i 33 anni peggio spesi nella storia dell'umanità... tolto giusto il commesso che di anni ne ha 40, compra più giochetti di me e non si pone nemmeno il problema.

- Ma voi ce le vedete davvero Nicole Kidman e la Giuliana che giocano a Mario Kart sul divano? Assolutamente impossibile: io scommetto che c'hanno la Play 3.

- Se ho vissuto coi miei fino a questa età - evidentemente - c'era un motivo.

L'xbox 360: questo l'ho avuto dando indietro i vecchi giochi che riempivano mezzo salotto. Per cui, in un certo senso, è stato come liberare spazio.

Il televisore a cui collegare tutto: il problema non è la TV in sé, che tra l'altro non è affatto grande, quanto i chilometri di cavi che passano per tutta casa.

Due pupazzi simil-indiani comprati dal venditore senegalese per strada: insieme a questi ho comprato anche un quadro, perché così mi faceva lo sconto. Che genio degli affari, che sono!

Un tavolino dell'Ikea, brutto e ingombrante:
mi serve per buttarci sopra i vestiti quando sono indeciso se lavarli o se indossarli un'altra volta. Quelli sporchi, in genere, stanno sul pavimento.

Vasi di plastica e fiori finti dei negozietti cinesi: presi per abbellire l'ambiente, e successivamente buttati da una parte (sempre per abbellire l'ambiente).

Una pianta vera, di quelle che dovrebbero fare i fiori:
ha iniziato ad appassire 2 giorni dopo essere entrata in casa mia, e da allora sta ancora agonizzando. Qualcuno mi ha detto che le piante hanno bisogno d'acqua e tante altre cose... eppure gli ho lasciato 50 euro per comprarsi quello che vuole, ma stanno ancora lì sotto al portavaso.

Set di 6 tappeti: li ho presi in offerta in un negozio che liquidava tutto perché stava per chiudere (chiude ogni tre mesi, poverino!) Adesso il pavimento è quasi interamente rivestito da uno strato di tappeto che inghiotte tutto quello che ci cade sopra, e posso smettere per sempre di pulire per terra.

Il cellulare, il lettore MP3, il lettore di ebook, la macchina fotografica, il Game Boy, il computer portatile e non so che altro stramaledetto attrezzo digitale: il problema non sono tanto gli oggetti in sé, ma i caricabatterie che non so più dove mettere.

Un po' di libri fotografici colti: per fare colpo sui miei amici intellettuali, quando vengono a trovarmi.

Un po' di libri fotografici pieni di culi e tette: per fare colpo sui miei amici meno intellettuali, quando vengono a trovarmi.

Un po' di riviste porno: per quando non viene a trovarmi nessuno.

Apribottiglie di design, fatto da qualche architetto: funziona peggio di un qualunque apribottiglie normale, e ne occupa cento volte lo spazio.

Tappabottiglie con dispositivo-anti-goccia: a casa mia una bottiglia di vino non è mai avanzata, e tanto anche se il vino gocciola nessuno deve pulire.

Padella per la carne con scanalature per il grasso: il guaio è che poi ho scoperto che andava lavata.

Grattugia parmigiano elettrico: di cui basta solo il nome per definirne l'inutilità.

Accendino a forma di rana: quando premi la levetta illumina gli occhi e gracida... peccato solo che la fiamma non si accenda.

Alberello in miniatura, presepe, un pandoro e torroni vari: che fretta avete di rimettere a posto le cose? E male che vada, il Natale tornerà anche quest'anno.

E poi, ultimo ma non ultimo...

Scaffale pieno di romanzi: che sarebbe anche una cosa normale, se per metà non fossero libri scritti da me. In ogni caso li ho letti tutti, e alcuni non sono neanche malaccio...

A parte quello su Atlantide, che in effetti faceva cagare.

Simone