31/10/08

Le persone che hanno (quasi) cambiato il mondo: Frank Henry Netter, medico e artista.

Scommetto quello che volete che, se non avete una laurea in una qualunque disciplina medico-sanitaria, non avete mai sentito nominare questa persona in vita vostra.

Eppure, se qualcuno vi ha rimesso a posto il tunnel carpale che vi siete sbriciolati a forza di cliccare su chissà cosa su Internet, o se riuscite nuovamente a camminare dopo l'incidente che vi ha atomizzato l'articolazione del ginocchio, probabilmente dovete ringraziare anche questa persona.

È quasi certo, infatti, che il chirurgo che vi ha aperti e (se leggete questo post) richiusi con successo abbia studiato sulle tavole anatomiche disegnate da questa persona.

Biografia molto ridotta:

Nato a New York il 25 Aprile 1906, Frank Netter si appassionò fin da giovane all'arte e al disegno. Dopo essersi diplomato in un'importante accademia nazionale (ovviamente Americana) e dopo aver iniziato già con successo una carriera da illustratore, la famiglia del dottor Netter lo convinse a intraprendere gli studi di Medicina, visto che fare l'artista non era poi una cosa che stava tanto bene.

Divenuto dottore, Frank si ritrovò a fare il medico nel bel mezzo della recessione, e si rese presto conto di una realtà del resto estremamente evidente anche ai giorni nostri: dopo esserti fatto un mazzo così all'università, magari ti ritrovi a guadagnare due soldi o addirittura a essere disoccupato.

La necessità di dover pagare affitto e, di tanto in tanto, anche qualche pasto, portò il dottor Netter a riprendere la sua attività di disegnatore, illustrando i prodotti di alcune industrie farmaceutiche. Il successo di queste illustrazioni spinse il dottor Netter a realizzarne molte altre, al punto che continuò a disegnare praticamente fino alla morte, avvenuta nel 1991.

Come ha cambiato il mondo:

Grazie alla fusione di passione per il disegno e conoscenze in ambito medico, Frank Netter realizzò migliaia di tavole anatomiche che illustrano il corpo umano fin nei suoi microscopici dettagli.

Se mai supererò l'esame di anatomia, lo dovrò grazie all'Atlante realizzato da questo medico e dai suoi disegni in cui si riesce addirittura a raccapezzare qualcosa in mezzo all'orrendo groviglio di muscoli, nervi, vene, legamenti, ossa e tendini che compongono il corpo umano.

E lo stesso vale per tantissimi altri medici che operano e lavorano tutti i giorni: se i pazienti che uccidono per sbaglio credendo che la cosa da tagliare X si trovi invece al posto della cosa da non tagliare assolutamente Y (dentro di noi è pieno di cose da non tagliare, sapete?) sono in fondo una minoranza, lo dobbiamo anche al lavoro dettagliatissimo del dottor Netter.

Curiosità:

Come si vede chiaramente dalla foto, uno dei più importanti medici di sempre fumava il sigaro all'età di 80 anni suonati. E m'immagino quando la cicca gli cadeva sul disegno, rovinando tutto ^^.

Su Internet ho letto che, per uno dei primi lavori, Frank aveva chiesto 1500 dollari per un insieme di 5 tavole. Il direttore dell'industria farmaceutica che aveva richiesto il lavoro capì male, e pagò effettivamente 1500 x 5 = 7500 dollari per lo stesso lavoro. Qualcuno gli avrebbe fatto notare l'errore... ma evidentemente non il dottor Netter, con tutti i guai che c'aveva.

E sinceramente nemmeno io.

Simone

29/10/08

Direi proprio che non posso lamentarmi...

Consueto post - punto della situazione su blog, studio, scrittura e quant'altro:

- Il libro del blog: ve lo ricordate il blog? Quello vecchio intendo, dove parlavo di scrittura. Be' il libro che ne ho tratto dovrebbe uscire ad Aprile 2009, ma alcuni dei miei articoli dovrebbero apparire con un certo anticipo anche all'interno della Writers Magazine Italia, la rivista per scrittori edita dalla Delos Books. E se non fosse che io i miei articoli già li ho letti da qualche parte (almeno mi pare) questa rivista me la comprerei subito! ^^

- L'università:
il primo semestre di Medicina pare che stia andando bene. Così bene che temo sia solo un'impressione iniziale e che presto le cose inizieranno a precipitare. In ogni caso le lezioni sono quasi sempre solo di mattina e mi lasciano del tempo libero per vivere (oltre a una cosa chiamata lavoro... ma che volete che sia! ^^) e riesco anche a seguire il blog e i miei libri oltre che a una parvenza di vita sociale.

Come già anticipato mi hanno riconosciuto mezza Chimica (che equivale a non avermelo riconosciuto... ma io sono sempre ottimista) e Fisica. In altri termini, è come se avessi appena dato l'esame di Fisica... e se pure non ho dovuto fare un cavolo per meritarmelo la cosa mi rende comunque un pochino euforico. A Ingegneria se passavi Fisica al primo anno eri veramente qualcuno (oltre che un secchione sfigato) e anche se sto a medicina e l'esame non l'ho dovuto dare davvero mi pare comunque di essere un po' qualcuno anch'io. E anche un po' decisamente sfigato.

- Il gatto che cadde dal Sole: come spero avrete notato, qualche giorno fa ho reso disponibile la versione integrale di questo romanzo. La cosa bella è che l'ebook è stato scaricato circa 300 volte nel giro di un paio di giorni, e nell'immediato futuro si prospettano interviste, recensioni e segnalazioni varie da diverse persone interessate a questo mio lavoro.

Che c'è rimasto? Ah sì:

- Il nuovo romanzo: l'unico difetto del nuovo romanzo che sto scrivendo, è che non esiste. Come già detto anche tempo fa ho un sacco di idee, ma sono indecisissimo e impantanatissimo e non riesco a partire con niente. Di tanto in tanto mi viene in mente qualcosa di così folgorante che dico: sì ci sono, eccolo! Ma poi due minuti più tardi ci ripenso e lascio stare.

Il fatto è che vorrei un'idea forte e un messaggio deciso che colpisca i lettori, solo che ovviamente questo è quello che vogliono tutti gli scrittori del mondo ed è una cosa molto più facile a dirsi che a farsi... o a scriversi.

Quasi quasi mi piacerebbe anche partire con il seguito di Primo Mazzini. Solo che mi è venuta in mente una gag divertentissima che comprende il fatto che io mi sia già laureato in Medicina, e solo per questo credo che posticiperò la scrittura di almeno sei anni.

A dire il vero una storia ce l'ho, e ho anche il titolo: a volte succede davvero. Soltanto, come già detto credo altre tre volte in questo stesso post, non sono troppo convinto che l'idea funzioni. Ho davvero paura di ritrovarmi con un romanzo del cavolo che la gente leggerebbe pensando: ma come gli è venuto in mente a questo di scrive' 'sta roba?

E almeno per una volta vorrei ottenere un risultato diverso ^^.

Simone

27/10/08

Ho vinto CENTO MILIONI DI EURO al superenalotto!!!!

Mi ricordo ai tempi di Indietro Tutta, quando ero proprio ragazzino: c'era un gioco finto in cui si potevate vincevate un miliardo di vecchie lire. Un miliardo come vincita per un gioco a premi, pensavano i telespettatori. Che cosa assurda ed esilarante!

E invece io di miliardi ne ho vinti vinto non uno, non dieci e nemmeno cento: cento milioni di euro sono DUECENTO MILIARDI DI LIRE. Duecento mila milioni o, per rendere la cosa ancora più drammatica, duecento mila migliaia di migliaia di euro (sempre che non abbia sbagliato il conto).

Che ci farò con tutti questi soldi, adesso? È presto detto.

Pagherò qualcuno perché vada all'università a prendere le presenze al posto mio, e qualcun altro che vada a sostenere gli esami a mio nome. Comprarmi direttamente la laurea mi pare da morti di fame.

Ancora meglio, aprirò una facoltà col mio nome in cui gli esami si sosterranno sui miei libri. Del resto, come pensate che siano nate le università che ci sono ora?

Parcheggerò lasciando la macchina in mezzo alla strada con le chiavi infilate, e se poi non ce la ritrovo chissene frega: mi compro una macchina nuova.

Girerò una trilogia di film su di me, e il bello è che la gente andrà a vederli.

Scriverò un libro su come vincere 100 milioni di euro al superenalotto, così diventerò anche uno scrittore famoso.

10 milioni di euro li cambierò in monete da 1 cent che custodirò in un palazzo quadrato con il simbolo del dollaro su tutte le facce. Dubito che sia possibile farci il bagno davvero, ma comunque ci proverò.

Comprerò i libri di Medicina di tutti e 6 gli anni, comperò i pop corn grandi quando vadi al cinema e acquisterò addirittura dei CD originali.

Mi comprerò la Play 3, l'Xbox 360 e il Wii con tutti i giochi e tutti gli accessori più inutili. Poi pagherò qualcuno che ci giochi al posto mio, perché dopo 20 minuti mi annoio.

Pagherò qualcuno per venire fino a casa mia e pulire, rassettare, lavare e farmi la spesa: mia madre inizia a lamentarsi.

E poi, ovviamente, mi comprerò una casa editrice già avviata... ma non la userò per produrre i miei romanzi: non voglio mica buttare i soldi investendo su qualche scrittore italiano sconosciuto!

Simone

22/10/08

Il diritto allo studio, ma quale?

In questi giorni l'università è in continuo fermento. Manifestazioni, assemblee, cortei, incontri tra studenti e professori. E tutto nel nome di un sacrosantissimo diritto allo studio che si vorrebbe difendere e proteggere a costo della vita o - molto meglio - a costo delle ore altrimenti passate a studiare.

Quello che mi chiedo io, di fronte a tutto questo, è: ma quale diritto allo studio? Voglio dire, adesso vi spiego come funzionano le cose almeno per Medicina:

Test di ammissione: senza contare i prezzi inusitati di eventuali corsi di preparazione, il test in un'Università pubblica costa 50 euro (che di per sé non è tantissimo) e il rapporto domande/ammessi, almeno qui a Roma, è di 1 su 6 e rotti.

Questo vuol dire che per 6 persone che vogliono diventare medico, solo una può effettivamente avere questa possibilità.

Ancora sul test di ammissione: se passerà (è già passato, ma forse sarà bloccato) un decreto del vecchio governo detto dei 25 punti, gli studenti più meritevoli riceveranno un bonus per entrare all'università.

Rigirando la cosa, gli studenti meno meritevoli (o che magari hanno avuto dei problemi di salute, o che semplicemente dovevano lavorare per mantenersi e per questo prendevano voti bassi) non riusciranno a entrare se non per qualche miracolo.

Tasse universitarie: io non so quanto paga chi è considerato povero. Io vi dico solo che le tasse universitarie che pago oggi sono circa 6 volte più alte di quelle che pagavo 15 anni fa a ingegneria. E per qualcuno era troppo già quello.

Costo dei libri: per studiare Medicina dovete aprire un mutuo. No, davvero, i testi per un particolare esame arrivano a costare anche 400 euro: speriamo che chi vi manterrà durante i prossimi 6 e passa anni abbia almeno un buon lavoro!

Costo dell'affitto: ogni persona ha bisogno di una casa in cui vivere. Se siete studenti fuori sede, la casa dovete affittarla e una semplice stanza costa almeno 3-400 euro al mese. Per una casa tutta vostra potete sperare in un mutuo a 40 anni quando sarete laureati e dirigenti di qualcosa. ^^

Costo degli spostamenti: sembra una stronzata, ma io per andare all'università a seguire devo prendere la macchina, e poi o pago il parcometro (sempre se trovo posto) oppure il garage. Senza contare le multe, fanno altri 70-100 euro al mese (benzina esclusa).

Frequenza obbligatoria: non pensavate mica di andare a lavorare? Prima di dare un esame dovete seguire le lezioni, perché se studiate tutto da soli potreste scoprire che alla fine sapete ogni cosa della materia, ma non siete abbastanza stanchi, stressati e incazzati come si addice a un buon medico.

Da questo punto di vista però, se volete, potete chiedere la condizione di studenti lavoratori ed essere così tenuti a sostenere un numero ridotto di esami ogni anno. Bella soluzione, non trovate?

Così tra laurea e specializzazione terminerete gli studi in 20 anni.

Simone

20/10/08

Credo che la chimica voglia uccidermi.

NOTA: ho tolto il post di questa mattina per altre situazioni che niente hanno a che vedere con questo blog e i suoi lettori. Lo rimetterò online tra qualche giorno, così oggi 2 post al prezzo di uno. Contenti? ^^ FINE NOTA.

La chimica vuole la mia morte, o per lo meno mi odia.

La cosa mi è parsa lampante quando, studiando per il test di ammissione, di fronte alle prime nozioni basilari di Chimica mi sono detto: ma che cazzo è 'sta robba?!?!

Ci avevo messo 1 anno a preparare Chimica a Ingegneria. 1 anno di lezioni (era un corso di sei mesi!) ripetizioni ed esoneri (quattro in tutto, roba da esaurimento nervoso) prima di essere bocciato all'orale e successivamente promosso con un misero votino all'appello successivo. Il voto in trentesimi giuro che nemmeno me lo ricordo, visto che a me interessava solo il ben più booleano promosso/bocciato, ma credo di aver preso tra 18 e 20.

E ok, dopo tanto studio, a distanza di una decina d'anni il mio cervello si rifiutava di ripropormi la benché minima nozione di Chimica. Ricordavo a malapena un paio di numeri di ossidazione (sbagliati) e il fatto che esisteva roba chiamata soluzioni tampone e ossidoriduzioni di cui però ignoravo qualsiasi effetto o significato.

Per chiarire il concetto, studiare Chimica per 1 anno è stato un anno di studio buttato. Ancora, ogni secondo dedicato allo studio della Chimica è un secondo sprecato. Un secondo sprecato, e per di più anche noioso.

Non c'è da stupirsi che questa materia continui a perseguitarmi anche a Medicina. Ora vi spiego: nel nuovo sistema d'insegnamento in cui gli esami valgono dei punti come i mostri dei videogiochi, la Chimica che studiano i medici vale 7,5 crediti (poi però c'è Biochimica, ovviamente). Quella che facevano gli ingegneri non si sa, perché i crediti non esistevano, e di solito gliene attribuiscono 12 tanto per sparare un numero.

12 contro 7,5. Andando a chiedere il riconoscimento dell'esame, il risultato parrebbe scontato. Giusto? E infatti non me l'hanno riconosciuto, perché manca il credito della parte sul DNA (che tra l'altro mi ero studiato da solo per il test di ammissione). Insomma niente esame riconosciuto con conseguente mancato scorrimento al secondo anno, non avendo accumulato due esami del primo (il secondo sarebbe Fisica, che stranamente mi hanno dato per buono).

Fermo restando che il mancato scorrimento non è questo dramma (a Medicina è quasi impossibile rimettersi in paro con gli esami mancanti, per via di frequenze e tirocini vari) ora devo presentarmi all'esame per integrare il credito di Chimica che mi manca, così da raggiungere i 13 crediti totali di meravigliose nozioni che non vedo l'ora di dimenticare di nuovo.

E già so che all'esame mi bocceranno pure.

Simone

17/10/08

La fine del diritto allo studio. Di nuovo.

Aula-studio di ingegneria civile. Sto studiando in compagnia di qualche altro studente sfigato come me, quando la porta si apre di colpo ed entra uno dei rappresentanti.

Ha l'aria agitata, quasi sconvolta: un ministro malvagio ha fatto una legge al solo scopo di distruggere l'istituzione universitaria (distruggere Ingegneria... ora come ora non mi suona poi tanto male) e se non ci sbrighiamo a scendere in piazza e a manifestare contro questo decreto allora il diritto allo studio sparirà per sempre.

Io e gli altri sfigati ci guardiamo negli occhi con lo sguardo di chi pensa: e sticazzi?!

«Ma io devo studiare Meccanica Razionale!» piagnucolo io, suscitando un lieve mormorio di assenso.
«In effetti avete ragione» commenta il rappresentante, che a quel punto si scorda della manifestazione e decide di rimanere a studiare assieme a noi. Il professore di Meccanica Razionale fa troppa più paura di qualsiasi regime, ministro malvagio o colpo di stato prossimo venturo: vi giuro che, qualche volta, ancora me lo sogno.

Questo accadeva qualcosa come 13 anni fa. Ma, come si dice sempre, il passato torna spesso a trovarci, e quando oggi sono andato a seguire Molecole e Cellule qualcosa (ho rinunciato a imparare i nomi degli esami di Medicina) mi sono ritrovato in mezzo a una scena simile: un nuovo ministro malvagio (o forse è lo stesso di allora, risorto dalle ceneri per vendicarsi?) vuole annientare il diritto allo studio, e l'unica forza in grado di contrastarlo è quella dell'unione studentesca attraverso l'arma dell'interruzione della didattica.

«Ma che senso ha che i professori non facciano lezione?» commenta una ragazza che per caso aveva deciso di ragionare sulla cosa. «Questo è un provvedimento che danneggia gli studenti, non il governo!»

E vabbe', corsi e ricorsi storici insomma. Non so come andrà a finire tutta questa storia del nuovo decreto con proteste annesse (so invece benissimo DOVE andrò a ritrovarmela, e non penso di doverlo specificare) ma effettivamente la sensazione di Dejà Vù è stata abbastanza forte: chiuderanno l'università? Non potrò mai finire gli studi? Mi toccherà addirittura andare a lavorare?

Possibile che ogni volta che decido di prendere una laurea arriva il ministro malvagio che decide di combinarmi qualche casino? E se tanto mi dà tanto, adesso arriverà anche la Meccanica Razionale di turno... e allora sì che sono cazzi davvero!

E se volete la mia, difendere il diritto allo studio nella facoltà di Medicina è come fare la rianimazione cardiopolmonare a uno scheletro trovato in qualche fosso (tanto per rimanere in tema medico ^^): mi sa che siete arrivati un tantino in ritardo.

Ma di questo parliamo un'altra volta!

Simone

15/10/08

Le persone che hanno (quasi) cambiato il mondo: Gregor Johan Mendel.

Il personaggio in questione è il padre della genetica moderna, e come introduzione direi che abbiamo già detto abbastanza ^^.

Biografia molto ridotta:

Nato a Heizendorf, in Austria, il 20 Luglio 1822, il dottor Mendel studiò inizialmente apicultura. Nel 1847 prese i voti di sacerdote presso l'abbazia di Brünn e proseguì in seguito i suoi studi di Fisica, Matematica e Biologia presso l'università di Vienna.

Tornato nella sua abbazia come professore, e in seguito Abate, Gregor Mendel intraprese una personale ricerca scientifica che lo portò a formulare le famose leggi dell'ereditarietà poste alla base della genetica moderna.

Tanto per fare una cosa nuova, il valore dei suoi studi non fu riconosciuto se non dopo la sua morte, avvenuta il 6 Gennaio 1884 per un problema renale.

Come ha cambiato il mondo:

Così su due piedi si direbbe che il povero Gregor il mondo non lo abbia affatto cambiato, visto che le sue scoperte non se l'è filate nessuno almeno fino a quando non sono divenute inconfutabili.

Se però vogliamo dare valore al fatto che le leggi della genetica portano il suo nome (almeno alcune di esse) si può dire che il lavoro di questa persona ha dato in ogni caso l'avvio a tutta una serie di ragionamenti e scoperte scientifiche che hanno oggi più che mai un'importanza enorme.

Alle scoperte di questo Abate Austriaco si devono, in linea di massima, cose del tipo:

- Riconoscimento dell'origine di molte malattie (quelle genetiche, ovviamente).

- Ingegneria genetica e possibile cura, in futuro, di varie patologie anche gravissime.

- Realizzazione di medicinali più sicuri e tollerabili dall'essere umano (uno tra tutti l'insulina, un tempo ricavata dagli animali e adesso creata tramite procedure di ingegneria genetica).

- Clonazione e manipolazione di ogni forma di vita, con risultati che potrebbero portare alla nascita di una nuova umanità... o al suo definitivo annientamento. Ma che ci volete fare: nessuno è perfetto.

Curiosità:

Mendel è un prete che ha inventato l'ingegneria genetica, e che è stato per questo osteggiato dagli scenziati che preferivano sostenere le loro vecchie ipotesi dogmatiche. E se non vi fa riflettere questa cosa, non vedo che cosa cappero scrivo questi post a fare ^^.

L'abate-scienziato interruppe definitivamente le sue ricerché per il semplice fatto che aveva altro da fare.

Prima di Mendel non è che la gente fosse stupida: già s'era capito che da genitori biondi probabilmente sarebbe nato un figlio biondo e cose del genere, soltanto non si capiva bene come. La teoria più accreditata era la cosiddetta pangenesi, proposta da Darwin. Secondo Darwin ogni cellula dell'organismo trasmetteva una sorta di microcellula (detta gemmula) all'organismo figlio, così da trasportare con sé anche i tratti che la contraddistinguevano. Se non fosse di per sé già evidente, chiarisco che tutta questa storia della Pangenesi è ormai classificata dalla scienza moderna come boiata colossale.

L'Abate che succedette a Gregor prese i suoi scritti e li gettò nel fuoco perché evidentemente non li considerava di grosso valore o addirittura li riteneva degni di essere distrutti. Magari c'erano dentro solo altri esperimenti poco riusciti, o magari contenevano qualche altra grande scoperta che in questo modo è andata persa per sempre.

Questo non lo sapremo mai. Di sicuro, se trovate dei fogli scarabocchiati appartenuti a un famoso scienziato scopritore di teorie rivoluzionare, prima di darli alle fiamme cercate di capire di cosa parlano oppure fate almeno come faccio io:

Metteteci sopra il vostro nome.

Simone

E già che ci siamo:


Qualche tempo fa ho pubblicato un ebook con un mio racconto che (spero) chiarisce il mio punto di vista sull'ingegneria genetica, e se anche non dovesse chiarire un tubo spero che lo troverete comunque divertente.

Lo trovate qui

13/10/08

La sigaretta, quando ne ho voglia.

L'essere umano è come un puzzle immenso e meraviglioso.

L'uomo è la somma delle proprie componenti fisiche e spirituali, e poi ancora molto di più. Un amalgama di pensiero e materia che, dopo secoli passati nel tentativo di scoprire noi stessi ci appare ancora misterioso e incomprensibile.

E ok, che c'entra un'introduzione del genere con le sigarette? Non lo so, magari si capisce andando avanti:

Una persona è felice e realizzata quando tutte le componenti del proprio essere le paiono armoniche e funzionanti. L'uomo per essere felice deve essere libero, o per lo meno sentirsi tale. Libero anche di scegliere cosa non fare, o cosa eventualmente fare fino a un certo punto, e poi magari anche smettere.

E qui entra in ballo il discorso del fumo.

Come credo avrete sentito dire più di una volta, fumare fa male. Fa così male che se fumate morirete giovani di una morte orrenda... o almeno questo è sempre quello che vi dicono anche giustamente, perché per un fumatore che arriva alla vecchiaia senza problemi ce ne sono invece due che di problemi invece ne hanno, e anche gravi.

Quello che insomma hanno in mente questi signori dottori (che poi non sono dottori veri, perché in genere i dottori veri fumano anche) è farvi smettere per sempre e del tutto. Prima fumavate, che ne so, un pacchetto al giorno, e poi improvvisamente più nulla. Più nulla perché se no morirete, questo c'è scritto sui pacchetti di sigarette: se non smettete immediatamente subito di fumare creperete tra dolori atroci, li mortacci vostra (l'ultima parte l'ho aggiunta io ^^).

Eppure... eppure ora torniamo al discorso di prima, all'introduzione. La verità assoluta e innegabile che gli anti-fumatori non sembrano voler comprendere, o che per la quale comunque non provano compassione, è che se uno fuma non lo fa perché vuole morire. Se uno lo fuma non lo fa nemmeno per sentirsi drogato o per ritrovarsi a 50 anni con un polmone di meno o un tumore di più.

Chi fuma, fuma perché gli piace.

Non c'è niente di più bello al mondo di una sigaretta davanti a una birra ghiacciata mentre si chiacchiera con un amico (ok, qualcosa di più bello posso anche immaginarlo... magari con un amico femmina ^^). A me fumare quando bevo in compagnia piace, mi piace da matti e non voglio smettere.

E non me ne frega niente se qualcuno mi guarda storto o pensa che sia un drogato per questa mia posizione, perché il mio è semplicemente un atteggiamento umano e naturale: a me piace il gelato alla nutella, a me piacciono le patatine fritte, a me piacciono le bistecche alte mezzo metro e mi piacciono pure le braciole di maiale, le cotolette panate, le salsicce alla brace, i superalcolici che ti bruciano lo stomaco, la pizza al taglio coi fiori di zucca e le torte al formaggio farcite con la fragola che dopo due cucchiaini ti devi sdraiare perché altrimenti cadi.

Tutte cose che fanno malissimo (mangiate così per un mese di fila e poi voglio vedere le vostre prossime analisi ^^) eppure tutte cose che continuo a fare/bere/mangiare sapendo che sono dannose per la mia salute... e che per questo faccio con moderazione.

Incredibile, ho trovato una nuova parola. O forse è una parola vecchia, ma mi pare che qualcuno se la sia scordata da un sacco di tempo: moderazione.

Quando ti mangi la torta super grassa che ti piace da morire, non ingurgitartela tutta intera in una volta sola: accontentati di un pezzetto. Quando bevi quel vino fantastico che ti ha riportato un tuo amico non scolarti 2 litri in una volta sola, ma fattene giusto un paio di bicchieri. E quando fumi perché sei in compagnia, stressato, stai bevendo o perché semplicemente ne hai voglia, non tirarti giù un pacchetto intero ma limitati a due, tre sigarette nell'arco della serata.

Io faccio così. Lo so che tanti non ci riescono (me l'hanno detto) ma quando mangio male poi il giorno dopo cerco di stare attento, faccio un minimo di attività sportiva e fumo dalle 2 alle 5 sigarette al giorno, a seconda della voglia o dei casi. Non m'illudo certo che faccia non-male come non fumare affatto, ma non credo che faccia minimamente male come le 30 sigarette che mi fumavo in un periodo fortunatamente molto breve della mia vita (i turni di guardia durante il servizio militare, per chi se lo stesse chiedendo ^^).

Qualcuno mi dirà che è già troppo e che fumando anche una sola sigaretta al giorno morirò certamente prima del giusto tempo che altrimenti mi sarebbe toccato. Io credo che sì: come tutti gli esseri umani, alla fine della fiera e in un modo o nell'altro comunque morirò, e prima o dopo che sia sarà sempre un momento del cazzo che sarà giunto troppo presto.

Ma la mia sigaretta quando ne ho voglia comunque me la fumo, alla faccia di quelli che mi guardano storto. E quando il fumo si disperde nell'aria mentre penso agli affari miei mi sento vivo, libero e felice.

Simone

10/10/08

Il Giudizio Universale e i biscotti al cioccolato.

Ora che lo rileggo, quello che segue mi sembra il candidato al post più retorico del 2008 (non esiste un premio del genere, inutile che cerchiate sul google!). Comunque sia, ormai io l'ho scritto e voi ve lo sorbite:

La pubblicità è una di quelle famose, nel senso che ce la spiattellano in continuazione in mezzo ai programmi che stiamo vedendo: il povero Tarzan deve alzarsi per andare a lavoro, ma fuori c'è lo sciopero degli elefanti e di sicuro per strada ci sarà un traffico mostruoso.

Il re della giungla si alza a sedere sul letto. Ha lo sguardo rassegnato e triste del classico impiegato sotto stress che si aspetta una giornata di merda, quando entra in scena la Jane di turno: ma ci sono biscottini al cioccolato che ti piacciono tanto! Annuncia contenta, che tanto la macchina mica la deve prendere lei. Allora Tarzan si rasserena, mangia i biscotti e poi se ne va a lavorare tutto contento e felice.

A prima vista, questa pubblicità sembra la classica boiata senza senso. Eppure la storia del Tarzan stressato che si mangia i biscotti della marca X, nella sua sua assurdità, ci racconta una cosa vera quant'è vero il mondo (o quasi): se abbiamo qualcosa che ci piace con cui far colazione, ci alziamo più volentieri.

Be', non so voi, ma a me questa cosa succede davvero: quando mi capita di comprarmi qualche zozzeria particolarmente invitante da mangiare la mattina presto, l'idea di quattro o cinquemila calorie concentrate in un unico blocchetto di burro e cioccolato che mi aspettano in cucina mi dà quella spintarella in più per buttarmi giù dal letto.

Ma qui ovviamente il discorso non sono i biscotti e non è lo sciopero degli autobus. Il concetto è che, incredibilmente, mi sono reso conto che anche la tanto disprezzata pubblicità può contenere un messaggio, può dipingere un aspetto della vita e può mantenere un valore anche al di fuori del semplice contesto commerciale.

Che poi è la stessa cosa che accade da sempre: i committenti pagano, e gli autori realizzano opere di più o meno valore a seconda della loro bravura. Inutile ritirare fuori il discorso dell'artista che deve vivere di passione e di nient'altro. Mi trovo sempre di più a pensare che quella dello scrittore solitario che ignora la praticità e i problemi del mondo sia più un'idea holliwoodiana, oppure uno stereotipo nato da un modo sbagliato di idealizzare la vita e la gente che ha avuto successo: il mondo è fatto di gruppi di persone che lavorano insieme per ottenere qualcosa, mentre il singolo quasi mai riesce a emergere o a portare a conclusione un progetto concreto.

Perché non dovrebbe essere così anche nell'arte? Qualcuno finanzia, qualcuno compra, e nel mezzo qualcuno realizza quello che deve realizzare. Il più delle volte questo lavoro sarà solo un sistema come un altro per portare a casa la pagnotta (e comunque tanto di cappello a chi ne è capace) ma qualche volta c'è anche chi, nelle proprie creazioni, riesce a mettere quel qualcosa in più in grado di rappresentare un frammento della nostra umanità.

Umanità dipinta con maestria all'interno di un'opera mastodontica come il Giudizio Universale ma che, qualche volta, può sembra affacciarsi anche da un semplice biscotto al cioccolato.

Simone

07/10/08

Il mio primo giorno di università!

L'università è cambiata, da quando ci andavo io. Intendo da quando ci andavo prima, per la prima laurea, ovviamente.

Certo, forse è solo diversa la situazione tra Ingegneria e Medicina, ma nell'aria c'è fin da subito qualcosa di diverso.

I professori sembrano simpatici. Più che simpatici, paiono addirittura incitare le nostre domande e poi restano lì a rispondere a eventuali dubbi. Durante la pausa sono andato a chiedere un'informazione al docente, e questi mi ha risposto mostrandosi addirittura disposto a parlarmi di nuovo se mai se ne fosse presentata la necessità.

Ancora mi ricordo la prima domanda che fece un mio vecchio amico ingegnere (allora studente) al professore che stava per iniziare la lezione: scusi professore volevo chiederle... non fece in tempo a finire la frase che quell'altro se lo mangiò vivo: tu non sei niente, tu sei un centosessantesimo del corso, non conti niente e non devi permetterti di venire qui a farmi perdere tempo.

Lo sfortunato studente andò di corsa ad accucciarsi nel suo angolo polveroso (all'epoca era normale seguire seduti per terra) mortificato come non mai, e nessuno osò mai più approfittare del prezioso tempo del sopracitato docente. E quello lì era il professore bravo. No, dico davvero.

Qui invece, come dicevo, si presentano tutti come disponibili. È anche strapieno di ragazze (a ingegneria ce n'erano una decina su 200 maschi) e l'atmosfera vi assicuro che è tutta un'altra cosa. Quello che è cambiato in peggio è la burocrazia:

Ci sono esami di cui non capisco il nome e che non so ancora di cosa parlano: aho, ma come si chiama l'esame che stamo a seguì?! Vi giuro che l'ho domandato davvero.

Ci sono esami che li segui mettiamo al primo anno, forse alla fine fai una specie d'esonero, ma poi li puoi sostenere soltanto al secondo. E questa cosa vi giuro ancora non l'ho capita.

Ci sono esami che sono in realtà più esami, ma che in realtà sono sempre uno.

Ci sono esami che si chiamano con i suffissi I, II, III e IV, solo che magari IV è il seguito di I mentre II e III non hanno niente a che vedere. E se non si capisce questa spegazione figurateci che cosa c'ho capito io che li devo dare.

C'è gente che mi dice che è impossibile fare primo e secondo anno insieme se mi riconoscono Chimica e Fisica facendomi iscrivere al secondo. C'è gente che mi dice che la cosa è proprio strutturata affinché sia assolutamente fattibile e poi ci sono tutte le varie opinioni del mezzo.

L'unica cosa che so, o che per lo meno diventa di minuto in minuto sempre più evidente, è che se voglio uscirne vivo faccio meglio a comprarmi in fretta qualche libro e a mettermi a studiare.

Sperando di studiarmi almeno qualcosa della facoltà giusta ^^.

Simone

06/10/08

Ho conosciuto un poeta.

E non è uno scherzo, si tratta di un poeta vero!

Lo so che state pensando, adesso: sì, oggi sono tutti capaci a fare i poeti. Scrivono 3-4 frasette ridicole, le mettono sul primo sito che capita e poi stanno lì a farsi i complimenti a vicenda.

Sì, è vero, c'è tanta gente che fa così... come del resto ho fatto io per 2 anni e passa prima di capire che uno scrittore che parla di scrittura è come un cuoco che ti racconta le sue migliori ricette: va bene, sì, tutto buono e tutto bello. Ma quand'è che se magna?!

Ma di che stavo parlando? Ah sì, del poeta. Del mio amico poeta oserei dire, perché l'ho incontrato più volte di persona e mi scrive anche per e-mail e tutto il resto. Insomma, non sono uno che millanta conoscenze famose, io! Come dicevo, questo è un poeta per davvero: è uno di quelli che quando ti dice una cosa stai lì ad ascoltare perché usa sempre qualche parola o qualche espressione che ti colpisce. Quando parla lui è una cosa importante: sta pur sempre parlando un poeta!

E insomma, ok: ho conosciuto questo tizio qui, e allora? Non è che ogni persona che incontro, adesso prendo e gli dedico un post, o no? (Be', vi consiglio di stare comunque attenti a quello che mi raccontate in futuro ^^). Il fatto è che questo amico mi ha chiesto di parlare del suo libro. Anzi di un suo libro, perché è un poeta davvero speciale: oltre a scrivere poesie riesce anche a trovare chi gliele pubblica, e mentre io sto sempre a piangere per la fantascienza che non piace e non tira lui non si lamenta mai e pubblica addirittura poesia che è molto, molto, molto molto più difficile di qualsiasi altro genere di parola scritta vi venga in mente.

Il fatto è che io non parlo più di libri. Ho cambiato vita, lavoro, studi, blog, interessi e mi sa tra poco anche casa. Devo pensare ai miei romanzi, ma di stare lì a ricamare e ricamare sul crudele mondo editoriale non mi passa più nemmeno per l'anticamera del cervello. E per questo gli ho detto di no, a questo amico, e come amico lui mi ha fatto i migliori auguri del mondo e non se l'è presa neanche un po'.

E vabbe'. Fine del post.

Anzi no, perché c'è un'altra cosa da dire: questo poeta di cui vi ho parlato stava per pubblicare questo libro di cui mi ha chiesto di parlarvi e di cui gli avevo detto di no, quando gli si è presentata l'occasione di presentare un secondo libro. Non so se è chiaro: due libri di poesie pubblicati allo stesso tempo, in un mondo in cui un libro di poesia all'anno per tutti i poeti che ci sono è già grasso che cola. E lui può pubblicare due libri insieme, ci pensate? Un'occasione enorme, no?

E il mio amico poeta ha detto di no.

Come faceva a seguire due libri uno in fila all'altro? Come faceva a presentare due cose contemporaneamente? Come faceva a convincere la gente a comprarlo due volte nell'arco di uno o due mesi? Il rischio era di perdere qualcosa per strada. Il rischio era che, dopo tanta fatica, le sue poesie sì uscissero ma per poi sparire in fretta in mezzo a un mare di libri in cui uno in più è già troppo, figuriamoci due.

Insomma, in mezzo a tanta gente che si scannerebbe per pubblicare nemmeno un libro, ma un mezzo raccontino in un'antologia stampata in tante copie quante sono i parenti degli autori (tipologia editoriale molto in voga ^^) ho conosciuto una persona che ha tanto da dire, ma che se non pubblica come dice lui preferisce lasciar perdere e aspettare. Ho conosciuto uno come me, mi piacerebbe dire, ma non so davvero se ne sono all'altezza.

Per il momento mi accontento di dire che sì: ho conosciuto un poeta.

Simone

P.S.

Il post è dedicato ovviamente a Fabio, ma quello che ho detto per lui vale allo stesso tempo per tutti quelli che quando scrivono ci credono ancora e non accettano compromessi.

E il libro di Fabio lo trovate qui.

03/10/08

Lavoro, libri, editori, studio e ancora lavoro... e poi pure un po' di scrittura!

Solito post strappalacrime sulla mia dura vita di scrittore studente ingegnere, noché zio di famiglia.

- Sono partiti gli invii di Primo Mazzini ai vari editori. Partiti nel senso che ho stampato, fotocopiato, fatto schede di presentazione, cercato su Internet e tutto il resto, ma al momento mi tocca ancora andare a fare la fila alla posta e soprattutto spendere tanti, tanti soldi.

Fotocopiare e rilegare e spedire con ricevuta di ritorno 5-6 copie di un dattiloscritto di 206 pagine in A4 mi costerà credo attorno ai 150-200 euro. La ricevuta di ritorno mi serve non tanto per sapere che agli editori il testo è arrivato davvero (se lo buttano loro o direttamente il postino alla fine cambia poco) quanto per ricordarmi a chi l'ho già mandato tra 1 anno e passa, nel caso volessi fare dei nuovi invii.

Detto questo, visto che l'altra volta col libro dei gatti non ho voluto dire i nomi degli editori e la cosa mi ha portato decisamente sfiga (m'ha risposto giusto la Mondadori con un prestampato ^^) a questo giro vi dirò a chi lo mando così non so che cambia ma saremo di certo tutti molto più contenti.

Insomma gli editori prescelti dal dott. Primo Mazzini (pace all'anima sua) per la pubblicazione del libro di cui risulta protagonista sono:

Mursia: ho inviato una presentazione e il primo capitolo per email come richiedono sul sito. Per il libro dei gatti l'altra volta il file non era arrivato, l'ho scoperto telefonando per controllare e ovviamente l'ho mandato di nuovo. Tra l'altro sto ancora aspettando che mi rispondano, per cui questo potrebbero pubblicarmelo quando sarò già medico ^^.

Mondadori: alla Mondadori c'è un editor che valuta sicuramente e anche abbastanza rapidamente tutto quello che arriva. Anche se penso di potermi tranquillamente fare la fotocopia del prestampato da solo ^^. Aggiornamento: l'editor di cui sopra ha già risposto alla presentazione che gli ho inviato via email dicendo che per la Mondadori un libro del genere è un crossover fuori target che evidentemente non funziona. Questo porta le seguenti riflessioni.

- Mi sa che non so scrivere le presentazioni, visto che chiunque le legge poi non vuole leggersi il libro manco morto.

- Adesso posso dire che scrivo di genere crossover, e la gente mi ammirerà pensando che sono una specie di Gaiman misto a non so chi altro e incrociato con una bella gnocca, che scriverà male ma è sempre meglio che passare il tempo in compagnia di uno che si chiama Gay-uomo.

- Forse un giorno qualcuno mi spiegherà addirittura che cosa significa crossover.

- Almeno il prestampato lo capivo.

- Se non altro, ho risparmiato i soldi dell'invio.

Salani: altro invio cartaceo. Sulla presentazione c'ho scritto che è tipo Harry Potter, però meglio. Io almeno una letta gliela darei ^^.

Armenia: dal sito non si capisce se pubblicano emergenti (e non so nemmeno se io sono un emergente o no, avendo un libro in via di pubblicazione!) Quando ho telefonato gli uffici erano chiusi, e ho inviato una mail a cui credo nessuno risponderà mai. Forse è tipo la prova di Fight Club: se sto 1 settimana davanti ai loro uffici si prendono il manoscritto... o pure magari mi gonfiano di botte, sempre come nel film. Ennesima nota (devo smettere di prepararmi i post in anticipo): alla fine ho parlato con una persona molto gentile che mi ha chiesto di inviare la solita presentazione tramite email. Direi che il budget previsto inizialmente si è molto ridotto, evviva! ^^

Piemme: farò un invio cartaceo, e su di loro non ho molto da dire.

Editrice Nord: vogliono un riassunto con solo due capitoli. Mozart di Atlantide glielo avevo inviato completo e mi hanno risposto addirittura con una email non prestampata (be', non copincollata dovrei dire). Mi aspetto insomma che rispondano anche in questo caso... anche se ci vorrà più di un anno.

Delos Books: qualcuno dirà: ma al tuo editore non glielo mandi? Sì che glielo mando! Solo che la Delos non ha una collana per i crossover fuori target di cui parlavo prima, e se ci fate caso pubblicano solo libri piccoli o vincitori di premi o di genere non fantastico o collegati a scrittura ed editoria. Comunque continuano ad aprire nuove collane, per cui aspettiamo e speriamo.

Rizzoli: ho inviato una presentazione via email e poi ho spedito il testo cartaceo. Sinceramente non mi ricordo se alla mail hanno risposto ^^.

Fanucci: questo editore è di Roma, per cui pubblicare con loro sarebbe ideale e ho spedito e basta senza nemmeno chiedere prima. Soldi buttati, dite? ^^

Newton Compton: altro editore di Roma. Ho inviato una presentazione via email a un editor che di solito mi risponde... che mi ha risposto rifiutando il manoscritto. Altri soldi risparmiati!

Premio Urania: il premio Urania è la concretizzazione della sfiga: il romanzo è oltre il limite di battute e per mandarglielo mi toccherà tagliare qualcosa che poi si rivelerà essere la parte più riuscita. Al premio Urania tocca inviargli 2 copie del libro per cui sarà una spesa totale di più di 50 euro, e come se non bastasse come al solito il premio Urania lo vincerà qualcun altro e io me la prenderò nel secchio dopo mesi e mesi di attesa e milioni di euro sprecati.

- Il mio nipotino è sempre più bello. Il papà gli dice abbraccia lo zio e lui m'abbraccia e io resto lì con la testa che mi gira e gli occhi a forma di cuore. Non c'entrava una mazza dire questa cosa adesso, ma adesso il post è molto meno deprimente.

- Oltre a tutto questo, il 2 Ottobre inizio l'università! Non so quando pubblicherò questo post (ora è il 29 settembre) per cui fatemi l'inboccallupo anche a posteriori.

Speriamo che valga lo stesso ^^.

Simone

01/10/08

E finalmente un bel post sulle mignotte!!!!!!

Dopo i miei articoli su fumo, sevizie sugli animali, letteratura di quart'ordine e la tenerezza dei bambini piccoli, un nuovo argomento che di sicuro darà il via a qualche nuova polemica... ma che probabilmente decuplicherà gli accessi al blog, per cui ben venga.

Insomma, sono a Berlino. O meglio lo ero, visto che si tratta di qualche anno fa. Dietro al monolocale in cui abito c'è una specie di negozietto strano, con un grosso cuore luminoso accanto all'insegna e la silouhette illuminata di una donnina alla finestra. Io lo guardo perplesso e penso: uhm, lì dentro dev'esserci qualcosa di collegato a cuori e donnine, ma cosa mai ci sarà?!

Al corso di tedesco chiedo alla mia giovane insegnante, che mi spiega: ci sono le prostitute (razza di coglione, avrà anche pensato). Io domando: ma non è illegale? E lei: certo che no. Davvero non è illegale, insisto io. E lei: no che non lo è, perché dovrebb... ehi, ma dove stai andando così di corsa?

Ok, altro viaggio in Germania, stavolta ad Amburgo. Posto ben noto per la cucina (?) per il clima mite (??) per le attività culturali (???) e ovviamente per le mignotte. Che ci crediate o no io sono lì per studiare il Tedesco, e un professore simpatico mi spiega come si dice puttana (die Schlumpe, per chi avesse bisogno di chiedere indicazioni una volta arrivato in Germania). Io ripeto prontamente la parola a una professoressa (tipo: è vero che 'sta città è piena zeppa di Schlumpe?) e lei si offende: perché le chiami così? Puttana è un insulto, mentre loro lo fanno per lavoro. Sono professioniste, e si chiamano prostitute.

Dubbio amletico: la mia insegnante faceva la zoccola dopo l'orario di lezione (dubito molto, avendola vista) o la cosa aveva un fondamento di verità? Devo verificare e mi reco in fretta nei pressi di un sordido bordello di periferia (e vai che gli accessi salgono!) Qui hanno fatto le cose in grande: il bordello è tutto colorato di verde che si vede da 10 chilometri (anvedi aho - diranno i tedeschi appena uno si avvicina. Anzi: anveden Sie, aho! Un altro italiano che va a mignotte!) e sopra il palazzo c'è un mega cartello gigante con la pubblicità: una specie di gioco di parole sulla tirchieria che non capirò mai (il tedesco è proprio una lingua del cazzo, e mi scusino i miei amici tedeschi quando tutti i miei scritti saranno tradotti nella loro lingua) che incitava gli avventori a frequentare quel bordello così particolarmente a buon mercato.

Prostitute economiche in un quartiere di periferia tedesco, non siete già arrapati anche voi? Spero di no. Comunque mi avvicino per verificare un po' meglio, e accanto alla porta c'è una specie di menu in tedesco di cui capisco solo che - più o meno - più paghi e più trombi, ma sempre a buon mercato come promette la pubblicità.

Il posto ha anche un sito internet. Ovviamente vado a cercare altre informazioni lì sopra (non speravate mica che entrassi e che vi descrivessi tutti più scabrosi dettagli? Non sono mica uno scrittore famoso, io!) Da quello che riesco a evincere, il bordello in questione appartiene a queste professioniste prossime alla pensione, che se lo sono comprate insieme dopo anni di onorata carriera.

La cosa che più di tutte mi colpisce è che qualcuna delle Schlumpe o lavoratrici private che dir si voglia, tra un turno di lavoro e l'altro presta opera di volontariato con i disabili... e di che tipo di volontariato si tratti non c'è bisogno che ve lo spieghi. Certa gente ha dei problemi che non possiamo nemmeno immaginare, e loro cercano di aiutarli nel solo modo che conoscono e - perché no - anche con un po' di affetto.

Torno in Italia, e quello che si vede di notte su certi marciapiedi non devo certo raccontarvelo, visto che è sotto gli occhi di tutti. Mi tornano alla mente le signore attempate di Amburgo: saranno immorali, saranno scandalose, andranno contro tutti quei principi che ci sembrano tanto importanti. Però mi sembrano più pulite, più felici e soprattutto più libere, perché vivono come hanno scelto di vivere in un mondo che vedono a modo loro.

E sempre a modo loro, hanno anche costruito qualcosa.

Simone