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17/09/09

Le piccole cose, che ci rovinano la vita.

Nella vita di tutti i giorni dobbiamo affrontare problemi insormontabili, grosse magagne, semplici formalità o anche - e questo è l'argomento del post - tantissimi fastidi tanto microscopici quanto intollerabili.

Insomma, le cose davvero piccole ma che, giorno dopo giorno, ci logorano senza pietà come la classica goccia che scava grotte e caverne fino a erodere interi continenti (o qualcosa del genere).

Le cose piccole che ci rovinano la vita:

- Il nastro adesivo, che quando vai a staccarlo si rompe a metà e viene via una striscia sottile da una parte mentre il resto rimane attaccato al rotolo.

Soluzione: usate la colla, comprate il porta-scotch con taglierino incorporato, o scagliate semplicemente il rotolo dalla finestra.

- La spillatrice che quando la usate non ci sono mai le spilline dentro.

Soluzione: imprecate ad alta voce contro l'ultimo che l'ha usata. Funziona sempre... anche se poi, di solito, siete stati voi.

- Le cose che avete sempre sotto gli occhi, ma che quando vi servono non trovate mai. Per dire, la copertina del il mondo quasi nuovo non l'ho più fatta perché non so dov'è finito il mappamondo in miniatura che ho avuto sulla scrivania per 10 anni.

Soluzione: non guardate le cose che per il momento non vi servono, oppure tenete tutto ciò che possedete in un grosso scatolone. Il problema è che poi non troverete più nemmeno quello.

- La roba surgelata che sta nel forno per ore ma resta sempre cruda.

Soluzione:
dimenticatevene per 5 minuti... e adesso la troverete bruciata.

- La cosa che avete appena comprato ma poi il giorno dopo esce il modello nuovo, e quello che avete voi adesso è una merda.

Soluzione: non comprate mai più nulla.

- I semafori sincronizzati male che li prendete tutti rossi, anche alle 2 di notte quando non gira nessuno.

Soluzione: andate in bicicletta alle 2 di notte per strada, così potrete passare col rosso senza che vi facciano la multa. Peccato che immediatamente dopo morirete.

- Il mouse senza fili che si scarica proprio quando vi serve ed è domenica notte e non vendono le pile da nessuna parte.

Soluzione: buttate quello senza fili e comprate un mouse normale, che tra l'altro costa meno delle batterie... e comunque, perdonatemi: ma davvero pensavate che si sarebbe scaricato quando non vi serviva?

Infine, per chiudere con una cosa che davvero rischia di rovinarvi la vita per sempre:

- Quando non c'è l'ascensore, fate tutte le scale e alla fine vi accorgete di esservi scordati qualcosa in macchina.

Soluzione: mandateci qualcun altro, comprate tutto doppio, chiedete al condominio di acquistare dei jetpack oppure fate semplicemente a meno di quello che vi siete dimenticati.

E se erano le chiavi di casa, potete sempre dormire sullo zerbino.

Simone

13/07/09

University Hero - il videogioco dell'università.

Perché no?

Cioè: io il giochetto dove devi andare all'università, dare gli esami che diventano via via sempre più difficili e alla fine laurearti con la tesi me lo comprerei subito. Se poi mi fermo solo un attimo a pensare a qualche idea da inserire nel gioco, me ne vengono subito in mente un'infinità... per cui mi pare doveroso scrivervele tutte qui sul blog:

University Hero - il gioco in cui devi andare all'università e dare gli esami e laurearti, nonostante il resto del mondo sia contro di te.

Prima di tutto, all'inizio del gioco puoi scegliere la facoltà, e con essa il tuo personaggio: se fai medicina ti danno il camice, lo sfigmomanometro e il fonendoscopio, e come tocchi qualcuno muore. Se fai lettere puoi decidere di essere anarchico e andare all'università col Rotweiler che morde i professori. Se fai ingegneria i personaggi femminili non ti parlano, se fai Fisica puoi vestirti in stile Guerre Stellari e così via di seguito per ogni corso di studi.

Nella pratica poi il gioco rimane sempre lo stesso, e per il momento io avrei in mente le seguenti caratteristiche peculiari:

- L'esame che ti chiedono sempre qualcosa che non sai e devi riuscire a copiare dai foglietti senza farti beccare.

- L'esame che devi ripetere tutto identico a memoria paro paro a come sta scritto sul libro del professore, se no ti bocciano. Questo verrebbe bene come una specie di gioco musicale coi tasti da premere in sequenza al momento giusto.

- La fila in segreteria il giorno prima della scadenza del rinvio del militare (o dello slittamento della graduatoria del numero chiuso, per modernizzarci).

- Il professore che s'è scordato di consegnare i verbali, e tu devi riuscire a non farti annullare l'esame.

- L'esame segreto apparentemente impossibile, che come apri bocca ti bocciano. Se invece resti zitto per 5 minuti, a un certo punto il professore si risponde da solo e alla fine ti mette trenta.

- Lo scontro finale con il relatore della tesi che vuole spostarti la discussione di altri 6 mesi, mentre a te non te ne potrebbe fregare di meno di restare solo un altro minuto all'università.

- I compagni di corso bastardi che ti dicono l'aula e l'ora sbagliata per dare l'esame, e allora devi girarti tutta la facoltà prima che il professore faccia l'appello e ti segni come assente.

- Gli esami stile caccia al tesoro, che per passarli devi produrre determinati oggetti tipo: progetto disegnato con le penne a china della marca introvabile che ha deciso l'assistente. Numero di macchine che transitano nel corso di un'ora in un incrocio fuori il raccordo (che ovviamente devi andare lì a contare). Incontro col professore in ora e luogo segreti in cui ti viene dato l'argomento della tesina che devi portare all'esame e altre cose del genere.

- Un livello di difficoltà dinamico, con domande che diventano più o meno difficili se ti azzerbini col professore oppure se ne parli malissimo alle spalle (e soprattutto se lui ti sente). Al livello ultra-hard, devi dare l'esame con un docente che la sessione prima hai mandato affanculo.

E va bene, diciamo che come prima bozza non è male... al punto che sarebbe quasi da registrare in qualche modo l'idea, prima che me la freghino.

La cosa più incredibile è che, se ci penso bene, sono tutte cose che nella realtà mi sono successe davvero... compresa quella storia dei compagni di corso che poi però sono arrivato in tempo e io l'esame l'ho passato e loro no, alla faccia loro.

Anche se vi sembrerà strano, me li ricordo tutti con affetto.

Simone

12/06/09

Le categorie in cui sono suddivisibili gli esseri umani (prima parte).

C'è chi dice che le persone sono tutte uniche, diverse, originali, piene di caratteristiche che le rendono insomma degli individui speciali e pieni di fascino. La verità, invece, è che no: non è vero.

Avendo conosciuto almeno più di 10 o anche 12 persone in vita mia, posso assicurarvi che finita la novità, passato cioè quel momento in cui conoscere gente nuova è effettivamente un evento carico d'interesse, una volta che insomma ci ritroviamo a vedere e analizzare le persone per quello che realmente sono è evidente che non siamo poi tutti così diversi come ci immaginiamo.

Gli esseri umani fanno parte di 3-4 o al limite (fammi contare quante ne ho scritte...) 8 categorie caratteriali e comportamentali. Questo loro essere si riflette anche nei rapporti interpersonali e in quelli affettivi, e alla fine la differenza reale tra due individui appartenenti allo stesso gruppo non sta che in banali sottigliezze di carattere puramente estetico.

Ma non sarete così superficiali da giudicare una persona solo dall'aspetto, vero?

Le categorie degli esseri umani:

Il misantropo megalomane:
qualsiasi cosa dica o faccia, è sempre convinto che chi la pensa diversamente sia un idiota. In genere appartiene a qualche ideologia politica estrema (che però non fa che criticare) e trova che la democrazia sia un sistema inutile e superato, visto che la gente non fa che sfruttarla per esprimere insulse opinioni.

In genere resta single, perché non ritiene nessuno degno di mescolare i propri geni con i suoi. Può accoppiarsi con un lavoratore zelante, a patto che quest'ultimo passi talmente tanto tempo in ufficio da non farsi mai vedere.

Espressione tipica: non è questione di punti di vista: io ho ragione, e tu sei un idiota.

Quello che vorrebbe avere 20 anni di meno: in genere mente sull'età (se è una donna, quanti anni ha davvero non lo sa più nemmeno lei) si veste come un adolescente, si tinge i capelli e passa le serate in certi locali alla moda dove una birra e un po' d'insalata di riso costano 20 euro.

Il tizio che vorrebbe avere 20 anni di meno decide regolarmente di cambiare studi, casa, lavoro, moglie/marito e anche cittadinanza, ma poi posticipa sempre qualsiasi progetto perché ha paura che sia troppo presto. In genere resta single anche se vorrebbe fortemente sposarsi: il problema è che si sente ancora troppo giovane, e preferisce continuare la ricerca della persona giusta.

Espressione tipica:
una volta uscivamo tutte le sere, ma adesso tutti i miei amici sembrano dei vecchi... specie quelli che sono andati in pensione.

Quello che gli fa schifo tutto: se va al cinema, rompe l'anima a tutti criticando il film durante la proiezione. Se si parla di musica non esiste nulla che gli piaccia, a parte qualche gruppo assurdo che nomina sempre ma che in realtà non ascolta mai.

Molla tutti i libri a metà perché erano brutti, odia la televisione e la radio, quando va a cena fuori si lamenta per quello che ha mangiato o (se si mangiava bene) per il conto o (se si mangiava bene e costava poco... ma esiste un posto del genere?) per qualche cosa inutile come lo spessore dei sottobicchieri o il colore della carta da parati. In genere è single non tanto perché gli facciano schifo i rapporti di coppia (cosa che comunque corrisponde a realtà), ma perché non trova nessuno che lo sopporti. Se sta in coppia, è con un altro come lui a cui fa schifo tutto: invece di avere rapporti sessuali, raggiungono l'orgasmo facendo a gara a chi disprezza più cose.

Espressione tipica: quanto non sopporto la gente che si lamenta!

Il lavoratore zelante: è il classico tipo che il fine settimana esce di casa che già rompe le scatole che è troppo tardi: il giorno dopo (Domenica) deve andare in ufficio alle 7 per fare qualcosa di importantissimo che nessun altro ovviamente può fare al posto suo.

Il lavoratore zelante lavora più ore di qualsiasi altro lavoratore (non zelante) che conosciate, ma il suo sogno è trovare un posto che lo faccia lavorare ancora di più (tipo 05 - 24, fine settimana compresi) senza nemmeno pagargli lo straordinario. Il tempo libero (almeno quel poco che gli resta) ama passarlo raccontando a tutti i suoi amici di quanto è faticosa la sua professione, nella speranza che si sentano in colpa.

Si accoppia solo se trova qualcuno che non gli faccia assolutamente sottrarre tempo al lavoro, ma spesso resta single senza nemmeno rendersene conto.

Frase tipica: questa sera non esco, che la settimana prossima ho una riunione importante. O anche: non mi segno lo straordinario, perché non vorrei che pensassero che lavoro per i soldi.

Simone

18/05/09

10 motivi per togliere l'amicizia su Facebook a qualcuno.

10) È un rompiscatole che sta collegato tutto il giorno, e quando entrate un minuto per aggiornare lo stato vuole chattare e vi fa perdere mezz'ora.

9) Continua a invitarvi a scopri il nome di chi ti visita, pensa che guerra tra bande sia una cosa figa o ancora vi manda il link alla pagina del vampiro che vi morde e che vi fa girare le palle.

8) Dopo sei mesi che ce l'avete in lista vi chiedete, finalmente: ma chi cacchio è questo?!

7) Vi domanda pubblicamente cose del tipo: ma lo sanno i tuoi che sei gay? Davvero ti sei trombato la sorella della tua ragazza? O ancora: ma l'hai detto a lui che sei incinta?

6) Continua a consigliarvi le amicizie di persone sgradite tipo ex compagni di classe che avete sempre odiato, gente con cui avete fatto a pugni o il suo amico vigile urbano che vi ha tolto la patente.

5) Vi manda catene psicotiche del genere: persone come queste non dovrebbero vivere! E l'oggetto del messaggio siete voi.

4) Vi ricordate - finalmente - chi cacchio era quello!

3) Nel profilo ha messo la foto segnaletica che gli hanno fatto in galera.

2) Vi manda i baci, i regali, i cuori, gli abbracci e altre pietose boiate sdolcinate... ed è un altro maschio.

1) Vi rendete conto - con stupore - che è stato lui a togliere l'amicizia a voi!

A questo punto, l'unica cosa da fare è togliergli l'amicizia a vostra volta (si scriverà davvero così?) per rappresaglia.

E poi basterà dire che voi gliel'avete tolta per primi.

Simone

04/05/09

Il cambiamento climatico è (quasi) una boiata.

Come titolo sarà forse un po' esagerato eppure è così, lo ammetto: le notizie quasi giornaliere sui tremendi cambiamenti climatici che si abbattono, si sono abbattuti o si abbatteranno su di noi non mi preoccupano - quasi - neanche un po'.

Cioè: mi preoccupano eccome! Solo che su questo argomento io ho una mia visione particolare, e quando vedo un servizio al TG sull'innalzamento delle temperature, quando sento parlare di scioglimento dei ghiacci o ancora quando leggo un articolo allarmantissimo sull'effetto serra, mi viene in mente tutta una serie di ragionamenti che - come ovvio - trovate qui sotto:

- Che il mondo sia sempre sotto il nostro controllo non è che una nostra illusione: d'Inverno si gela e appena uno si scopre gli viene la polmonite, d'Estate si muore di caldo e come uno si azzarda a mettersi al sole si ustiona tutto e un altro po' ci rimane.

Quando gira il polline, poi, c'è gente che non riesce più a respirare. Un minuto sotto la pioggia può costringervi a letto per 1 mese e durante il fine settimana fa sempre un tempo di merda mentre quando dovete lavorare è bellissimo.

La verità, insomma, è che siamo in balia di forze immensamente più grandi di noi... e che - tra l'altro - ci detestano

- A vedere la storia dell'evoluzione, tra meteoriti, estinzioni di massa, glaciazioni e non so quanti altri casini, si direbbe quasi che per assurdo i problemi siano diminuiti dopo il nostro arrivo, piuttosto che aumentare. Male che vada, saranno rimasti gli stessi.

- Il cambiamento è amico della vita, e non il contrario: senza cambiamenti radicali noi non esisteremmo nemmeno, e in giro ci sarebbero soltanto stupidi batteri.

- Le temperature sono cambiate ciclicamente anche prima del nostro arrivo. In ogni caso, pare che l'ultima glaciazione sia stata causata da un idiota che ha lasciato il videoregistratore in standby prima di partire per le vacanze.

- Che il cambiamento climatico sia o meno causato da noi, non è che il mondo terminerà da un momento all'altro, trasformandosi in una palla infuocata. Ci sarà un clima diverso, ma - almeno per i primi tempi - noi e i nostri figli staremo ancora qui.

Quello che voglio dire è che se davvero qui a Roma si allagherà tutto e farà un caldo bestiale, perché nessuno pensa a farsi una seconda casa in qualche posto tipo il Canada, dove adesso non c'è nessuno e fa un freddo fottuto?

Tra un po' da quelle parti ci saranno un sole splendente, un venticello meraviglioso e una richiesta di alloggi moltiplicata per mille.

- In alternativa alla migrazione di massa, che richiederebbe un sacco di lavoro per spostare il satellite di Sky e tutti i ripetitori dei telefonini, il governo potrebbe stanziare dei fondi per la costruzione di palafitte e case galleggianti. Io aggiungerei anche un finanziamento per chi rottama l'auto per farsi il motoscafo, mentre già che stanno riformando la scuola si potrebbe inserire la tuta da palombaro obbligatoria al posto del grembiule.

- Quest'estate 10 poveri orsi polari sono rimasti bloccati su un iceberg, e sono morti di fame a causa del caldo.

Nei 5 minuti in cui avete letto questo post - sempre a causa del caldo - sono morti almeno 100 bambini, però li avevano quasi salvati. Gli orsi.

- Il buco nell'ozono sarà nuovamente chiuso nel 2070 (giorno più o giorno meno). La campagna mediatica per terrorizzarci in via della repentina scomparsa del naturale buco nell'ozono partirà dal 2055 o giù di lì... sebbene alcuni scenziati abbiano già dato l'allarme.

- Che una specie animale (in questo caso l'uomo) sfrutti al massimo le risorse disponibili è un comportamento assolutamente naturale, visto che è quello che fanno tutti gli esseri viventi.

Scegliere uno stile di vita eco-compatibile è un comportamento corretto e da incoraggiare, ma che sovverte le regole della natura stessa. Questo dovrebbe farvi riflettere su due cose: nessuno vi dice mai le cose dal dritto (a parte me, s'intende) e se per sopravvivere dobbiamo invertire l'ordine naturale questo ci dimostra che la natura non è nostra amica, ma in realtà ci odia e vuole annientarci.

A questo punto, potremmo anche distruggerla senza tanti sensi di colpa.

- E poi, per concludere, basta con questo pessimismo!

A giudicare dalle foto dell'epoca, l'homo sapiens quellocheera ha passato 10 mila anni in mezzo ai ghiacci col culo di fuori e un pellicciotto ridicolo sulle spalle.

Per strada girava una tigre con certi dentoni che se starnutiva restava piantata per terra (si è estinta al primo conto del dentista, poverina) e se ti mordeva te la lasciavano attaccata, che se provavano a togliertela poi s'incazzava e mangiava pure il chirurgo.

Come se non bastasse non c'era nemmeno un singolo posto di lavoro che fosse uno, come uscivi dalla caverna t'inseguivano i tirannosauri e le donne erano erano tutte simpatiche e intelligenti, che nel gergo maschile sapete bene che cosa voglia dire.

E se lui è sopravvissuto a tutto questo, direi che a noi ci andrà proprio di lusso.

Simone

27/04/09

Come divertirvi col mio libro... senza nemmeno doverlo leggere!

Come mi pare di avervi già detto (ma non ne sono assolutamente sicuro) è da poco uscito il mio primo libro, per cui almeno il problema di trovare un editore dovrei averlo risolto.

Il problema che invece ho adesso è che certi libri - e con certi intendo i libri di nuovi scrittori pubblicati da piccoli editori - è che nessuno sa della loro esistenza. Molte librerie non si preoccupano nemmeno di ordinarli, figurarsi poi se hanno voglia di metterli in evidenza in mezzo al marasma di altri volumi accatastati ovunque, così da farli notare e - magari - anche comprare da qualche possibile lettore.

Insomma, questo per dire che i librai non hanno la minima idea di chi io sia e di cosa cavolo possa aver scritto, e di vendere il mio libro non gliene potrebbe fregare di meno. E questo è un grosso vantaggio per tutti noi, perché altrimenti non potremmo organizzare alle loro spalle i divertentissimi (be', quasi) scherzi che seguono.

Preciso che - ovviamente - non è che sono scemo: questo post, articolo, capitolo o nota (a seconda se lo leggerete sul mio blog, sulla rivista della Delos, su facebook o all'interno di un futuro secondo libro) è solo un trucco per ricordarvi che, invece di stare lì a perdere tempo a leggere boiate su Internet, vi converrebbe sfruttare l'insperata e possibilmente irripetibile occasione di andare in libreria a comprarvi altre mie boiate, da leggere però comodamente in poltrona, sul divano o dove meglio credete.

E insomma, eccovi qua:

Tanti modi per divertirvi col mio libro senza nemmeno leggerlo... ma (si spera) almeno comprandolo.

- Andate in libreria e domandate: mi scusi, vorrei il libro di Navarra.

Quando il commesso vi chiederà: il libro di chi?! Voi potrete rispondere con uno spocchioso: ma come, lavora in una libreria e non sa nemmeno chi è Navarra?

Voglio dire: non avete sempre sognato di farlo anche voi? Io, sinceramente, sì.

- Come sopra, chiedete il mio libro e quando nessuno ovviamente saprà chi accidenti sono rispondete: va bene, lo dicevano alla M. (se siete in F.) o alla F. (se siete M.) che questo posto non vale cappero.

- Chiedete: vorrei il libro di quello che ha messo un ebook famoso online.

Ovviamente nessuno dei miei ebook è famoso, per cui continuate a ripetere: no, no, no... per 20 minuti, mentre il commesso vi riempie di titoli di libri assurdi che nessuno ha mai sentito nominare.

Piccola rettifica: non è famoso nessun ebook, né mio né di nessun altro. Ma questo mi sa che già lo sapevate.

- Domandate: mi dà il libro del sito dello scrittore emergente? (Sarebbe il titolo del mio vecchio blog, per chi non lo sapesse). Ma con un tono come se diceste: mi sa dire chi è che ha vinto le ultime elezioni americane? Non mi dirà mica che non lo conosce?

- Cercate una libreria dove il libro non c'è (facile) e quando vi dicono che non è disponibile prendete il primo libro che vi capita a tiro e agitandolo in maniera minacciosa esclamate: ecco, e invece 'ste boiate ce l'avete!

Viene benissimo con quel libro con la copertina che ricorda un po' il mio. Se poi scardinate uno scaffale carico di best-seller e CD dei reality direi che sarebbe il massimo... comunque, fate voi.

- Cercate una libreria dove il libro c'è (dovrete girare un po') e quando ve lo portano dite: sì, ma non cercavo questo libro di Navarra: io voglio quello coi gatti randagi!

- In maniera analoga, potreste rispondere: questo è l'ultimo libro di Navarra, ma io invece volevo il primo! (Sperando solo che le due cose non restino coincidenti in eterno).

- Ancora, quando vi trovano il libro nell'ultimo scaffale in alto che per raggiungerlo ci vuole la scala dei pompieri, sepolto sotto a diciotto strati di testi sulla psicanalisi del cinema surrealista (per dire che non ci mette mai le mani nessuno), insomma quando finalmente gli sherpa sopravvissuti tornano dalla spedizione col testo in mano e ve lo danno, voi portatelo all'ingresso della libreria, poggiatelo proprio davanti alla cassa e chiedete: vi dispiace se lo sistemo qui?

I librai vi adoreranno.

- Per concludere: se invece, per qualche caso strano, vi troverete di fronte a un commesso che sa davvero chi sono, quali sono gli ebook, come si chiama il mio libro e si ricorda addirittura dove si trova il testo all'interno della libreria, allora è ovvio che legge anche questo blog e avrà capito che volete prenderlo per i fondelli:

A questo punto, non vi resta altro che scappare.

Simone

18/03/09

Il professore più cattivo del mondo.

Quando studiavo Ingegneria, 15 anni e rotti fa, il professore più cattivo del mondo ha insistito affinché il suo esame rimanesse annuale anche dopo l'inserimento dei corsi semestrali: se no poi gli studenti lo passavano troppo presto.

La prima volta che, durante una lezione, qualcuno gli ha fatto una domanda, l'ha umiliato pubblicamente davanti ad altri 300 studenti. Nessuno ha più chiesto nulla per i restanti sei mesi.

A Geometria facevano tutti casino, ad Analisi facevano tutti casino e via così per tutti gli altri corsi. Durante le sue lezioni, stranamente, non volava una mosca.

Secondo il mio professore, della gente rastrellata a caso per strada avrebbe avuto una media più alta della nostra. Cosa che del resto era vera.

Secondo lui, se una volta iscritto al primo anno di Ingegneria ancora non sapevi risolvere gli integrali, eri meritevole di essere preso a parolacce.

Ci raccontava spesso aneddoti sulla sua materia: tutte storie in cui
qualcuno moriva, o provava almeno a suicidarsi.

Si auto-attribuiva la paternità di innumerevoli leggende metropolitane sui professori, tra cui:

- Il giovane assistente che, al telefono col maggiordomo del più potente barone mai esistito (e con il quale evidentemente aveva avuto qualche screzio) si presenta con tanto di nome e cognome e poi aggiunge: il professore non c'è, dice? E allora gli lasci detto di andare affanculo.

- Il professore che, durante la lezione, annuncia: fuori c'è un nero con un pisello gigante. Le studentesse escono in blocco sdegnate, e lui: eh no, ragazze! Una alla volta.

- Libretti dalla finestra non ne tirava, ma solo perché l'aula era al seminterrato e le finestre non ci stavano.

Se ti beccava a copiare non è che ti bocciava: ti metteva direttamente le mani addosso.

«Embè?» mi disse, quando gli feci notare che due corsi dello stesso anno si tenevano negli stessi orari per evidenti errori organizzativi. «Segui 'na volta uno, e 'na volta l'altro».

Agli scritti dava le misure in once, nano-pollici, nodi astrali e dobloni Aztechi, così poi stavi un'ora solo a trasformarle in metri, chilogrammi e secondi. Tra l'altro metteva delle informazioni in eccesso, solo per farti sbagliare.

Se provavi a consegnare più di un foglio, quello in più lo buttava per terra e ci camminava sopra dandoti dello stupido idiota prolisso.

Agli orali, se una ragazza piangeva, si divertiva a farla piangere ancora di più.

Quando bocciava qualcuno per la seconda o terza volta puntava le braccia sui fianchi, rideva di gusto e sentenziava: ah ah ah, non diventerai mai ingegnere!

Aveva una maglietta con sopra il numero di Avogadro, con tutti e 23 gli zeri (o quanti erano) scritti sulla pancia e fino a dietro la schiena... e tutti noi sfigatissimi studenti di ingegneria ne avremmo voluta una uguale.

Il suo corso era suddiviso in 4 esoneri, e i miei voti sono stati: 31 (giuro!) 27, 20 e un onestissimo 18 finale.

Alla fine, gli è toccato bocciarmi all'orale.

Simone

02/03/09

Tutto il bello di sterminare la gente!

Post allegro e ottimista, forse ispirato dalla ripresa delle lezioni universitarie ^^.

Con tutte le guerre e gli eccidi che si ripetono in continuazione per il Mondo, mi sono chiesto il motivo per cui certi individui preferiscono andare in giro ad ammazzare la gente, piuttosto che starsene a casa.

Allora ho provato a vedere le cose dal loro punto di vista, e così facendo ho scoperto tutta una serie di motivi per cui portare morte e distruzione al nostro prossimo è in effetti un buon modo di investire il tempo... e ovviamente ho deciso di condividerli con voi.

Vediamo insomma: perchè è bello sterminare le persone.


Perché se uccidi un po' di gente, poi finisce anche che ti tocca chiedere scusa. Se stermini tutti fino all'ultimo, invece, no.

Perché appropriarsi degli averi di popolazioni che hai annientato, per buffi cavilli legali, non è furto.

Perché una giustificazione abbastanza plausibile si trova sempre.

Perché poi ti eleggono subito presidente di qualcosa.

Perché se stermini gli altri, questi altri non possono sterminare te. Altri altri purtroppo sì, perciò occhio!

Perché se spendi 100 per sterminare un popolo, poi risparmi il 10 che sarebbe costato istruirlo.

Perché così non devi più chiederti dove metterai tutti quei missili che ti avanzano.

Perché se stermini solo gente bianca non corri neanche il rischio che ti diano del razzista.

Perché poi voglio proprio vedere se la mattina c'è traffico.

Perché così i giornali avranno qualcosa di nuovo per cui parlare (almeno per un po').

Perché tanto è sempre colpa di qualcun altro.

Perché poi puoi farci il film, e la gente che andrà a vederlo penserà che è una figata.

Perché amare è più noioso che annientare, anche se fanno rima.

Perché è un ottimo sistema per risolvere anche il problema della disoccupazione.

Perché oltre al film qualcuno ci farà anche il videogioco, magari aggiungendo una terza fazione che in realtà non c'era, e la gente penserà che è una figata pure quello.

Perché guardare la televisione è molto più noioso e ancora meno edificante.

Perché dopo puoi dire che non è successo niente, e qualcuno ti darà anche retta.

Perché se il tuo paese fa schifo puoi sempre conquistarne uno nuovo... peccato solo che dopo farà schifo anche quello.

E poi, soprattutto: perché è sempre troppo meglio che lavorare.

Simone

20/02/09

Il lato positivo del fatto che (quasi) tutti dobbiamo morire.

Da quel poco che ho capito della vita uno nasce, va a scuola, si laurea (magari anche due volte!) cerca lavoro, si fa un mazzo così dalla mattina alla sera, si sposa, divorzia, cresce uno duo tre o quattro ragazzini, impara a suonare il pianoforte, arreda la casa, trasloca e l'arreda di nuovo, vede migliaia di film, legge libri, ascolta musica fino a saperla a memoria per cantarla sotto la doccia, scrive, viaggia, compra automobili di cui diventa succube, passa mesi e mesi in fila alla posta, in banca, al casello e anche per i biglietti del cinema e insomma non fa che sbattersi appresso a tutta un'altra serie di impegni importanti, onerosi, urgenti e inderogabili.

Una vita intera dedicata al lavoro e alla fatica per poi, magari all'improvviso...

E vabbe'. Visto purtroppo che, almeno per il momento, su questa storia che presto o tardi un po' tutti schiattiamo c'è veramente poco da fare, tanto vale provare almeno a prenderla bene e a guardare anche il lato positivo della questione.

Il lato positivo del fatto che quasi tutti dobbiamo morire (e comunque, prego: dopo di voi).

Quel mutuo che vi faceva dannare non è più un problema.

Potreste scoprire che, in realtà, il sesso libero non era vietato da qualche cavillo etico universale, e potrete prendere per il culo chi ha vissuto sempre in maniera casta e pura. In caso contrario (se il sesso libero era effettivamente proibito) sono affari vostri, mentre per quanto mi riguarda non è che le cose cambino molto.

Se dovevate dei soldi a qualcuno, avrete la certezza che almeno una persona piangerà la vostra morte.

Non dovrete più decidere se fare o no quelle analisi (che avreste fatto molto meglio a fare, temo). E non dovrete più preoccuparvi di quel doloretto.

Finalmente quel parassita di vostro figlio si dovrà trovare un lavoro.

Verrà data lettura del vostro testamento, dove finalmente lascerete detto a vostra moglie, vostra suocera e al vostro capoufficio quello che veramente pensate di loro.

I vostri romanzi ignorati e criticati duramente non diverranno dei best-seller, neanche dopo la vostra dipartita (io mi sto grattando). Ma tanto sai chissene fotte.

Lo spettro di un futuro oscuro è qualcosa che non vi tange, mentre gli orrendi pericoli che minacciano la sopravvivenza dell'umanità non fanno più tutta questa grande impressione.

Non vi troverete più a canticchiare senza accorgervene il brutto singolo del vincitore di qualche reality.

La morte è un'ottima scusa per sottrarsi a tantissimi impegni noiosi, tipo matrimoni e battesimi. Vi toccherà comunque sorbirvi un funerale (il vostro, ovviamente) ma potrete evitare di fingervi socievoli.

Non dovrete più guardare quegli orrendi programmi televisivi. E non dite che potevate farlo anche da vivi: anche se non facevate che parlarne male, alla fine stavate sempre lì appiccicati davanti alla TV.

Qualcuno vi cercherà su Facebook chiedendovi che fine hai fatto? E di sicuro ci sarà da ridere ^^.

Saprete una volta per tutte se Dio esiste oppure no e - nel caso - potrete chiedergli di spiegarvi i grandi misteri della vita del tipo: perché i pinguini hanno le ali ma però nuotano, come mai le cose buone da mangiare fanno male e non vice-versa (avrebbe molto più senso, no?) oppure se è meglio l'xbox 360 o la playstation 3.

Se poi vi fosse concessa anche un'ultima domanda, potreste finalmente farvi spiegare perché è nato l'Universo e il vero significato della vita.

Anche se, una volta che siete morti, non vedo cosa ve ne dovrebbe fregare.

Simone

18/02/09

10 motivi per smettere di leggere il blog di qualcuno.

10) Esce su google cercando "porno gratis", ma invece è a pagamento (questi li becco in continuazione, chissà perchè...)

9) Ha una specie di banner con una grafica in stile propaganda del Terzo Reich, e che se ci clicchi sopra prendi a pugni un personaggio pubblico - presumo - poco amato dall'autore del blog. Adesso, è vero che ognuno la pensa come gli pare... e infatti io penso che siete da psicoanalisi.

8) Si chiamano tipo Antivaticano.com o Mortealcomunismo.it: sono già abbastanza qualunquista da me.

7) Il blog è di uno scrittore emergente che mette noiosi racconti e brutte poesie nei post. Ah ah, che battutona, vero? E invece no: non scherzo.

6) Il blog parla solo ed esclusivamente di libri ed editoria. No davvero ragazzi, ma che palle!

5) Il blog è di un autore mio diretto concorrente che mi frega posti in classifica e vendite in libreria. Ok, questa è una regola che vale per il futuro.

4) Il blog propone certezze facilmente confutabili sui più profondi misteri della vita, copia-incollandole dalle affermazioni dell'una, dell'altra o dell'altra-ancora parte politica.

3) Il blog è di uno scrittore troppo più bravo di me, che mi fa rosicare.

2) Il blog è di uno che scrive i soliti elenchi di dieci punti... ma poi gli vengono solo nove idee.

1) Il blog è di uno che non fa che lanciarsi in una serie di piagnistei infiniti e senza scopo. Che poi è un giudizio che vale per i 2 terzi di tutto ciò che viene messo per iscritto al mondo... e sì: anche era un lamento senza scopo anche questo.

Per cui cancellatemi pure.

Simone

06/02/09

Poesia: il contatore del mio blog.


Il contatore del mio blog.

Io scrivo ma in fondo, sapete, non è per diletto
per sfizio, lavoro, dovere e nemmeno per gioco
lo faccio soltanto per una ragione, lo ammetto:
vedere i miei bei numeretti salir poco a poco.

Se cento persone mi cliccano non m'interessa
che restino o meno dal testo stupite o ammaliate
se fossero in mille ad entrare facendo una ressa
sarei ben felice di scrivere solo boiate.

Purtroppo, di norma, davvero, non son così tanti
coloro che agguanto felice con questa mia rete
vorrei avere il primo tra i siti più grandi e importanti
ma cerca la gente con Google ben altro, sapete:

Cartoni animati
la mappa del mondo
programmi copiati
del desktop lo sfondo.

La stampa di foto
la chat per i single
i test delle moto
suonerie, toni e gingle.

Il network sociale
qualcuno che tromba
la mappa spaziale
costruire una bomba.

Un forum per gay
il gatto in bottiglia
l'affare su ebay
un viaggio a Marsiglia.

Il test per la mente
l'antivirus-scudo
un blog divertente
disegni di nudo.

Il sito del comico
ricette da forno
un libro elettronico
e il solito porno.

Tra tutta l'offerta, davvero, per me resta poco
son triste di fronte al mio numero che ormai è sempre quello
quand'ecco qualcuno per sbaglio, per pena o per gioco
mi clicca, il mio numero sale e io penso: che bello!

Simone M. Navarra
www.ilmondoquasinuovo.com

20/12/08

Post (quasi) augurale prima delle feste: i regali che vorrei per Natale.

Un breve elenco delle cose che mi piacerebbe ricevere per questo Natale, o che vorrei si verificassero nel prossimo anno. Come vedrete, non ho pretese particolarmente esagerate (ma decidete da voi):

L'Xbox 360 col giochino che devi uccidere tutti col fucile con la motosega incorporata. Così poi scopro che mi rompo le palle dopo 5 minuti, però posso dire a tutti che ce l'ho pure io.

Il felice trasferimento volontario in una paradisiaca isola del Pacifico di tutti i politici rompiscatole con relativi tirapiedi, oppositori e nemici giurati del caso. Così vanno a fare cagnara da un'altra parte, che m'hanno rincoglionito.

Una donna che mi ami, mi pensi, mi consideri, mi rispetti, mi trasmetta teneri sentimenti e si prenda cura di me. Ovviamente, trattandosi di un regalo, pagate voi.

Un omino che vada a seguire le lezioni di Medicina al mio posto. E che soprattutto mi firmi tutte le presenze.

L'omino che sostiene anche gli esami al posto mio mi sembra esagerato... ma si può fare un tentativo.

Che il riscaldamento globale porti la temperatura a 30 gradi anche d'Inverno. Voglio dire, creperemo comunque tutti sommersi dai ghiacciai che si sciolgono, ma almeno così possiamo andare al mare.

Che ai rompicoglioni anonimi che lasciano commenti polemici gli succeda qualcosa di buffo, tipo che gli si incastri il pene nella tastiera del PC o che un giorno si sbaglino e, sovrappensiero, inseriscano il loro vero nome su qualche forum di pericolosi assassini dove insultano la gente da anni. Va benissimo anche che gli prenda semplicemente un colpo.

In realtà non dovete per forza comprare regali per me: potete regalare a qualcun altro una copia del mio libro. È vero che esce ad Aprile, ma così vi togliete il pensiero dei regali per Natale prossimo.

Il giochino del gruppo musicale con la chitarra, il microfono e la batteria. Praticamente costa di più che comprare uno strumento vero... però almeno non mi toccherà imparare a suonarlo.

Qualche buona idea per scrivere post meno idioti.

La scultura tipo presepe con la palla di cristallo che ruota e suona come un carillon con dentro la neve e i Re Magi che camminano in lontananza, alta mezzo metro e che pesa cinquanta chili e che poi chi te l'ha regalata si offende se quando viene a trovarti non la vede usata come soprammobile. Be'? Se queste cose le vendono, a qualcuno dovevano pur piacere.

Se proprio volete farmi un regalo vero, potete leggervi il mio Il gatto che cadde dal Sole e scriverne una recensione da qualche parte. Però quando la scrivete ricordatevi che è sempre Natale! ^^

Uno strumento per pulire casa e che mi faccia anche da mangiare (credo che si chiami moglie).

Il romanzo giusto che mi renda finalmente uno scrittore famosissimo e vendutissimo. E il fatto che essendo un regalo non l'abbia scritto realmente io è solo un altro punto a favore: così mi evito anche la scocciatura di scriverlo!

E poi, ovviamente, la pace nel mondo... se proprio non avete tanti soldi da spendere ^^.

Simone

14/11/08

Tutto quello che mi mancava quando ero un ragazzino:

Guardate che infanzia piena di privazioni che ho avuto:

Non avevo un cellulare, e certe volte qualcuno che voleva parlarmi non mi trovava.

Non avevo una macchina fotografica digitale da 300 euro: a casa c'era la macchina fotografica, e si cambiava quando si rompeva (preferibilmente mai).

Non avevo una compact flash, o SD o micro SD o quello che si saranno inventati, e 36 foto per un rullino mi sembravano tante.

Non avevo una penna USB, e quando dovevo copiare un file da un hard disk all'altro era un guaio. Anche perché non avevo l'hard disk.

Non avevo il game boy o la PSP, e giocavo con l'Atari 2600 che era una merda.

Non avevo nemmeno un PC portatile, che del resto il Commodore 64 non pesava neanche tanto se uno voleva portarselo in giro.

Non avevo un lettore MP3: avevo il Walkman che invece di una memoria da 40 giga aveva il raccoglitore-porta-cassette e spesso ascoltavo addirittura degli album interi.

Non avevo l'auto col bluetooth e il vivavoce, che tanto senza telefoni portatili non serviva a un cazzo. Tra l'altro non avevo neanche la patente!

Non avevo il lettore di ebook portatile, che del resto anche ora ce l'ho soltanto io.

Non avevo l'abbonamento a Internet con la flat ADSL senza canone, il modem WiFi e il VOIP per telefonare: per vedere i film porno bastava un videoregistratore.

Non avevo Facebook, e gli amici che ho lì sopra mi toccava incontrarli di persona.

Non avevo il motore Euro 4 col filtro antiparticolato, il blocco del traffico e le targhe alterne. Ma queste cose davvero non mi mancavano.

Non avevo una stampante a getto d'inchiostro, ma una ad aghi. Faceva talmente casino che quando stampavo un racconto se ne accorgeva tutto il condominio.

Non avevo il navigatore satellitare, e per andare da un posto a un altro chiedevo a mio fratello che conosceva le strade.

Non avevo Sky, e in televisione davano i Simpson una volta a settimana invece che sei al giorno.

Non avevo il lettore DiVX, e per vedere un film mi toccava andare al cinema.

E non avevo nemmeno questo blog, che del resto non mancava a nessuno ^^.

Chissà come avrò fatto, a sopravvivere?

Simone

27/10/08

Ho vinto CENTO MILIONI DI EURO al superenalotto!!!!

Mi ricordo ai tempi di Indietro Tutta, quando ero proprio ragazzino: c'era un gioco finto in cui si potevate vincevate un miliardo di vecchie lire. Un miliardo come vincita per un gioco a premi, pensavano i telespettatori. Che cosa assurda ed esilarante!

E invece io di miliardi ne ho vinti vinto non uno, non dieci e nemmeno cento: cento milioni di euro sono DUECENTO MILIARDI DI LIRE. Duecento mila milioni o, per rendere la cosa ancora più drammatica, duecento mila migliaia di migliaia di euro (sempre che non abbia sbagliato il conto).

Che ci farò con tutti questi soldi, adesso? È presto detto.

Pagherò qualcuno perché vada all'università a prendere le presenze al posto mio, e qualcun altro che vada a sostenere gli esami a mio nome. Comprarmi direttamente la laurea mi pare da morti di fame.

Ancora meglio, aprirò una facoltà col mio nome in cui gli esami si sosterranno sui miei libri. Del resto, come pensate che siano nate le università che ci sono ora?

Parcheggerò lasciando la macchina in mezzo alla strada con le chiavi infilate, e se poi non ce la ritrovo chissene frega: mi compro una macchina nuova.

Girerò una trilogia di film su di me, e il bello è che la gente andrà a vederli.

Scriverò un libro su come vincere 100 milioni di euro al superenalotto, così diventerò anche uno scrittore famoso.

10 milioni di euro li cambierò in monete da 1 cent che custodirò in un palazzo quadrato con il simbolo del dollaro su tutte le facce. Dubito che sia possibile farci il bagno davvero, ma comunque ci proverò.

Comprerò i libri di Medicina di tutti e 6 gli anni, comperò i pop corn grandi quando vadi al cinema e acquisterò addirittura dei CD originali.

Mi comprerò la Play 3, l'Xbox 360 e il Wii con tutti i giochi e tutti gli accessori più inutili. Poi pagherò qualcuno che ci giochi al posto mio, perché dopo 20 minuti mi annoio.

Pagherò qualcuno per venire fino a casa mia e pulire, rassettare, lavare e farmi la spesa: mia madre inizia a lamentarsi.

E poi, ovviamente, mi comprerò una casa editrice già avviata... ma non la userò per produrre i miei romanzi: non voglio mica buttare i soldi investendo su qualche scrittore italiano sconosciuto!

Simone

17/09/08

Tutte le cose che ho imparato dal mio nipotino, e che se avete figli o nipoti saprete di sicuro anche voi:

- Nelle case, tutti gli oggetti contundenti si trovano a un'altezza di 60 cm da terra.

- Tutto quello che sta in piedi, prima o poi cade.

- E se lo raccogli lo butta per terra di nuovo.

- Arrampicarsi s'impara prima di camminare. E cadere è un'abilità innata.

- Una cosa divertente merita di essere ripetuta almeno altre trentacinque volte.

- I giocattoli non funzionano come sta scritto sulla scatola.

- Tra due oggetti di eguale forma, peso e dimensione, arriva prima a terra il più costoso.

- Ma come fa la madre a tenerselo tutto il giorno?

- Anche un bambino di un anno capisce la differenza tra un cellulare vero e uno finto.

- Ci sono combinazioni di tasti che danneggiano il computer.

- E soprattutto c'è più di un tasto per cancellare.

- Lo sporco è un'opinione.

- Quell'affare che sta in bagno accanto al water è una specie di fontanella.

- Ogni pulsante va immediatemente premuto. E poi ripremuto più volte.

- Il mal di schiena è una condizione normale dell'adulto.

- La cosa pericolosa che avrebbe imparato a fare chissà quando... la sta facendo adesso.

- Se non bisognava infilarci le dita, non dovevano metterci un buco.

- Una persona che si allontana è effettivamente un evento tristissimo.

- E comunque ne vorrei altri 20.

Simone