Ebbene sì: il mio amico nonché collega scrittore Alex ha sfornato un nuovo romanzo, e come già fatto per i suoi precedenti lavori ha deciso di distribuirlo gratuitamente in formato ebook.
Adesso io non posso stare qui a consigliarvi di leggere qualcosa che non ho ancora letto. Perciò vi dico soltanto che - secondo me - Alessandro è bravo a scrivere ed è uno dei due autori emergenti italiani effettivamente sottovalutati dagli editori che chissà perché pubblicano tutto tranne che i loro romanzi. L'altro scrittore dei due non so davvero chi sia, ma immagino che mi piacerebbe conoscerlo.
Insomma, se vi piace il genere horror vi consiglio di dare almeno un'occhiata a quest'ultimo lavoro di Alessandro Girola, visto che mi aspetto davvero che possa valerne la pena. E poi tutta 'sta storia per convincervi a scaricare un cavolo di ebook gratuito? Cioè, davvero: cliccate sul link, e non rompete le palle.
Già che ci sono vi lascio la sinossi del romanzo, e vi dico anche che la copertina è stata editata dal bravissimo Luca Morandi, il cui blog è questo qui.
Uomini e lupi
di Alessandro Girola
romanzo in formato ebook
185 pagine, formato PDF (1 mega circa)
download gratuito
Sinossi
Per Alessio Cavenaghi il passo dal disegnare fumetti per lavoro al diventare un improvvisato cacciatore di licantropi è stato breve. In fondo è bastato solo che un lupo mannaro uccidesse la sua fidanzata. Così come per Habib, immigrato clandestino in fuga da Marsiglia, unico superstite di un gruppetto di senegalesi in cerca di fortuna lontano dall'Africa. Gli altri? Tutti massacrati da una banda di misteriosi licantropi neonazisti.
O per Paolo, che i mutaforma li ha conosciuti sotto le armi, in Afghanistan, con traumatiche conseguenze. E anche per Liam, ex attivista dell'IRA irlandese, scampato per un pelo dalla vendetta organizzata da dei mannari forse appartenenti alle forze speciali inglesi.
I quattro, conosciutisi grazie a un misterioso "esperto" di licantropia, hanno così messo in piedi un improvvisato gruppo di caccia al lupo mannaro. Per mesi e mesi si sono occupati di alcuni erranti, mostri solitari mimetizzati tra la gente normale. Ma ora qualcosa di grosso bolle in pentola.
Che ha a che fare un noto fotografo francese, segretamente affetto da licantropia, con un'importante società di risorse umane la cui storia è macchiata da un segreto che affonda fino alla Seconda Guerra Mondiale? Toccherà a loro cercare di scoprirlo.
Un viaggio tra leggenda, mito e attualità, fino a scoprire che forse uomini e lupi non sono poi così diversi tra loro.
10/07/09
Uomini e lupi: un nuovo romanzo horror di Alessandro Girola, distribuito gratuitamente in formato ebook
07/07/09
Vita da single: l'aperitivo nel posto trendissimo dove ci vanno tutti, e allora pure io.
Tipica giornata infrasettimanale da single trentenne: università (ok, io sono un trentenne un po' atipico) ufficio, studio, lavoro, spostamenti vari... e alle sette squilla il telefono:
«Aho!» mi comunica qualche amico. «Stasera aperitivo in un locale in un punto di Roma diametralmente opposto a dove ti trovi adesso (certe volte credo che mi abbiano installato qualche localizzatore, e che lo facciano apposta). Vieni?»
Oddio! Sono le 7, devo ancora fare la spesa, poi vorrei darmi una lavata, e poi che palle sempre 'sti posti lontani in culo che ci metterò un'ora solo ad arrivare... ma chi c'ha voglia?! Questo ovviamente lo stavo pensando, perché poi rispondo:
«Uhm, sì, uh... vabbe'. Se beccamo là».
E lo so: se non mi andava, potevo anche dirlo. Ma per decidere di fare qualcos'altro che non fanno necessariamente tutti ci vuole sicurezza e spirito d'iniziativa, mentre io preferisco subire passivamente per poi lamentarmi in inutili monologhi letterari come questo. In fin dei conti, sta quasi diventando un lavoro.
Insomma prendo e parto. Ad arrivare non ci vuole tanto: una mezzora (che appunto per essere Roma è poco). Altra mezz'ora - stavolta con l'apostrofo - per parcheggiare, quindici minuti per arrivare a piedi al posto dell'appuntamento (ma che pretendevate, che parcheggiassi anche vicino?) e poi finalmente ho l'onore di poter aspettare i ritardatari davanti al locale.
Ma perché la gente deve darti appuntamento a una data ora, per poi arrivare almeno un'ora dopo? E perché cavolo io sono così coglione che continuo invece ad arrivare sempre puntuale? (Per dovere di cronaca, devo ammettere che non è vero: ormai arrivo sempre almeno 40 minuti dopo qualsiasi orario prestabilito... così poi rimango ad aspettarne solo 20).
Una volta che finalmente arrivano tutti iniziano saluti, baci e abbracci di rito. Per fingere di non essere più interessato a placare la fame tremenda che mi sta divorando piuttosto che alla compagnia simulo una specie di conversazione, buttando lì un po' di come va', come stai, che combini, hai visto che figa che è appena passata? Ma non appena gli altri si distraggono un istante sparisco come un ninja all'interno della calca che circonda il tavolo delle vettovaglie.
Inizia una sorta di battaglia per la sopravvivenza, un misto tra una scena di 300 e un pogo scatenato da concerto metal. Qualche calcio, uno spintone e un paio di prese al collo più tardi sono davanti alla roba da mangiare. Rastrello qualcosa spazzando i vari vassoi con una mano, dopo di che altri due o tre abbozzi di rissa e sono fuori. Ansimo vistosamente e sanguino un po' dal naso, ma sono fiero e contento mentre mi accingo a controllare che cosa ho rimediato:
- Mucchietto di una roba tipo semolino, o kuss kuss o quello che è: comunque sia sono delle palline di pane che non sanno d'un cazzo in cui sono state mescolate le versioni dimostrative di alcune spezie, o semplicemente gli avanzi dell'aperitivo del giorno prima. Evidentemente, gli spaghetti non sono più trendy e se li mangi pensano tutti che sei uno sfigato.
- Due ali di pollo (di cui una a metà) cotte non si sa come e con sopra non si sa cosa.
- Un wurstel lungo 3 cm.
- Qualche quadrettino di focaccia, per un totale di 12 centimetri quadrati di pizza bianca. Questi sono la cosa migliore, e infatti la gente pur di non lasciarli agli altri se li infila nelle tasche della giacca e dei pantaloni, e finiscono in pochi istanti dall'arrivo sul tavolo.
- Tartina di rustico surgelato e riscaldato al microonde (che per la mia dieta tipica è giudicato un piatto eccellente) con dentro un gamberetto di 3 millimetri avvolto in una fogliolina d'insalata. In compenso, c'è tanta di quella salsa rosa che credo che il gambero sia ancora vivo.
- Un cracker del Mulino Bianco con un'oliva poggiata sopra: mi sa che stasera, allo chef, non gl'andava proprio de' fa' un cazzo.
Ingurgito tutto il mio bottino in pochi secondi, guardando di storto i miei amici che minacciano di fregarmi il wurstel che mangio per ultimo, assaporandolo come una prelibatezza degna di orgasmi multipli. Adesso ho sete e vorrei usare il bigliettino per la consumazione, ma ho paura che se mi attardo a bere poi gli altri si mangeranno tutto. Alla fine decido di rischiare, prendendo una birra; faccio per addentrarmi nel muro di gente in coda davanti al bar, quando un tremito agita la folla.
«La pizza con la mozzarella!» grida qualcuno, con la stessa enfasi con cui il mozzo di Colombo avrà gridato "terra, terra!" nell'avvistare l'America. Visto il posto dove erano arrivati - però - più che la pizza avrebbero dovuto aspettarsi un Mc Donald.
E vabbe': la serata prosegue così per un altro paio d'ore. Poi inizia a farsi tardi, la gente torna lentamente a casa, e soprattutto non arriva più nient'altro da mangiare per cui - almeno per quanto mi riguarda - è inutile trattenersi oltre.
Insomma saluto tutti. Riprendo la macchina, e come spesso accade in queste serate appena tornato a casa mi faccio un panino. Tante volte poi me lo mangio in piedi, con le cuffie sparate a palla nelle orecchie e andando di proposito a sbattere in giro per la stanza.
In fin dei conti, è un modo come un altro per prolungare ancora un po' la serata.
Simone
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06/07/09
Il mondo non finisce.
Quando vado a correre al parco dietro casa, vedo un po' di tutto:
Si parte dal solito esercito di cani portati a passeggio, ma ogni tanto ne sbuca fuori anche qualcuno randagio, che in qualche modo sopravvive anche per conto suo. Incrocio specie di uccelli a cui davvero non saprei dare il nome, e da certi stormi che si sollevano dagli alberi sembra che - forse attratti dalla dieta mediterranea - i pappagallini arrivati qualche anno fa abbiano deciso di italianizzarsi del tutto.
Una volta abbiamo trovato un riccio (o un istrice o quello che era). Ci hanno detto che se soltanto lo toccavamo andavamo in galera, per cui non saprò mai se stava bene nello stufato, assieme all'orso e alla talpa. Oltre a questo, di tanto in tanto qualche topo gigante mi taglia la strada, anche se quelli non serve andarli a cercare fino al parco: in genere, è più facile ritrovarseli sotto la macchina.
Torno a casa, e trovo un gatto randagio che lotta con una lucertola così grande da sembrare un caimano. Faccio per prenderla e portarla in salvo, ma quella mi soffia e - in effetti - fa proprio un po' paura. M'immagino i titoli dei giornali: famoso scrittore divorato da rettile, con la gente che scuote la testa e commenta: ma non era famoso per niente.
Alla fine tolgo il tappo da un tubo di scolo: la lucertola scappa lì dentro, mentre il micio ci resta malissimo. Rimane appostato lì davanti, sperando che la sua preda torni indietro a farsi sbranare, spinta magari da qualche crisi depressiva.
Più tardi vado a trovare i miei. Esco in terrazzo con Antonio in braccio, e lui mi fa segno di guardare per aria: un po' di rondini passano lontano, ma lui è attratto da un gabbiano enorme che gira sopra di noi, con tanto di gridi appropriati alla situazione.
Ogni tanto guardo il TG, o leggo certe cose che scrivono sui giornali, e mi prende davvero un po' di sconforto. Poi mi guardo attorno, vedo la realtà, e penso che la natura non mente.
E il mondo non finisce.
Simone
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02/07/09
Esami, corsi di scrittura, magari l'Urania e - se Dio vuole - un po' al mare.
Rapido aggiornamento, tra poche novità e molti sviluppi delle solite cose.
Università: mi hanno segato/bocciato a Istologia/Embriologia, perché caso strano mi ha interrogato l'assistente che bocciava tutti. Ok non tutti tutti, però ha bocciato almeno me, e direi che è già abbastanza ^^.
Ho invece passato Biologia/Genetica. Il fatto che le avevo studiate per un terzo di quanto ho studiato Istologia dovrebbe farci capire a tutti qualcosa sull'università e un po' sul mondo in generale... anche se al momento il quale qualcosa mi sfugge.
Adesso insomma mi tocca studiare pure a Luglio per ridare l'esame andato male, e mi sa che finirò proprio a ridosso di Agosto visto che a correggere gli scritti ci mettono una vita e mezza. E io che avevo sperato di andarmene in vacanza, mannaggia a me e a quando mi sono messo in testa di fare lo scrittore intellettuale... o l'ingegnere pazzo (a seconda dei punti di vista).
Scrittura: ho ripreso un po' a scrivere. Un po' nel senso che la voglia c'è, le idee pure, l'entusiasmo sta salendo e in questa mezza giornata in cui finalmente non mi sentivo pressatissimo da esami imminenti ho scritto 3-4 o 5 pezzi per il blog, tra cui ovviamente questo.
Adesso devo decidere se sono così pazzo da voler scrivere un romanzo d'estate mentre studio e - almeno in teoria - avrei anche da lavorare e volendo anche da organizzarmi le vacanze. Forse sì, forse no. Comunque questo era per dire che inizio a non dare più troppa importanza alla forma del romanzo come tale (spero che si capisca cosa intendo dire) mentre mi piacerebbe leggere e magari scrivere anche semplicemente dei bei libri che trasmettano idee e facciano riflettere. Un po' come fare lo scrittore, insomma, senza dovermi legare per forza all'idea dell'autore-romanziere.
Devo inoltre dire, o confessare, che raramente quest'anno ho provato interesse per un romanzo o anche per un film di genere. Non è che fantascienza/horror e compagnia non mi piacciano più, ma è solo che ormai la roba che vedo in giro mi pare solo una scusa per ricopiare qualcosa che è piaciuto 30 anni fa senza inserire contenuti, contesti e riflessioni nuove.
Per chiarire: chissene frega dei vampiri, chissene frega di Terminator e dei Trasformers, chissene frega degli zombi e chissene frega dei seguiti di roba di 20 anni fa che usciranno l'anno prossimo. Mi stupisco anche che la gente segua certe cose per poi magari restarne delusa: io mi annoio solo coi trailer o le quarte di copertina!
Il fantastico dovrebbe essere una chiave di lettura, e non rappresentare semplicemente l'intero e unico contenuto, tra l'altro nemmeno originale. Ma se la pensate diversamente, amici come prima.
Corsi di scrittura: mi sono iscritto a un corso di scrittura, ma che essendo gratuito e a numero chiuso non so se mi chiameranno (specie se leggono come scrivo).
Comunque il corso è di Mondadori ed è questo qui. Sinceramente 2 ore al giorno mi pare pochino e di una possibile noia mortale con gente che spiegherà che a scrivere un libro ci vuole tanto impegno e tanta bravura e poi... ooops, finite le due ore. Ma forse invece magari sarà utilissimo e divertentissimo, e poi conoscerò il mio futuro editor che mi pubblicherà tutto... per cui almeno a iscrivermi c'ho provato.
Ancora scrittura: lo so, che palle! Comunque è solo per dire che ormai stiamo a Luglio, e nei prossimi giorni sapremo come è andata col premio Urania. Io non mi aspetto di vincere perché il mio romanzo semplicemente non c'entra un cazzo con quello che vince di solito, o meglio: tutte le cose che scrivo io non c'entrano un cazzo con quello che di solito vince (in generale e non solo per l'Urania voglio dire ^^).
Però almeno di rientrare nel gruppo dei segnalati spererei di meritarmelo, così poi potrei tirarmela un po' coi miei parenti nonché lettori del blog e mettere l'ebook online sperando che qualcuno si prenda la briga di dargli un'occhiata per scoprire com'è che ha quasi vinto, ma poi invece no.
Vabbe', insomma speriamo. E comunque, al solito, vada come vada.
Io, in ogni caso, oggi continuo a scrivere.
Simone
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Segnalazione: E intanto il mare sta a guardare, di Federico Fascetti. Edizioni Fermento
Ricevo e divulgo la presentazione del libro di un nuovo autore esordiente, Federico Fascetti.
E intanto il mare sta a guardare.
Davide ha trentuno anni, vive a Roma in attesa di capire cosa farà da grande, corregge gli errori altrui in un giornale di quartiere; ad Anzio, a cinquanta chilometri di distanza, Diego va ancora a scuola e gli errori, invece di correggerli, li commette.
Quando Davide, pieno di buoni propositi ma sfornito di idee sul come metterli in pratica, viene inviato nel liceo di Diego come supplente, tra i due nasce un’amicizia impossibile, viva e vera soltanto sulla carta: la scrittura sarà infatti il mezzo scelto da Diego per raccontare al professore la sua storia, una storia di provincia, di strada, di vite infrante nel giro di una sola, cruciale estate.
La scrittura si fa catarsi, per Diego, e Davide, spettatore attonito, si lascerà trascinare alla scoperta della faccia nascosta dietro il perbenismo della scuola, del preside, dei colleghi professori, seguendo fino in fondo il dipanarsi di una vicenda che lo cambierà nel profondo e lo costringerà a guardarsi dentro alla ricerca di risposte a domande delle quali, fino ad allora, aveva ignorato persino l’esistenza.
Federico Fascetti nasce a Roma nel luglio del 1981. Alla carriera accademica da francescanista medievale, culminata nel conseguimento di un Dottorato di Ricerca, affianca la passione per lo sport, il mare e, naturalmente, la scrittura. Ha pubblicato racconti apparsi in numerose antologie, sia cartacee sia online. Questo è suo primo romanzo
Il libro sul sito dell'editore.
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30/06/09
Un saluto a un amico
Reno Bromuro l'ho conosciuto una decina di anni fa, anche qualcosa di più. Avevo pubblicato un libro a pagamento, qualcos'altro me l'ero stampato per conto mio, e andavo in giro per gallerie d'arte cercando di far conoscere un po' delle mie cose.
Una delle presentazioni di uno dei libri me l'ha fatta lui. Adesso non ricordo bene che cosa abbia detto: ricordo solo che erano cose che a 20 anni è bello sentirsi dire, e come ricordo direi che basti.
Poi il tempo come sempre cambia un sacco di cose: io ho smesso di scrivere per 6 o 7 anni. Reno faceva il poeta e lo scrittore, e con dei ragazzi portava avanti il teatro di una parrocchia. Roma però è enorme e caotica, e come lui stesso mi ha detto un giorno, per posta elettronica: magari ci si conosce e ci si stima a vicenda, senza incontrarsi mai.
E infatti non l'ho più rivisto, almeno non di persona. Continuavamo a sentirci: mi arrivavano regolarmente i suoi articoli sulla poesia, sapevo dei suoi libri e più di una volta ne ho parlato anche sul blog. Poi, qualche giorno fa, ho saputo che se ne era andato: la notizia l'ho ricevuta via email, come del resto è stato per tutti i nostri rapporti negli ultimi anni.
Oltre al grande dispiacere, devo dire che la cosa mi ha fatto molto riflettere. Ormai viviamo in un mondo di contatti digitali, in cui le conoscenze e le persone sono usa e getta. Ci conosciamo per mesi, anni, decenni pure. Poi uno se ne va, e gli altri vanno avanti a parlare d'altro, come se niente fosse.
E invece non mi andava che finisse così. Io e Reno eravamo amici, e un amico non si scorda e non si rimpiazza. Semplicemente, si saluta.
E allora ciao, Reno. Lo so che già stai troppo meglio, e pure io me la passo bene per cui non stare in pensiero.
Un abbraccio.
Simone
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26/06/09
Frammenti di burocrazia universitaria
- Se non hai le presenze, non puoi dare l'esame. Se non hai la firma dei laboratori, non puoi dare l'esame. Se non hai la firma degli altri laboratori, non puoi dare l'esame. Se non hai tutte le propeudicità a posto e i bollettini pagati, se non hai fatto la tesina, se ti sei perso il portfolio o se - semplicemente - al professore gli rode un po' il culo, come si sarà capito, non puoi dare l'esame.
Se poi non hai studiato nulla e non sai niente di niente, in teoria, l'esame non dovresti poterlo dare lo stesso... ma non è detto.
- Se sei povero e non ti potresti assolutamente permettere in alcun modo di andare all'università, allora di tasse universitarie paghi un po' meno.
- I corsi integrati sono esami assolutamente identici agli altri, soltanto che - piuttosto che il giorno successivo - la prova orale si tiene un anno dopo la prova scritta. E dovete ricordarvi anche bene come avete risposto, perché poi ve lo chiedono.
- Dopo 6 anni, il docente che doveva metterti quella firma senza la quale non ti fanno laureare o è morto, o è in pensione o è in Africa con Medici Senza Frontiere.
- Spostare 120 studenti da un dipartimento all'altro è meno oneroso che far compiere il percorso inverso a un singolo professore.
- Se si rompe il proiettore nelle aule del terzo anno, gli studenti che in questo momento si trovano al primo potrebbero subire solo lievi disagi (questa dovete leggerla un po' di volte ^^).
- Attorno all'università ci sono le strisce blu: se siete studenti lavoratori, probabilmente dormite già alla stazione Termini, che è lì a due passi. In questo caso, l'auto non vi serve.
- Le strisce blu le pagano anche quelli che vanno all'ospedale: effettivamente, se sei solo, vecchio e malato che ci vai a fare a farti curare? E se proprio ci tieni, prendi l'autobus.
- Dopo anni di attesa, il modem per la rete Internet interna di facoltà - gratuita per tutti gli studenti - è stato installato a 10 metri d'altezza, sopra la porta dell'aula. Soltanto nessuno riesce a collegarsi, perché ti chiede la password...
Che - ovviamente - sta scritta sotto al modem.
- Il consiglio di facoltà ha deliberato che gli appelli straordinari non sono ammessi perché gli studenti potrebbero approfittarne per studiare e rimettersi in pari con gli esami. E in questa frase non ci sono errori di battitura.
- In segreteria ancora non sanno dirvi nulla sul riconoscimento degli esami che avete dato in un'altra facoltà: se proprio volete laurearvi, fate prima a sostenerli di nuovo.
Eppure, oggi siete anche fortunati: una volta, quando si perdevano i vostri esami, vi saltava anche il rinvio per motivi di studio e vi toccava partire per il servizio militare.
E una volta in caserma, in quanto a burocrazia, avreste fatto davvero il pieno.
Simone
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