08/11/16

Janusz Korczak e il senso della medicina.

Questa non ha copyrght. Spero.
Confesso che non avevo mai sentito parlare di Janusz Korczak. Che poi cercando roba su google per scrivere questo post, mi è parso di riconoscere qualcosa e di far riemergere qualche ricordo di storie lette o sentite decenni fa, ma tutto sommato era un nome che non mi diceva assolutemente nulla.

Poi l'altro giorno ho beccato uno di quei link di facebook con dentro una raccolta di immagini. Delle foto storiche famose (e drammatiche) raffiguranti dei bambini, prese da una parte in originale e dall'altra come disegni che ne rielaboravano i contenuti in una chiave fantastica, positiva, quasi sognante.

Tra le immagini in questione ce ne era una che ho chiesto all'autore di poter riportare (ma che nel caso troverete facilmente cercandovela da soli) e informandomi un po' sul suo contenuto e significato ho - finalmente ci siamo arrivati - scoperto della vita di questo dottore.


Nato a Varsavia nel 1878, non sto ora qui a copincollarvi tutta la biografia da wikipedia. Mi limito solo a dirvi che - dopo aver studiato medicina ed essere diventato pediatra - Janusz si dedicò alla scrittura di testi di narrativa dal dubbio successo (io per lo meno non conosco nessuno che li abbia letti) e alla costruzione di un modo nuovo di intendere la pedagogia che - al contrario - ha avuto grande diffusione e influenza.

Sua anche una sorta di autobiografia scritta mentre era nel ghetto di Varsavia. Autobiografia che forse avrei fatto meglio a leggere PRIMA della scrittura di questo post... ma vabbe': tanto sarà impossibile da trovare (non avete idea ci che m'è toccato fare per trovare quella di Albert Schweitzer: sono dovuto entrare in una biblioteca!) e magari potrò parlarvene a parte in un'altra occasione.

E insomma: medico di successo, educatore e innovatore di grande influenza. Ma - a parte questo - che ha fatto di speciale 'sto Korczack, che manco c'aveva un blog o l'account su Facebook?

Ha fatto che, colpito dal gran numero di orfani lasciati praticamente a loro stessi nella Varsavia dell'epoca (si parla di una situazione con un 50% di mortalità infantile) fondò un orfanotrofio in cui ospitare ed educare dai 150 ai 200 ragazzini.

Così per un periodo di circa 30 anni, dal 1911 al 1942, il dottor Korczack si occupò di bambini. Scrisse per i bambini, insegnò ai bambini, tenne conferenze, lezioni, programmi radio e quant'altro per i bambini. Ospitò bambini nel proprio orfanotrofio, e si occupò anche di altre strutture analoghe.

Era insomma un po' come la storia dell'Uomo Tigre, se solo Naoto invece di essere un coatto capace solo a fare a botte avesse al contrario studiato medicina.

Fatto sta che Janusz non volle abbandonare i propri ragazzini e il proprio lavoro nemmeno quando arrivarono i rastrellamenti che, dal ghetto di Varsavia, presero tutti gli occupanti dell'orfanotrofio e li portarono a Treblinka. Lui era un personaggio famoso, una personalità, e sarebbe potuto scappare in qualsiasi momento. Però, semplicemente, non lo fece.

Da qualche parte ho letto che Korczack morì nelle camere a gas. Da qualche altra parte invece sta scritto che morì già durante il viaggio. In ogni caso, la sua fine fu quella. Poco prima o poco dopo del resto dei suoi ragazzi.

Una storia che fa riflettere, quella del dottor Korczack. Perché, alla fine, cos'è che l'ha reso - almeno nel mio modo di leggere e interpretare la sua vita - una persona speciale? Un uomo importante, da ammirare e - per quanto possibile - da cui prendere esempio?

Per i suoi libri? Perché ha avuto intuizioni come educatore e come pediatra, apprezzate e riprese dai suoi colleghi? Certamente. Diciamo che il valore aggiunto, ciò che ha lasciato alla società contemporanea, è stato sicuramente quello.

Però a me - e penso che questo valga per molti altri - colpisce di più l'aspetto umano. Il fatto di dedicare la vita a un qualcosa di cui c'era bisogno, e infine un gesto tanto grande (non abbandonare i "suoi" bambini), quanto inutile (morire praticamente subito dopo).

Dopo 30 anni da pediatra, di fronte alla minaccia, alla morte, al "male", si è opposto con un gesto che non ha avuto alcun risultato.

Ecco. È per questo che mi ha colpito, la storia di Janusz Korczak. Perché dentro c'è un po' tutto il significato della medicina, dai tempi prima di Ippocrate fino ai giorni nostri e a quelli che verranno. Non riesco a dirlo in maniera meno smielata e retorica di così, perciò beccatevelo: c'è il pensiero che si oppone alla malattia e alla sofferenza. C'è il fatto di dire che sì, le cose stanno in un certo modo e che forse non ci si può fare niente ma che noi - comunque - non lo vogliamo accettare.

Un gesto spesso inutile, in una battaglia che non puoi vincere. Ma che comunque fai perché sì. Perché non ti sta bene. Perché non vuoi dargliela vinta. E fare il dottore, tante volte, è proprio questo.

Simone

PS

Questo post si riallaccia un po' a quelli sui dottori del passato che scrivevo tempo fa anche su altri blog:
Albert Schweitzer
Frank Netter 
Mary Hunt (che credo fosse un'infermiera, ma comunque è uguale).

5 commenti:

Anonimo ha detto...

Bellissimo post, mi hai fatto conoscere una persona bellissima e scoprire un campo di concentramento che non avevo mai sentito nominare.
Ho le lacrime agli occhi mentre sto scrivendo.
Come mamma non posso che ammirare la vita e la dedizione all'infanzia di questo grande uomo.
Simona

Tamara ha detto...

Ciao!
ho scoperto il tuo blog qualche gg fa'e me lo sono letto tutto quanto, dal primo test di ammissione a medicina ad oggi. Che dire... complimenti. Non tanto per le due lauree, che sono sicuramente un grandissimo traguardo, quanto per la tua passione, la tua costanza e tenacia e per la tua capacità di coinvolgere con il tuo stile di scrittura. Avendo cominciato a leggere anche qualcosina dei tuoi ebook devo dire che sei bravo, ma nel blog dai il meglio di te.. forse perché parli di cose che ami e vivi direttamente, ma davvero complimenti! Ho pochi anni meno di te, una laurea vecchissimo ordinamento in Traduzione ed Interpretazione, una del vecchio ordinamento in Lingue e a 33 anni mi sono rimessa a studiare Giurisprudenza, così, perché in fondo amo le sfide ... Con qualche esame riconosciuto, oggi a 36 anni sono ad un esame dalla laurea... Ho la fortuna di avere un lavoro che amo, nel mio ramo ( seguo il mercato estero per una multinazionale e quindi costantemente in contatto con stranieri , il che mi permette di usare le lingue che ho studiato) e sebbene sia full time e piuttosto impegnativo, alzandomi alle 5 per studiare o passando i week end sui libri, mi trovo quasi al traguardo anche di quest'avventura... ( e in realtà sto leggendo da gg il tuo blog invece di ripassare Diritto Civile ma vabbè...una pausa ci vuole). Leggendoti mi sono ritrovata in tante cose , nelle tante differenze rispetto all'università dei "nostri"tempi. I professori non fanno piu' paura, capita di diventarne amici, di fare un aperitivo quando ormai hai sostenuto il loro esame e non c'è piu' conflitto d'interessi... I colleghi studenti hanno la metà dei tuoi anni ma ti fanno sentire parte del gruppo e a volte non riesci proprio ad immaginare che sulla carta potrebbero quasi essere tuoi figli! E poi..la cosa bella è quando i parenti e gli amici ti guardano male e ti dicono " ma perchè non metti su famiglia invece di pensare a tornare sui libri? "... Non so perchè ti ho scritto, forse per ringraziarti di averci fatti partecipi attraverso il blog di un'esperienza così bella. Mi sono ritrovata ad attendere con trepidazione di leggere il post successivo per vedere se quel mattone di esame l'avevi poi passato, o cos'avevi alla fine deciso per il tuo futuro. E' bello leggere una bella storia, di successo, non un successo inteso come soldi o celebrità. Un successo fatto di realizzazione. Una realizzazione intima, di se stessi il cui premio è diventare chi volevi essere. Per questo ti ringrazio. Per la lezione di positività ed ottimismo e la capacità di trasmettere un messaggio davvero importante, che in tanti non colgono. Realizzare se stessi è piu' importante di diventare importanti. Essere al posto in cui si vorrebbe essere è piu' importante dell'essere quel "qualcuno" che conta o che ha un sacco di soldi. E non ultimo... le lauree sono importanti, costano fatica e se sfrutti bene il tempo a disposizione, lo studio diventa un'opportunità. Ma una laurea non è tutto, come hai detto bene, c'è gente che ha una laurea con lode perchè ha avuto una gran serie di botte di biiip una dietro l'altra, e questo non puo' certamente rendere una persona migliore di un'altra che quella laurea non ce l'ha. Ma se dietro ad una laurea ( o a due in qualche caso!) c'è anche una persona che merita, come nel tuo caso, beh, allora la storia è tutta diversa! Continua così... e facci sapere come procede. In un mondo in cui tutti cercano sempre di dare visibilità solo al negativo, (quando poi il positivo c'è e tanto)è bello leggere qualcosa che puo' ispirare e dare speranza!!! un abbraccio!

Simone ha detto...

Simona: grazie, mi far piacere averti mostrato qualcosa di "nuovo" :)

Tamara: ciao! Grazie, penso di essere riuscito a trasmetterti esattamente quello che penso. Non è tanto la laurea, fare il medico, cambiare lavoro o altro... l'importante è realizzare le proprie aspirazioni. Ti auguro davvero di realizzare le tue.

Simone

CODODO VIỆT NAM ha detto...

uan An Tĩnh bị Nghiêm Dịch cười phát ngượng, nhân lúc đèn đỏ đập anh một cú tỏ vẻ kháng nghị. Ai ngờ Nghiêm Dịch lại túm lấy tay cô, giơ lên miệng hôn cái chụt. Quan An Tĩnh không phòng bị nên nhất thời trúng chiêu, khuôn mặt nhỏ nhắn thoáng ửng đỏ.
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tiếng anh cho người mới bắt đầu i náo loạn hồi lâu, Quan An Tĩnh mới nghiêm túc nói: “Chuyện Du Hiểu Hạm thích anh đồn trong trường, em chỉ nghĩ chị ta có hảo cảm với anh, nhưng không ngờ, chị ta lại thích anh đến như thế, thích tới mức có thể nói năng như vậy.”

Helmut Dempewolf ha detto...


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