28/11/16

Cosa fa uno specializzando in reparto.

Mi sa che hanno saputo che arrivavo...
Me l'avranno chiesto in 100 mila persone, e ogni volta ho promesso che "sì, presto scriverò qualcosa a riguardo" rimandando poi continuamente il tutto a data indefinita... ma insomma, adesso eccoci qua.

Il mio lavoro come specializzando in medicina d'urgenza è iniziato con una rotazione in reparto.

Per chi mi conosce, saprete già che i reparti non mi piacciono gran che. Ho scelto la medicina d'urgenza anche - o soprattutto - perché si lavora in Pronto Soccorso, dove non c'è troppa routine, dove si fanno i turni, dove si vedono tanti pazienti, dove si fanno cose che in reparto non si fanno eccetera eccetera.

Per cui, a dire la verità, non ero troppo contento di questa storia dei primi mesi in reparto. Però era una cosa che almeno per un po' mi "toccava", e alla fine insomma di necessità virtù, e ho iniziato.

Il lavoro di reparto consiste in questo: quando arriva un paziente lo si visita, si raccoglie la storia clinica e si riportano in cartella (che poi è tutto lavoro che si fa al computer) esami e consulenze varie che sono state fatte in pronto soccorso.

Chiarisco anche che, essendo un reparto di medicina d'urgenza, la totalità dei pazienti arriva dal pronto soccorso e non ci sono ricoveri organizzati o attività fatte - come si suol dire - "in elezione". Si tratta per lo più di pazienti cardiologici (dolore toracico, scompenso cardiaco eccetera), alterazioni metaboliche, qualcosa di neurologico o di infettivo... ma se qualcuno ha bisogno di una clinica specifica o di un intervento chirurgico, generalmente non viene ricoverato da noi.

Ogni mattina si fa il giro visita con gli strutturati e con il primario. Si guardano gli esami chiesti il giorno prima, si aggiornano le cartelle, e si programmano eventuali esami e procedure ulteriori da richiedere per i pazienti.

Alla dimissione, si scrive una lettera (sempre al computer) con tutti gli esami svolti, diagnosi, terapia da fare a casa ed eventualità varie, e la si consegna ovviamente al paziente che sta per andare via.

In questo modo si libera un letto. Arriva il ricovero di un paziente nuovo, e così via. Per sempre.

Orari molto tranquilli: 8-14 (che spesso sforano un po'), oppure 14-20. Niente notti. Un sabato su 3 lo facevo dentro a turno con gli altri specializzandi, e le Domeniche sempre libere. Ogni tanto qualche riunione o lezione che prende qualche ora in più, ma insomma siamo molto lontani dai racconti di persone che parlano di 80 ore a settimana, giorni e notti e di nuovo giorni consecutivi attaccati e altre storie terribili che avrete sentito anche voi.

Dopo un po' di sconcerto iniziale dovuto al fatto che - come già detto - lì non ci volevo propio stare per niente, alle novità e a tutto il resto, devo ammettere di essermi abbastanza ambientato. Con gli strutturati andavo d'accordissimo, con gli altri specializzandi ancora meglio. Alla fine bisogna dire che se anche il lavoro in reparto è un po' più noiosetto rispetto al lavoro in pronto soccorso, è anche un ambiente dove si lavora meglio, dove si fanno le cose con calma, dove non c'è il rischio di ritrovarsi in mezzo a un casino dove non sai più dove mettere le mani e che pesci prendere.

Quello in reparto è un lavoro tranquillo... e lavorare con tranquillità, a questo mondo, è un vantaggio da non sottovalutare.

Per chi poi chiedeva proprio di sapere: "che cosa fai di preciso nel dettaglio specifico?", forse anche per capire - credo - cosa toccherà più avanti fare a lui, butto giù nella rigorosa sintesi che mi contraddistingue (cioè a caso) le cose che - in 6 mesi - ho più o meno fatto. Anticipo che si svolge sempre tutto insieme o con la supervisione degli strutturati del reparto, che in linea di massima sono tutti specialisti in qualche settore della medicina interna.

Premetto inoltre che ormai negli ospedali grandi c'è uno specialista che si occupa di ogni cosa, per cui non capita mai o quasi mai che il medico di reparto o di pronto soccorso effettui procedure particolari da solo. Se devi fare qualcosa che entra in un ambito specialistico, quasi certamente se ne occuperà (anche) lo specialista, e il tuo ruolo finisce per diventare secondario.

Comunque sia, vediamo:

- Stesura dei ricoveri e delle lettere di dimissione. Che poi già ve l'avevo detto.

-  Visitare i pazienti e scrivere anamnesi ed esame obiettivo.

- Fare (mettere gli elettrodi e premere il pulsante) e leggere un elettrocardiogramma. Poi in ogni caso gli ECG sono refertati da un cardiologo, ma insomma è il caso che il tracciato sai anche interpretarlo da te.

-  Cardioversioni farmacologiche o elettriche (con presenza dell'anestesista). Se ci sono problematiche cardiologiche meno urgenti o più complesse il paziente va in cardiologia, per cui devo dire che è capitato veramente di rado.

- Scrivere e aggiornare le terapie insieme agli strutturati.

- Montare e smontare Holter cardiaci.

- Fare emogas, svilupparli e - ovviamente - interpretarli.

- Discutere con pazienti e relativi parenti delle condizioni cliniche dei pazienti suddetti.

- Chiedere TAC, RX, risonanze, consulenze specialistiche eccetera eccetera.

- Leggere i referti di TC, RX, risonanze, consulenze eccetera... ed eventualmente chiederne delle altre.

- Fare qualche prelievo venoso.

- Ecografie dei vasi epiaortici (che non avevo mai fatto, e uno degli strutturati mi ha un po' insegnato). Le ecografie del cuore e di altri distretti le fanno i cardiologi o l'ambulatorio di ecografia.

- Controllare i monitor/telemetrie dei pazienti quando suona qualche allarme, e saper capire se c'è davvero un problema o se è solo il paziente che si è mosso (generalmente, è la seconda).

- Controllare la ventilazione non invasiva se qualcuno la sta facendo. Non capita di montarla direttamente in reparto, e comunque io non sarei stato in grado di farlo. Ora sto imparicchiando.

- Intervenire in "emergenza" se un paziente sta male: aiutarlo se desatura, fare ECG e troponina se ha dolore toracico eccetera. In realtà i pazienti in reparto sono piuttosto stabili ed è raro che questo sia necessario... concludendo con i dovuti scongiuri.

Mi sembra bene o male di aver detto un po' tutto. Magari qualcosa me la sarò scordata, ma è più o meno così.

A rileggere tutto insieme devo dire che non ho mai avuto l'impressione di fare grosse cose... ma se pensiamo che ero al primo anno si può dire che - tutto sommato - me la sono cavicchiata. C'è un po' sempre la voglia di voler fare di più e di non dover ricorrere di continuo a specialisti o ambulatori o ad altre cose "esterne", ma gli ospedali moderni funzionano così e se per un medico "in formazione" può non essere il massimo per i pazienti direi che è sicuramente meglio.

Mi sento di concludere che, nonostante le mie rimostranze iniziali, l'esperienza in reparto è stata assolutamente positiva. Di sicuro è un tipo di lavoro troppo lineare e "impostato" per i miei gusti, per certi versi anche simile a quello che facevo come ingegnere (e non lo intendo certo in chiave positiva). Ma il lavoro è stato piacevole sia come carico lavorativo, sia umanamente e sia come possibilità di imparare o di mettere in pratica cose che già conoscevo.

A breve qualche notizia sul Pronto Soccorso e su quello che sto facendo ora. Lascio passare i miei soliti 2-3 4 5-6 mesi tra un post e l'altro, e poi torno :)

Simone

9 commenti:

Anonimo ha detto...

Ciao Simone,
ti seguo da tanto e ti leggo sempre con piacere e ammirazione.
Ho 24 anni, mi sono laureata lo scorso anno in biotecnologie mediche ma ho capito fin da subito che non fosse la mia strada: ho sempre voluto fare il medico, poi sono entrata come volontaria nel mondo del 118 e mi sono innamorata del tutto di questa professione ( e dei medici rianimatori che incontro :P ). Quindi ho deciso di provare il test di medicina il prossimo anno, ma ho il timore di trovarmi spaesata e a disagio in mezzo a ragazzini di 18 anni... tu ti sei sentito ( o ti hanno fatto sentire) fuori luogo? Come hai affrontato la cosa?
Grazie,
Elena

Maurizio Betti ha detto...

Ciao Simone, complimenti per il blog, molto interessante e davvero ben scritto. Sono un collega specializzando in anestesia. Ti scrivo per segnalarti questo simulatore ACLS online (http://www.acls-simulator.eu/) che ho, nel poco tempo libero, creato. Ti sarei davvero grato se riuscissi a mettere un link di segnalazione dal tuo blog, nella speranza che qualcuno posso essere interessato a collaborare per ampliarlo ulteriormente. Ciao!

pp ha detto...

Ciao Simone!
Leggendo il tuo post, in particolare quando definisci tranquilla la vita di reparto, mi sono chiesto "Ma in che Medicina d'Urgenza è stato???" XD

Se non ricordo male tu stai frequentando il tuo percorso di specializzazione in un gande ospedale... beh, se la "tua" MGU è così tranquilla mi sa che sono io ad essere capitato -come infermiere- in un reparto sfortunato!
Nella Medicina d'Urgenza che ho avuto modo di frequentare i medici mai hanno posizionato gli elettrodi per l'ECG, né eseguivano prelievi venosi, né montavano/smontavano gli elettrodi per gli Holter, né controllavano le telemetrie. Ecocardio invece sì, erano eseguiti dagli strutturati, si chiamava il cardiologo in presenza di casi complessi o dubbi.

Se dovessi chiedere ai tuoi colleghi della "mia" MGU se ritengono la vita di reparto noiosa e tranquilla... ti lascio immaginare dove ti manderebbero :P :P

Auguri di Buone Feste e tante belle cose! ;-)

CODODO VIỆT NAM ha detto...

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Anonimo ha detto...

Ciao Elena, io ho iniziato Medicina a 27 anni dopo essermi laureata a 24 in Farmacia ed essermi abilitata ed iscritta all'ordine (ed aver anche lavorato)!!
Capisco benissimo le tue paure, le ho avute e le ho tutt'ora anche io che sto al 4°anno ormai.
Se vuoi parlarne o vuoi un consiglio, scrivi qui e magari mi lasci la tua mail!
baci e buon anno!
Chiara

Anonimo ha detto...

Simone ci seiiiiii??? Facci sapere come procede :)

Riccardo

Anonimo ha detto...

Ciao Simone, innanzitutto grazie per il tuo blog. Voleva farti una domanda.

Nel tuo percorso di studente prima e specializzando poi, ti è mai capitato di sentirti “emozionato” e chiederti “chissà se reggo”?

Mi spiego meglio, alcuni dicono di non essere portati per fare il medico perché “svengono” davanti al sangue, ma credo che sangue a parte ci si possa imbattere molto spesso in situazioni di particolare sofferenza in cui la “freddezza” probabilmente viene col tempo, all’inizio immagino che sia normale avere delle reazioni emotive, che si tratti di “svenimenti” piuttosto che di battito accelerato, chiusura dello stomaco, tremori alla mano o altro, mi chiedevo se ti è mai capitato di sentire qualcosa di simile e come hai affrontato questa situazione. Qualcuno parla della prima autopsia, ma penso ci siano situazioni molto più stressanti che assistere ad un’autopsia, per esempio riuscire a far fronte ad una situazione di grave emergenza. Puoi raccontarci se non hai mai avuto il minimo di questi problemi oppure se hai dovuto affrontare e superare qualcosa di simile?

Grazie
Carlo

Simone ha detto...

Ciao Carlo.
Durante lo studio ti sentirai continuamente inadeguato, spaventato, preoccupato, a rischio di sentirti male eccetera.
Fare il dottore è anche quello, imparare ad affrontare certi stati e situazioni. Non si studia e non si imparano solo nozioni, formule o poesie da ripetere al professore, ma si impara anche a fare il medico e a fare quello che bisogna fare nel momento in cui va fatto.
Sul vecchio blog parlavo spesso di queste cose. Comunque insomma vai ai tirocini e vai a frequentare, e col tempo imparerai a gestire lo stress e le emozioni. Se fosse facile o immediato diventare un dottore freddo e professionale in ogni frangente, non varrebbe forse nemmeno la pena dedicarci tanto impegno, non trovi? :)

Simone

Anonimo ha detto...

ciao Simone....sei nuovamente assente da un po'!! Vorrei chiederti una cosa che ho spesso pensato: dove hai trovato la forza di andare sempre avanti e di continuare a studiare sempre di più? E soprattutto di essere sempre in regola con gli esami!
mi spiego, per questioni familiari mi sono arretrata qualche esame e mi sento di impazzire...devo assolutamente recuperare ma dove studio io gli esami sono tutti accorpati e molto pesanti a differenza ad esempio di Roma...infatti ora sto preparando anatomia patologica che da noi è tutto un mattone enorme, iniziando ora sperando di riuscire a darlo per giugno...qui gli esami non sono mai divisi, nessuno! Dobbiamo sempre portare tutto insieme ed è una roba assurda....
Le mie preoccupazioni sono di non riuscire a stare al passo, sono già laureata e a volte accuso parecchio la stanchezza mentale e noto una grandissima differenza tra la mia mente e le mie capacità mnemoniche e di concentrazione attuali e quelle che avevo anni e anni fa.
Sono attualmente al IV anno e quindi mai mi sognerei di abbandonare Medicina, ma anzi continuo a lottare quanto più posso.....ma appunto mi chiedo come tu abbia fatto e come affrontavi lo studio, soprattutto quando questo richiede grande concentrazione e capacità mnemoniche....
Chiara