27/07/15

La notte prima del concorso.

Col filtro azzurro il mare sembra quasi pulito. Quasi.
Stanotte - a dire il vero - non lo so che faccio.

Diciamo che spero di riuscire a dormire presto, che domani mi aspetta un'alzataccia terribile (e pure dopodomani, se è per questo).

Oggi, invece, in giornata, mi sono andato un po' a "riprendere" al mare. Una passeggiata sulla spiaggia, un po' di sole, e insomma niente di che.

Credo che ammazzarsi proprio il giorno prima di una prova importante abbia poco senso. Ora che sono un po' più rilassato mi riguarderò appunti e schemini che mi sono fatto in questi giorni, e domani vedremo come andrà.

Che poi parlo bene ma razzolo malissimo, visto che da quello che ho appena scritto sembro uno che si sente super-tranquillo, e invece questa incertezza totale su cosa mi aspetta da qui a 6 mesi, 1 anno e 5 anni inizia veramente a farsi un po' sentire. 

Comunque vadano le cose, intanto io per prepararmi (nei limiti delle mie possibilità) ce l'ho messa davvero tutta, e tra domani e venerdì, in queste prove cortissime - si tratta di poche crocette al giorno - ma massacranti, cercherò di dare il meglio.

Poi alla fine della fiera faremo i conti con i risultati alla mano, e si potrà decidere se trasferirsi, accettare una seconda scelta o trovarsi qualcosa da fare come non-specialista, senza stare a preoccuparsi prima di decisioni che uno potrebbe semplicemente non trovarsi a dover prendere.

E vabbe': al mare ci siamo andati. Pure il blog l'abbiamo aggiornato. Ho già stampato i fogli dell'iscrizione e preparato tutti i documenti da portare alla commissione.

Non resta che ripassare un po' le ultime cose - come già vi dicevo - e poi almeno la parte "preparatoria" di 'sto cavolo di concorso è andata.

E vedremo un po' che cosa riusciamo a combinare.

Simone

10/07/15

13180 buoni motivi.

Tutti fermi buoni e in fila, che dobbiamo fare l'appello!
Aggiornamento carico di pathos (si fa per dire) con la notizia di praticamente 5 minuti fa arrivata dal Ministero: al concorso per la specializzazione siamo in - fammi vedere - 13180 partecipanti.

I posti a concorso sono qualcosa più di 6000. 6300, mi pare. E insomma, ora vi aspetterete il solito pianto lamentoserrimo di quello che "io la specializzazione manco la voglio fare"... ma, invece, siamo ottimisti: mi aspettavo molto peggio.

Avevo fatto due conti, e pensavo che saremmo stati 18-20 mila partecipanti. Un posto in specializzazione ogni 3 e passa. Così invece c'è - quasi - un posto ogni 2, e le statistiche si fanno più favorevoli.

Che poi se andassimo a vedere il numero preciso delle persone realmente interessate alla medicina d'urgenza, sono quasi convinto che il totale degli aspiranti medici di pronto soccorso sarebbe inferiore a quello dei posti a disposizione.

Certo a Roma o in altre città grande non si entra perché non si entra (visto che metteranno tutti quelle come prime scelte) ma secondo me il medico di pronto soccorso è e resterà un lavoro "desiderato" da pochi. Per tutti i motivi del caso che sono - essenzialmente - che si tratta di un lavoro faticoso, che si guadagna meno rispetto ad altri indirizzi, che ti becchi un sacco di fregature e responsabilità, che i pazienti ti denunciano e ti picchiano... e tutte le cose insomma che ti fanno amare questa branca della medicina.

Per cui, ecco, se ci fosse una selezione a parte del tipo "chi vuole fare l'urgentista, e solo l'urgentista, metta il dito qua sotto", secondo me bisognerebbe capire dov'è che ti mandano, ma alla fine ci sarebbe posto per tutti, o quasi.

Il guaio dei 13000 e rotti partecipanti, è che potendo ognuno mettere 3 scuole di specialità come possibili opzioni, finisce che ti trovi a competere con tanti altri neo-laureati che magari non entrano nella loro - ambitissima - prima scelta, ma che partono magari con un punteggio più alto del mio, sono più bravi (perché è vero che tanti, sulla teoria, sono più bravi di me) e possono facilmente raggiungere un punteggio migliore e fregarmi il posto.

Tutto giusto e tutto corretto: alla fine non è che uno può essere limitato a una scelta sola. Però pure un po' mi scoccia pensare che magari quello che volevo tanto fare io, finirà per essere la vita di qualcuno che invece voleva tutt'altro.

2 persone insoddisfatte al prezzo di una, insomma. Ma così è la vita. E sono 2 o 13mila, a seconda di come andrà 'sto concorso.

A parte questo insomma continuo a studiare (con un briciolo di ottimismo in più, lo ammetto). Dal 28 al 31 ci saranno le prove, e vi dico solo che tocca stare lì - in una sede lontana e immersa nel traffico - alle 8 di mattina per un test che inizia alle 11 e che dura 1 ora o pure meno, a seconda delle giornate.

Insomma mi aspetta una bella ammazzata. Ma almeno ho qualche buon motivo per crederci almeno un attimino in più rispetto all'ultima volta.

Vedremo. Vi farò sapere. E intanto torno a studiare.

Simone

23/06/15

Il concorso per la specializzazione.

Basterà questo pezzetto di matita per altre 10 mila crocette?
Oggi si sono chiuse le domande per iscriversi al concorso, e insomma: siamo (?) iscritti, è andata, ed eccoci in ballo.

La cosa positiva del concorso è che ci sarà a fine Luglio. Una data abbastanza ravvicinata che non ci costringerà a studiare per mesi e mesi ma bensì soltanto per un tempo relativamente limitato.

La cosa negativa è che tra libri di test, vecchi testi, manuali e quant'altro mi sono sepolto vivo di libri che probabilmente non riuscirò manco a leggere fino alla fine.

Quello che sto facendo è:

1) Test di prova su libri di test di prova con le crocette.

Questo è un buon esercizio e un buon ripasso. Fermo restando che - probabilmente - le crocette che faccio per prova con quelle che saranno al concorso non c'entrano niente.

2) Ripasso rapido di un po' di tutto.

In maniera molto soft mi sto risfogliando i vari libri (specie quelli delle patologie integrate) per rivedere gli argomenti che ricordo peggio. Ovviamente ristudiare (o studiare) tutto è utopico.

Il problema è che - per esempio - sono assolutamente una pippa su antibiotici e reumatologia. Per cui mi vado a rileggere quello che non ricordavo (tutte cose che in questi anni avrò già studiato 6, 7 e anche 10 volte) ma poi quando capitano altre domande a riguardo finisce che le toppo lo stesso.

Certe cose della medicina sono semplicemente poco intuitive, meno interessanti e - per quanto mi riguarsa - impossibili da imparare sui libri. È un fatto che io ho personalmente deciso di accettare. Gli scrutinatori dei concorsi, purtroppo, no.

Da quello che scrivo sembrerà chissà quanto stia studiando, ma la verità è che sono un po' "moscio" e non riesco a fare più di tanto. Anche in ospedale sto andando sempre meno: un po' perché devo studiare e non perdere tempo con altre cose. Un po' perché alla fine penso pure che - comunque vada il concorso - non potrò in ogni caso continuare a frequentare quel pronto soccorso in particolare... ed è un'altra cosa che un po' mi dispiace.


L'idea di non calcolare nemmeno l'ipotesi della specializzazione era anche perché mi aspettavo che sarebbe stato un periodo un po' di merda come questo: studio "a perdere" senza un obiettivo preciso, dover dire addio a posti e persone ai quali mi sono affezionato, l'idea che non vorrei sinceramente fare altro nella vita a parte il dottore... anche se per fare il dottore ci sono tanti modi, e come finisci a farlo non è necessariamente scontato.

Eh vabbe': torno un po' a studiare, che poi se no mi vengono i sensi di colpa. Prometto altre notizie a breve e aggiornamenti meno "rarefatti". O, almeno, ci proverò :)

Simone

18/06/15

Falene - Di Alessia Fiorentino.

La casa editrice Elpìs presenta “Falene”, romanzo scritto da Alessia Fiorentino, giovane autrice palermitana, in passato autrice di Flaccovio e di Rizzoli con la saga di “Sitael”.

Ha scelto la nuova casa editrice Elpìs per la sua nuova saga urban fantasy dai toni dark e drammatici, i cui protagonisti, Evan e Pandora, si scontrano in un gioco dalle conseguenze letali.

Un mostro, una ragazza, un gioco mortale: benvenuti a Folklore.

TRAMA:

Folklore: una cittadina sul confine tra possibile e impossibile, dove ombre, fantasmi, streghe, spiriti del bosco e demoni vivono sotto la tutela dei Guardiani.

Evan: il ragazzo delle falene, un essere bellissimo ma spietato, in grado di fare qualunque cosa e intenzionato a distruggere il mondo.

Pandora: l’umana disposta a tutto per fermarlo e per vendicare la morte della sorella, anche accettare il mondo che ha scoperto con la Seconda Vista e sfidare Evan a un gioco dalle conseguenze letali. 
Sperando di non innamorarsi di lui.

Un mostro, una ragazza, un gioco mortale: benvenuti a Folklore.
 
ESTRATTO:

Pensai al giorno in cui lo avevo incontrato sul prato. Per quanto fosse bello non ero riuscita a vederlo come un ragazzo: era il mostro con cui avevo iniziato una partita. Non sapevo ancora in che squadra giocava lui e in quale giocavo io. Forse mi stavo battendo per l’intera umanità, ma continuavo ad avere paura di lui.

Eppure non riuscivo a smettere di pensare alle sue labbra sul mio viso. Le labbra del mostro che aveva ucciso mia sorella.

Che voleva distruggere la cosa più importante per me.

Che mi avrebbe uccisa alla fine del gioco.

SITO WEB:

04/06/15

Il concorso, e i progetti per il futuro.

Si prevede un'estate meravigliosa: quella del 2016.
Qualche giorno fa, è stato - finalmente - pubblicato il bando del concorso per l'accesso alle scuole di specializzazione (di Medicina, ovviamente).

Come dico da tempo immemore (si parla del vecchio blog!) io la specializzazione non la vorrei proprio fare. Cioè non la volevo o non l'avrei voluta, fare. O meglio ancora: non avrei voluto provare il concorso... che tra provarci ed entrare sul serio - effettivamente - c'è una bella differenza.

Insomma io speravo di arrangiarmi col master che sto facendo, ambulanza, corsi da ecografista eccetera. Il problema però è che a parte non aver trovato ancora altro (ma mi sono abilitato da pochissimo) il mio "desiderio" diciamo maggiore sarebbe quello di lavorare in pronto soccorso. E in pronto soccorso ormai prendono soltanto medici specialisti... e pure gli stessi specialisti non è che li assumano e li tengano con chissà quanta facilità. Ecco.

D'altro canto, la vita dello specializzando non mi attira proprio per niente:

Intanto col concorso nazionale finirò comunque lontano da casa. Che le città grandi sono più richieste e io posso ambire a qualcosa di più basso in classifica. Ma basso basso per non dire che se già in classifica ci entro sarà un mezzo miracolo.

Poi vedo specializzandi - non quelli di medicina d'urgenza, sottolineo - che stanno in ospedale dalla mattina alla sera. Più le notti. Più diversi fine settimana al mese. Parliamo di orari di 70-80 ore settimanali, magari in posti dove non ti insegnano nemmeno così tanto e stai solo lì a coprire le carenze di personale.

Insomma 5 anni lontano da casa in una sorta di galera, per avere un titolo in più da sfruttare - forse - per un lavoro futuro un po' più appetibile. E ripetiamo il "forse".

Una volta a 2-3 anni dalla laurea tutti i medici erano già specialisti in qualcosa. Bastavano anche 6 mesi di tirocinio per partecipare a certi concorsi, e poi andavi avanti. Adesso invece a 1 anno pieno dalla laurea si tiene il concorso per finire chissà dove a fare chissà cosa, e mi pare sinceramente una gran fregatura.

Per cui, va bene, il progetto è il sottostante:

Provo il concorso a fine luglio. Vedo se entro, dove mi mandano e dove vado a finire e se mi piace resto e mi specializzo. E punto.

Se invece non entro da nessuna parte o non mi piace dove finisco, mi iscrivo a un secondo master e inizio a lavorare in ambulanza. Poi dopo un po' mi apro qualcosa privatamente, e alla sanità pubblica e al pronto soccorso non ci penso più. Che mi pare non ci sia proprio tutta ques'taria. La fregatura è che per "provare" una specializzazione rischio di perdere il master in medicina d'urgenza (non si può essere iscritti a 2 cose contemporaneamente) ma speriamo di no e a questo ci pensiamo dopo.

A parte le magagne burocratiche, io sinceramente vorrei tantissimo lavorare nell'emergenza, e non ho mai avuto questa stima così inamovibile per la sanità privata. Però qua davvero non vedo altri percorsi, e specializzarmi in un posto che non mi piace inizia a essere un sacrificio davvero troppo grande anche per uno che - per fare il dottore - ha buttato al secchio un'altra laurea e ha ricominciato completamente da zero.

Un po' più di ottimismo la porta la possibilità della nascita del doppio canale. Praticamente lavori presso una ASL o non so in che struttura territoriale. Nel frattempo segui i corsi di specializzazione, e ti specializzi in non so quali scuole (non credo che sia inclusa medicina d'urgenza, ma potrei scegliere una specializzazione equipollente).

Insomma sarebbe un modo per restare nella sanità pubblica, specializzarsi, fare esperienza, magari avendo un ruolo di secondo piano per qualche annetto ma a condizioni tutto sommato migliori. Purtroppo non se ne sa ancora niente: è un'idea osteggiata e rifiutata un po' da tutte le associazioni studentesche, università, primari e medici ospedalieri - che forse non si rendono conto della situazione che stiamo vivendo io e tanti altri medici appena laureati - e le discussioni a riguardo non vengono rese pubbliche.

Io un po' invece ci spero. Come un po' spero che il concorso vada meglio del preventivato, e come spero che pure per conto mio una volta "mollata" l'idea irrealizzabile del lavoro nel pubblico troverò comunque qualcosa di gratificante e utile da fare.

Tante speranze e tanti progetti, insomma. E intanto, come da un po' di tempo a questa parte, aspettiamo.

Simone

18/05/15

Libri, medicina e altre cose.

Se per caso ve lo foste perso...
Scusate se è un po' che non aggiorno... ma un po' mi piaceva tenere un po' più a lungo in "evidenza" il post passato, e un po' non è che ci fosse proprio così tanto da dire.

A dire il vero qualche novità c'è: ho iniziato a mettere i miei ebook anche su facebook, per cui magari non c'entra molto con la medicina, ma dal punto di vista della scrittura qualcosina comunque la sto facendo.

Il link a una pagina "complessiva" con tutti gli ebook ancora non c'è. Intanto però ve ne metto un paio:

Da ingegnere a medico.

Il gatto che cadde dal Sole.

Dopo questo passaggio diciamo "promozionale", veniamo alle solite cose riguardanti la medicina.

Intanto sono tornato al centro accoglienza di cui ho già parlato, e mi è capitato di visitare altri profughi. Non è un lavoro nel quale sto impegnando chissà quanto (qualche ora molto saltuariamente) e non è che lo faccia con chissà che scopi umanitari di cui vantarmi: faccio volontariato alla Croce Rossa da tanto ormai, e se mi chiamano di tanto in tanto ci vado e provo a fare qualcosina.

Non è nemmeno detto che in futuro ci andrò di nuovo. Certamente l'emergenza umanitaria continua e continuerà a lungo, ma insomma magari cambiano organizzazione, magari cambierò progetti io... insomma non lo so dire.

Per il resto continuo col master in medicina d'urgenza e con la frequenza del pronto soccorso. Magari in questo periodo sono un pochino stanco e ci vado appena un pochino meno... ma comunque vado avanti.

Sto ancora aspettando che esca il concorso della specializzazione (che come dico sempre non sono tanto sicuro nemmeno di voler fare). Intanto doveva uscire a Febbraio, poi ad Aprile... e adesso l'hanno rimandato di nuovo e ancora non si sa quando. Anche se dicono che il concorso dovrebbe comunque tenersi a fine Luglio... vedremo.

E ok. Mi scuso ancora per l'assenza prolungata. Spero di avere novità più interessanti in futuro. In tanto vi saluto, e a presto!

Simone

29/04/15

La prima volta che ho fatto il dottore.

Sono tipo le 7 e mezza di sera.

Io sto a casa, che alle 8 devo uscire per andare a mangiare la pizza. Invece squilla il telefono.

«Sono Tizio della Croce Rossa» mi sento dire. «C'è un arrivo di migranti al nostro centro accoglienza. Abbiamo un unico dottore solo disperato, che per caso gli andresti a dare una mano un paio d'ore?»

Io è un po' che volevo fare qualcosa del genere. Che poi magari mi hanno chiamato proprio perché avevo fatto da poco presente questa mia disponibilità, suppongo... e vabbe': addio pizza, metto la divisa, e parto per 'sto posto dove devo andare.

Il centro accoglienza sta veramente, ma veramente in culo alla Luna. Però facciamo che arrivo subito, pure se invece non è vero, che non è che possiamo stare qua a scrivere davvero di ogni minimo particolare.

Insomma, il posto è un campeggio con una serie di container messi a schiera. Ogni container ospita - credo - 4 persone. Ce ne sono già una sessantina, e devono arrivarne altre 30.

Della Croce Rossa ci sono un po' di volontari e alcuni dipendenti. È notte, fa freddino, e ringrazio l'ultimo pezzetto di cervello non del tutto bacato che mi ha detto: "sì, ora fa caldo. Però il giaccone della divisa portatelo".

Tra i container vedo aggirarsi qualcuno degli ospiti del campo. Da una parte, un gruppetto ascolta alla radio una musica che non saprei dirvi se fosse hip hop o una qualche roba loro africana... o entrambe le cose. Gli faccio un gesto di saluto, e loro ricambiano. Avranno 12, 13, massimo 15 anni.

I nuovi ospiti stanno partendo dalla questura dopo tutte le procedure del caso, e tardano ad arrivare. Quando, a un certo punto, arriva la notizia: l'altro dottore che dovevo aiutare ha un problema, e non arriva più. I volontari sistemeranno i nuovi arrivi alla bene e meglio, e poi le visite mediche verranno fatte domani mattina. A meno che...

A meno cheeeeeeeee....

A meno cheeeeeeeeeeeeeeeeeee....

Vabbe', ovvio: a meno che non resto io. Io che 'sta cosa non l'ho mai fatta, e che un po' mi sento come se questo grande siluro che gira e che gira stia trovando mio malgrado una sua spiacevole sistemazione.

E devo dire che me la faccio veramente un po' sotto: non so bene che succederà se rimango, non penso di essere all'altezza... e poi mica è colpa mia che l'altro dottore ha avuto dei casini, no? E a me chi cavolo mi paga? E chi me lo fa fare!?

Intanto sento i dipendenti e gli altri volontari che si organizzano.

«Se qualcuno ci pare che abbia qualcosa di contagioso, lo mettiamo da solo e poi i dottori lo vedono domani».

Uno di loro è ben al secondo anno di Scienze Infermieristiche. Che problema c'è?

E insomma, io mi immagino questi che dopo un viaggio allucinante arrivano finalmente qui, e non trovano nessuno che se li caga, e non mi pare proprio questa cosa ben fatta. E anzi: diciamo pure che mi sento veramente, veramente una merda.

È deciso: rimango.

Con gli altri ci mettiamo a organizzare un po' il container dove avverranno le visite. Lo studente di infermieristica mi fa un ripasso sulla scabbia e mi mostra la scorta a vita di Permetrina che lui stesso ha comprato. Io mi preparo mentalmente con il fonendoscopio trovato nell'uovo di pasqua in una tasca (l'altro l'ho lasciato in ospedale) e il prontuario della guardia medica nell'altra.

Passa un'altra oretta bella piena, e - finalmente - arriva il pulmino dei volontari che porta i nuovi ospiti.

Sono 17. Ci ha detto bene, che ne aspettavamo 30. A un primo sguardo sembrano un po' più grandi dei ragazzini che vedevo prima. Molti di loro hanno delle coperte sulle spalle, e le donne portano lo chador.

Gli operatori della Croce Rossa li fanno mettere in fila, e prendono le loro generalità. L'idea è di fare un elenco, vedere chi ha problemi sanitari particolari da gestire subito, poi fargli fare una doccia, dargli da mangiare e infine sistemarli negli alloggi dove saranno ospitati in attesa di un'altra visita - più accurata - che sarà fatta domani mattina.
 
Inizio col vedere prima le donne. Per fortuna c'è una di loro che parla inglese, e si offre di aiutarmi per comunicare con chi invece parla solo la propria lingua, se no era un bel problema. Mi faccio anche aiutare da una volontaria, che visitare le donne da solo non conoscendo i relativi usi e costumi non mi pare davvero una grande idea. Proprio no.

Con tutti quanti inizio facendo le domande "standard" che stanno su un foglio di visita "standard" che mi hanno lasciato, e poi improvviso a seconda dei casi e delle necessità.

«Hai problemi di salute?»

La risposta, in genere, è "no". Ma poi tanto come gli fai altre 2 domande viene fuori ogni patologia contenuta nell'Harrison, e anche qualcosa che devono ancora scoprire.

«Hai prurito?» chiedo.

A questa rispondono praticamente tutti "sì".

«Hai la tosse?»

«Sì»

«Ti fa male da qualche parte?»

Sempre "sì".

E così via, domanda dopo domanda, in una sorta di screening nei confronti di una popolazione ridottissima ma nella quale la prevalenza di patologie di qualunque tipo è 10 mila volte quella all'interno della popolazione generale. Per dirlo in termini meno medichesi e più comprensibili, i migranti arrivano qui che stanno tutti rovinati.

Per il resto mi limito a guardare sulle braccia e sulle parti più esposte se ci sta qualche lesione. Poi sento il torace col fonendo per capire se qualcuno ha la polmonite, e poi insomma guardo quello che c'è da guardare ma senza starci troppo a perdere tempo, che è tardissimo e loro sono tanti e ci sono ancora un sacco di cose da fare.

Sul foglio della visita scrivo qualche riga riguardo a quello che ho trovato. Se c'è qualcosa che ritengo vada approfondito in seguito, lo scrivo grande e lo sottolineo più volte.

Finisco di vedere le donne, e passiamo agli uomini. Anche qui c'è chi ci dà una mano facendo da interprete, e adesso mi aiuta un volontario maschio. Rispetto alle donne, gli uomini sono più malandati. Sembrano anche più grandi, ma l'età media è sempre 18, 20, 25 anni. Difficile che qualcuno ne avesse di più.

«Qui mi hanno sparato nel 2002» mi dice uno, mostrandomi una gamba ridotta male. Poi si alza la maglietta, e mi fa vedere due buchi sulla pancia.

«Questi, invece, me li hanno fatti qualche anno dopo».

"Esiti di ferite da arma da fuoco all'arto inferiore destro e all'addome", scrivo sul foglio visita. Intanto mi chiedo se ho mai conosciuto qualcun altro a cui abbiano sparato da ragazzino. Due volte. E non me ne vengono in mente poi tanti.

Un altro mi dice in inglese qualcosa che tradurrei tipo: "l'Italia e la Somalia devono essere unite".

Quale dei nostri politici eleggerebbe a cavallo di battaglia una affermazione del genere? Probabilmente, chiunque di loro.

Nel corso delle visite lancio tubetti di Permetrina come se fossero coriandoli. Ho ben 6 (SEI) pasticche di tachipirina da distribuire saggiamente a quelli che sembrano più doloranti. Intanto sottolineo patologie e malanni mai sentiti, o che sembrano la versione super-incazzata di cose che qua sono banalissime. Domani verrà qualche altro medico un po' più esperto, e vorrei che insomma certe cose fossero - nei limiti delle mie possibilità - chiare.

«Mi fanno male le gambe» così dicendo, uno degli uomini fa il gesto di portare le ginocchia al petto. «Sulla barca sono stato tutto il tempo così».

«Quanto siete stati sulla barca?» chiedo io.

Lui ci pensa un po', come se avesse difficoltà a mettere insieme i giorni e le notti.

«Quattro...» dice. «No! Cinque giorni».

Io deglutisco, e non dico niente: cinque giorni su una barchetta in mezzo al mare. Che loro non è che sono stupidi: lo sapranno che, la barchetta, un numero statisticamente significativo di volte da qualche parte arriva. Ma sapranno pure che - qualche altra volta - no.

Un po' come da noi quando prendi l'aereo e c'hai paura che casca. Soltanto con la possiblità che cada davvero moltiplicata per 100 mila milioni di miliardi di volte... ma comunque - più o meno - stiamo lì.

Mi rendo conto che continuo a tirare fuori stastiche, numeri, possibilità. Sarà che alla fine ho visitato 17 persone nel giro di 2 ore e mezza. Sono le 3 di notte. Ho la schiena che implora pietà tra L4 e L5 e vorrei dire che sono felice, stanco, allegro e soddisfatto... ma per il momento sono solo contento di poter tornare a casa a dormire tutte le ore che posso.

Finito tutto quello che c'è da fare, i volontari mi riaccompagnano col pulmino per un tratto di strada. La periferia è un chiaroscuro di luci e palazzi che si perdono a vista d'occhio. Sul cellulare ho una foto mia, in divisa, davanti al container/ambulatorio dove ho fatto le visite.

Faccio per metterla su Facebook. Scrivo un commento del cazzo sull'Europa, sui migranti, e su tutte queste cose di cui si parla sempre... ma poi, alla fine, ci ripenso.

Cancello tutto, e la foto me la tengo per me.

Simone