Non è una situazione di povertà, o un malessere fisico, e anzi rispetto a tutti quelli che sono vissuti prima di noi nella storia dell'umanità ce la passiamo alla grande. Però se vedo i miei amici, o anche a guardare me stesso, ho come la sensazione che ci sia qualcosa di profondamente sbagliato.
Saranno le immagini con cui ci hanno bombardato fin da ragazzini. I troppi fumetti e il cinema. Forse i computer, la pubblicità, i cartoni animati... o anche qualcosa che è troppo più difficile da individuare. Magari qualche notizia passata al TG e che ci ha sconvolti tutti, creando una sorta di trauma generazionale senza che i nostri genitori, gli adulti di allora, se ne accorgessero.
Un ragazzino della tua età è caduto in un pozzo, nessuno poteva salvarlo ed è morto. Un ragazzino della tua età non aveva da mangiare, nessuno lo ha aiutato ed è morto. Un ragazzino della tua età è finito sopra una mina ed è morto. Aveva la tua età, non c'era niente da fare ed è morto. Morto morto morto.
E io ricordo che davvero ci stavo male: m'immaginavo incastrato dentro a un pozzo buio e umido. Minacciato dai bombardamenti, sgozzato dai terroristi, malato, rapito, morto di fame, orfano e abbandonato e non so in che altra situazione disperata. Di me non sarebbe fregato niente a nessuno, e sarei morto solo e disperato.
Oppure sarà colpa di qualcosa legata al sesso, o magari ancora questo assurdo bisogno che ci hanno inculcato di apparire a tutti i costi senza però, allo stesso tempo, fare qualcosa che ci distingua realmente dagli altri.
Adesso non so se tutte queste cose hanno davvero avuto una qualche influenza su di noi, ma io avverto nella mia generazione un qualcosa di diverso che prima non c'era. Voglio dire: alla nostra età, i nostri genitori avevano già fatto famiglia. Avevano un lavoro che sarebbe rimasto quello, avevano una casa, avevano una routine e avevano anche un casino di problemi da risolvere ma che comunque - giorno per giorno - affrontavano.
Oggi invece è già tanto se uno ha capito il lavoro che vorrebbe fare, figuriamoci arrivare a farlo. Passiamo da una relazione all'altra (amorosa o di amicizia) come se le persone attorno a noi fossero dei vestiti alla moda da sfoggiare un po' prima di gettare in qualche armadio. I nostri sogni non si realizzano mai, e spesso preferiamo mollare tutto e ricominciare da capo con qualcos'altro, perché tanto non era destino.
Cioè, signori miei (e smettiamola di farci chiamare ragazzi!): io ho solo amici che vorrebbero farsi casa, vorrebbero trovare un lavoro figo, vorrebbero trovare la donna (o l'uomo) dei loro sogni, vorrebbero scrivere, vorrebbero fare questa cosa qui, andare in quel posto là, e i più furbi sono quelli che vorrebbero semplicemente scappare. Però poi mi ritrovo a feste con gente che parla solo di film e videogiochi, che s'ubriaca e basta, persone che ripetono solo le parole figa e scopare, gente che si fidanza e sfidanza come se fosse un hobby o certi tizi che passano la vita a lamentarsi che il mondo fa schifo, e che l'unica retta via sarebbe fare quello che fanno loro: e cioè un cazzo di niente.
Insomma, vorremmo e vorremmo ma poi non combiniamo mai un accidenti. Se poco poco iniziamo qualcosa, alla minima difficoltà molliamo tutto, diamo la colpa agli altri e corriamo a piangere dai nostri genitori.
Ma che razza di falliti sfigati siamo diventati e (sempre per quella storia di dare la colpa agli altri) cosa accidenti ci hanno fatto?
Io non lo so.
Io - davvero - non lo so.
Simone

