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| Ripassiamo bene... che domani c'è sala operatoria! |
"Ho passato l'agognato test di Medicina per poi essere la persona più felice del mondo. Mio padre poi si trasferì all'estero e - tragedia - secondo lui dovevo andare (...) in vacanza ci andavo comunque, ma lui mi voleva lì. Così, un giorno, chiese al collega chirurgo di portarmi con lui in ospedale.
Sono tornato in Italia a sistemare 2-3 cose e poi mi sono trasferito. Una follia?
Non saprei dirtelo: mentre i colleghi del sesto anno di Roma non sapevano se mettere i loro primi punti di sutura, io al secondo suturavo i politraumatizzati. E poi, dal secondo in poi, è stata tutta pratica, tutti i giorni.
Un giorno di turno (24 ore) ogni 7 giorni. La disponibilità accademico-ospedaliera va dalle 5 di mattina fino alle 12 per la materia principale (med. interna, chirurgia, gineco, pedi, etc.) e nel tempo restante hai la secondarie (emergenze, med. preventiva, etc). Non so se quello che sto vivendo è un sogno, ma se è così spero di non svegliarmi!"
Insomma si parla di pratica nei reparti di medicina per studenti o neo-laureati, come me. Da un lato c'è l'università italiana dove - lo dicevo proprio ieri ad altre persone che chiedevano informazioni - potresti passare 6 anni senza vedere una sala operatoria o un ambulatorio e quasi nemmeno una corsia ospedaliera.
Non sto scherzando: i tirocini obbligatori sono pochi e magari i professori controllano raramente. Per cui esiste la reale e concreta possibilità - ovviamente parlando per assurdo - di diventare dottori studiando sui libri e facendo esami, ma senza aver mai visto un malato vero.
E dall'altro lato l'esperienza di Alex: tantissima pratica, e a partire praticamente da subito. Ma insomma è davvero "meglio", come sistema?
Secondo me - a parte che sono ovviamente invidiosissimo del racconto di Alex - andare in corsia fin dal secondo anno inizia a essere un po' prestino. Anche nel pronto soccorso dove frequento ho visto persone praticamente appena uscite dal Liceo che seguono gli strutturati, vedono i pazienti, magari fanno le prime medicazioni... ma a quel punto mi chiedo quale sia la differenza tra un dottore e una qualsiasi altra persona se dopo 1 anno di università sei già lì a fare un po' di tutto.
Da noi la quantità di teoria oltre che spesso inutile è comunque proibitiva, e non ci sarebbe effettivamente nemmeno il tempo materiale di andare in reparto tutte le mattine. Ma come si fa a conoscere la cardiologia, leggere un ECG, sapere le basi della fisiologia, ricordare i principi attivi dei farmaci, conoscere le linee guida principali e le varie patologie già dopo 1 anno di università?
Cioè se basta davvero solo la pratica, a questo punto l'università a che serve?
Per me sarebbe giusta una via di mezzo: una facoltà di medicina dove per 3-4 anni fai teoria, e l'ultimo anno fai solo tirocinio pratico. Insomma 1-2 anni di meno rispetto a come funziona ora, con un anno dedicato all'aspetto pratico che in altri paesi magari inizia molto prima.
L'approccio chiamiamolo "estero", dove appena entrato hai già una sorta di ruolo sanitario, mi pare un eccesso opposto perché - immagino - servono magari in fretta nuovi dottori da inserire nei reparti... ma saranno dottori con qualche grossa lacuna o limitati al loro campo specifico di specializzazione.
Voi, insomma, che ne pensate?
Simone





