31/03/09

Perchè il mondo di oggi fa meno schifo del mondo di 20 anni fa.

Se vi capita di leggere qualche nuovo libro, di bazzicare su forum, blog e siti internet, o se avete addirittura l'ardire di guardare il telegiornale, potreste provare la stessa mia impressione di ritrovarvi in mezzo a una vera e propria epidemia di pessimismo catastrofico e senza speranza.

Molta gente appare sinceramente convinta che il mondo vada di male in peggio, e che ogni volta che sorge il sole la vita faccia quel tantinello che basta più schifo di quanto già non facesse il giorno precedente. Saremmo insomma in una sorta di parabola discendente, destinati a un futuro oscuro e deprimente da cui nessuno ci salverà: nemmeno i nostri eccellenti e stimati politici.

Una volta non era così, ma oggi siamo tutti molto più negativi... vedete? Ci stavo quasi cascando pure io (e penso anche di averlo fatto, magari sul post sui giovani di qualche tempo fa) mentre l'intenzione che ho in questo momento è di fare esattamente il contrario: convincervi che il mondo odierno fa molto meno schifo di quello di qualche anno fa, anche se forse in questo momento siete convinti del contrario.

Perché il mondo di oggi fa meno schifo di quello di 20 anni fa:


- Una volta non c'era la posta elettronica, non c'era il telefonino, non c'era MSN e non c'era nemmeno Facebook: i rompicoglioni ve li ritrovavate direttamente dentro casa.

- Negli anni '80, se ti venivano certe malattie eri decisamente fottuto. Oggi su certe cose stiamo messi meglio, e hanno anche inventato dei sistemi per capire in anticipo se state per ammalarvi, così da iniziare eventuali cure il più presto possibile.

Se poi fingete di non ricordare dove vi hanno infilato quel tubo di due metri, il vostro ottimismo ne uscirà ancora più accresciuto.

- 20 anni fa c'erano i Duran Duran, gli Spandau Ballet e i Pet Shop Boys (credo).

La musica di oggi fa estremamente più schifo. Però possiamo sempre riascoltare quella degli anni '80 e '90, e tra l'altro possiamo anche scaricarcela senza pagare un caz... volevo dire (prima che mi arrestino): senza pagare nulla più dei giusti e dovuti diritti d'autore, ovviamente.

- Non c'erano i call center, e la gente vi suonava alla porta per cercare di vendervi della roba che non volevate.

- Ancora pochi anni fa, se cercavate delle informazioni vi toccava guardare su un'enciclopedia o - vade retro! - andare in biblioteca.

Adesso basta una ricerca su Wikipedia, e avrete subito tutte le informazioni di cui sentivate il bisogno... anche se probabilmente saranno sbagliate.

- 20 anni fa le macchine avevano una levetta per l'aria, e quando faceva troppo freddo non si mettevano in moto. Oggi se la macchina non parte non avete idea di cosa possa essere successo, e l'unica è chiamare il carroattrezzi.

Però non vi tocca tirare nessuna levetta.

- Prima c'erano gli occhiali spessi 5 centimetri e le lenti a contatto che vi bruciavano gli occhi, e leggere un libro per acculturarvi era una tortura. Ora c'è la chirurgia col laser e le lenti a contatto usa e getta (che io non porto per cui non ho idea se siano o no un miglioramento) e per acculturarvi - coi libri che stampano adesso - vi basta semplicemente non leggerli.

- Una volta, quando scoppiava una guerra, la gente assaliva i supermercati per fare la scorta di provviste. Oggi quando c'è la consueta guerra annuale la gente corre a comprarsi il decoder per vederla in televisione, e se la finale di coppa capita lo stesso giorno - giustamente - s'incazza.

- Negli anni '80 c'era il Nintendo che aveva una grafica schifosa e i giochi erano tutti uguali. Oggi c'è sempre il Nintendo e i giochi sono sempre gli stessi, uguali e identici. La grafica, però, fa un po' meno schifo.

- Per vedere un paio di tette toccava guardarsi Colpo Grosso o - al bisogno - i film di Pierino. Oggi se scrivete tette su Google ne trovate talmente tante che finirete con l'annoiarvi.

E poi, tanto per concludere con le solite battute per nulla originali:

- 20 anni fa scrivevo i temi, facevo i disegnini sul diario o - al limite - buttavo giù gli abbozzi dei miei primissimi racconti, che purtroppo non potevo mettere online.

Oggi qualsiasi boiata mi viene in mente la scrivo direttamente sul PC, così poi posso metterla sul blog e farvela leggere.

Tra altri 20 anni avrò un proiettore olografico con cui entrerò a casa vostra, vi leggerò i miei post ad alta voce mentre cercate di dormire e mi fregherò anche la spesa dal frigorifero mentre voi siete in bagno.

E con la prospettiva di un futuro del genere, come potete non essere tremendamente ottimisti?

Simone

27/03/09

La quasi esistenza di Dio (seconda parte).

Ed eccovi le rimanenti domande esistenziali, con relative risposte.

DOMANDA ESISTENZIALE NUMERO 4: ma qualcuno Dio l'ha mai visto?

VeEPRT: veramente no, però ci sono un sacco di persone che dicono di averci parlato (anche se è tutta gente un po' strana).

VeAAMR: visto cosa?!

DOMANDA ESISTENZIALE NUMERO 5:
ma qualcuno ha mai visto - non dico infiniti universi - ma, diciamo, almeno un paio?

VeEPRT: l'esistenza di Dio non pregiudica l'esistenza di altri universi al di fuori del nostro. Forse il modus operandi della creazione è proprio la casualità... ma questo aprirebbe tanti di quegli infiniti problemi filosofici (altro che gli universi!) che di parlarne non ci penso nemmeno.

VeAAMR: la scienza ricava le sue deduzioni dall'osservazione dei fenomeni naturali. Per esempio non abbiamo mai visto un buco nero, ma sappiamo dell'esistenza di questi corpi celesti (ma non erano neri?) per il modo in cui si comporta la luce nelle loro vicinanze. Tirare in ballo Dio non ha senso, perche oltre che inutile è un concetto astratto e irreale... mica come l'infinito!

DOMANDA ESISTENZIALE NUMERO 6:
cosa c'è dopo la morte?

VeEPRT: l'aldilà, al di là o al dilà o ancora come si scrive. Il paradiso, l'inferno e una o più vie di mezzo a seconda di come ci gira. Oppure rinasci, oppure ti reincarni in qualcos'altro a seconda di come ti sei comportato, o in maniera del tutto scorrelata da come ti sei comportato. Oppure ti dissolvi nell'infinità del Nirvana.

Oppure dopo un po' resuscitiamo tutti, e litighiamo con chi ci ha messi sotto con la macchina o che ci ha fatti secchi con un missile o con una fucilata, così finisce che riprendiamo a scannarci di nuovo e poi di nuovo ancora ci tocca resuscitare e riscannarci per la terza, quarta, quinta volta e così via all'infinito. Oppure anche niente, perché comunque non si sa mai.

VeAAMR: niente. E non so se il punto di vista precedente fosse più accettabile... però di sicuro era più divertente.

DOMANDA ESISTENZIALE NUMERO 7:
come nascono il pensiero e l'autocoscienza?

VeEPRT: Dio mette un'anima nel corpo di quasi ogni essere vivente (anche questo dipende dai punti di vista) e l'anima è la nostra essenza e la parte in grado di pensare, provare emozioni e guardare stupidi programmi televisivi.

Perché Dio abbia fatto una cosa tanto complicata nessuno lo sa. Volevo aggiungere che tanto non è un problema nostro... ma ho proprio paura che invece, almeno un pochino, lo sia.

VeAAMR: il pensiero è il prodotto di fenomeni chimici che avvengono all'interno del cervello, e la coscienza è generata da impulsi elettrici. Per cui, chi lo sa: forse alla nostra sveglia dispiace svegliarci la mattina, le macchinette digitali sono scandalizzate dalla gente che si fotografa il pisello per metterlo su Facebook (be', qualcuno lo farà!) e se metti abbastanza computer in rete viene fuori una specie di entità in grado di conquistare il mondo e succhiare la vita alla gente.

Che poi, in effetti, sarebbe Internet.

Simone

APPENDICE

Per rispondere a Dio, che in effetti ha lasciato un commento dicendosi insoddisfatto delle risposte che sono state date, aggiungo:

DOMANDA ESISTENZIALE NUMERO 8: ma insomma, Dio esiste oppure no?

VeEPRT: sì.

VeAAMR: no.

Risultato finale, ovviamente: quasi.

26/03/09

La quasi esistenza di Dio.

Be', se davvero starete leggendo queste righe all'interno di un mio futuro prossimo libro (cosa estremamente meno probabile del fatto che Dio - oltre a esistere davvero - lasci un commento a questo post) direi che sia giunto il momento di offrirvi qualcosa che vi ripaghi del prezzo di copertina.

Vi rivelerò insomma l'esistenza o non esistenza di Dio (la quasi esistenza, insomma) rispondendo a (quasi) tutte le più importanti domande esistenziali. Così potrete dire che avete letto un libro un po' noiosetto, ma dai contenuti di un certo livello.

Se invece il libro non dovesse mai essere stampato e vi limiterete a leggere queste cose sul mio inutile blog, be'... ancora meglio per voi: la roba che ho scritto resta sempre quella, ma non dovrete darmi nemmeno una lira.

La quasi esistenza di Dio.

DOMANDA ESISTENZIALE 1: come è nato l'Universo?

Versione esistenzialista/possibilista/religiosa/teleologica (da qui in poi soltanto VeEPRT, per fare prima): l'universo è stato creato da un'entità superiore, che ha dato origine al tutto. Anzi, Tutto maiuscolo, che è più melodrammatico. Resta il problema di chi ha creato questa identità superiore, apparentemente sbucata fuori dal nulla.

Magari potremmi dire che l'ha creata un'altra entità ancora più superiore della prima, e così via una dietro l'altra fino ad arrivare all'ultima, che effettivamente sarebbe il Dio ufficiale. Gli altri sono solo dei sottoposti e - se volete sapere una cosa un po' buffa - almeno un paio di loro sono atei.

Versione agnostica/atea/meccanicistica/razionalistica (da qui in poi VeAAMR): l'universo deriva da un uovo cosmico che, contenendo inizialmente tutta l'energia del creato (creato nel senso di esistente, non nel senso che qualcuno l'ha creato davvero) a un certo punto è scoppiato sparpagliando universo da tutte le parti.

Ci sarebbe da chiedersi da dove sbuchi fuori quest'uovo cosmico, che accidenti voglia significare che l'energia era tutta concentrata e - tanto per essere pignoli - che cosa c'era prima.

La risposta è che il tempo è nato col Big Bang, per cui non abbiamo bisogno di inventarci (volevo dire: studiare) una situazione antecedente, che evidentemente non c'è mai stata.

DOMANDA ESISTENZIALE NUMERO 2:
come è nata la vita?

VeEPRT: Dio ha creato la vita, perché gli andava di farlo. Tra l'altro, oggi come oggi molte religioni accettano anche l'evoluzionismo, per cui ci hanno fregato su tutta la linea.

VeAAMR: la vita si è creata, per caso, da un brodo primordiale. Poi per caso la vita ha deciso di autoreplicarsi, e sempre per caso è uscito fuori il DNA. Una serie di eventi casuali ha portato alla formazione di esseri via via più complessi, che per caso hanno tirato fuori noi.

Dopo un altro po', per caso, io ho scritto questa roba. Poi voi ve la siete ritrovata tra le mani e sempre magari per caso ve la state anche leggendo: in questo caso (solo l'ennesimo della catena) credo che - oltre che di semplice casualità - si possa parlare apertamente di sfiga.

DOMANDA ESISTENZIALE NUMERO 3: No, senti, davvero: come è nata la vita?

VeEPRT: tante religioni parlano di situazioni particolari che, alla lunga, hanno portato a una specie di equilibrio cosmico per cui la vita esisterebbe come parte di un meccanismo molto più complesso. Insomma, sceglietevi una religione e poi chiedete a loro!

VeAAMR: il fatto che un evento casuale sia molto improbabile non significa che questo non sia possibile, e il tutto si risolve col non-paradosso (non so come altro dirlo) che - se l'evento vita non si fosse verificato - noi come esseri umani non potremmo essere qui a verificarne l'effettiva improbabilità.

E qui nessuno si sta arrampicando sugli specchi: tra l'altro non ve l'avevamo detto, ma esistono infiniti universi tra cui - ovviamente - anche quello in cui esistiamo noi. E il problema è risolto.

Il resto delle domande esistenziali ce l'avrete la prossima volta, che se no il post non finisce più!

Simone

24/03/09

Lo scrittore che si segnala (quasi) da solo.

Mini aggiornamento per avvisare i miei ben 53 lettori (di cui 50 saranno bot e spider di google) che da oggi fino a quando non mi cacciano scriverò anche su Cabaret Bisanzio, un blog collettivo pieno di persone interessanti in cui mi hanno invitato perché ho un omonimo figo su Facebook, e la gente pensa che sono io.

Su Cabaret Bisanzio scriverò giusto uno o due interventi al mese. Non so ancora di cosa parlare di preciso, per cui per il momento tratterò temi analoghi a quelli di questo blog (anche se non ho capito bene neanche io quali siano) oppure riciclerò i post avanzati dal blog vecchio, ma con l'idea di spostarmi un po' su qualcosa di diverso.

Vi elenco anche quali sono gli altri autori, così magari qualcuno che cercava loro trova me e mi sono fregato un lettore:

LA REDAZIONE:

Edo Grandinetti, Antonio Pagliaro, Sauro Sandroni

Gli autori:
Ludovica Anselmo, Bruno Ballardini, Leonardo Bianchi, Elisa Bolchi
Benny Calasanzio, Nicolò La Rocca, Francesca Mazzucato
Elisabetta Rubicone, Cav. Marcello Stacchia, Filippo Staderini

Le "new entry"
(tra cui appunto ci sto io):
Enzo Baranelli
Luigi Bernardi
Antonio Bonventre
Diderot
Micol
Simone Maria Navarra <<<---- ^^
Rael
Alice Scolamacchia

Il sito ovviamente lo trovate qui!

Simone

P.S.

Come avrete notato (be', qualcuno lo avrà notato ^^) ho fatto un casino e sono partiti tutti i commenti. Scusate ^^.

23/03/09

Azmera, Babatunde, Dio, il preservativo e - soprattutto - l'AIDS.

Babatunde vive in un ridente paesino dell'Africa.

È un posto un po' fuori mano, appena circondato dalla Savana e con un ospedale a soli centottanta Km di distanza, una missione di frati da qualche parte difficile da raggiungere e ben tre o quattro pozzi d'acqua a non più di sette o otto Km da casa sua.

In realtà Babatunde ha un gran culo, perché pur vivendo in Africa il suo paese è bene o male un posto accogliente: c'è un massacro solo una o due volte l'anno, gli integralisti religiosi mettono giusto una bomba ogni tanto e l'attuale dittatore è buono e non tortura i suoi nemici troppo a lungo prima di ucciderli.

Fortuna delle fortune, vicino casa di Babatunde ha aperto la sede di una grande ONG famosa e nel suo quartiere sono state avviate una serie di campagne volte a salvare il futuro dell'intero continente africano nel giro di soli sei-sette, al massimo nove secoli.

Quella sera, Babatunde stacca presto da lavoro (fa il consulente immobiliare in un punto della savana particolarmente desolato, e non è che abbia molti clienti) fa un salto a conoscere quelli della ONG e poi torna di corsa a casa con in testa delle idee molto particolari...

«Da adesso in poi dobbiamo trombare solo col preservativo» dice alla moglie «Così poi non ci prendiamo più l'AIDS... e soprattutto non tiri fuori il dodicesimo ragazzino, che già non c'abbiamo i soldi per sfamarne nemmeno uno».

Ma Azmera, come tutte le mogli del mondo, trova subito qualcosa da ridire:
«Il Papa ha detto che non devi usare anticoncezionali, se no vai all'inferno. Insomma da oggi in poi non si tromba più e basta, fine della storia».

«Ma senti, io l'ho capito che Dio è buono e misericordioso... però già c'abbiamo le malattie, il deserto, la guerra, l'inquinamento, il regime, la disoccupazione, la fame, la siccità, la morte, i cellulari che non prendono mai e un satellite con dei canali bruttissimi. Pure Lui, almeno una cosa poteva lasciarcela!»

«No» Azmera è inflessibile. «Se vuoi trombiamo senza preservativo, ma se poi ti prendi l'AIDS sono affari tuoi».

«Ma se nessuno di noi è malato che pericolo c'è? Tu non avrai mica degli amanti, vero?»

La donna si stringe nelle spalle.
«In questo momento solo sette o otto, ma dipende da quanto lavoro ho. E tu?»

«Io ti sono sempre stato fedelissimo! Faccio giusto qualche stupro durante i saccheggi e le guerre civili, ma uso sempre il preservativo anche lì: sono una persona pulita, io!»

«Tra l'altro» aggiunge Azmera. «A sposarci è stato quel tizio che va in giro con la maschera e il gonnellino di paglia, e il prete mi ha detto che non vale: non siamo davvero marito e moglie, per cui alla fine non possiamo trombare mai in nessun caso. Anticoncenzionali o no».

Babatunde sta davvero per uscire dai gangheri.
«Senti: adesso vado in farmacia, prendo il preservativo e lo usiamo lo stesso. Sono solo centottanta km a piedi, che vuoi che ci metta ad andare e tornare?»

«E dove li prendi i soldi? Una scatola costa tipo 12 euro, e te 12 euro li guadagni in sei mesi!»

«Ah no! I preservativi te li regalano: hanno detto che solo adesso ne hanno portati un milione dall'Europa. Qui siamo solo 33 milioni di malati, per cui un preservativo su 33 fa...
L'uomo ci pensa un po', poi si ricorda che non è mai andato a scuola, e non sa fare le divisioni.
«Non me ne frega niente» conclude. «L'importante è che trombo almeno io!»

«Ma che gentili questi europei!» commenta la donna. «Pensa che hanno anche delle medicine che ritardano la malattia: muori dopo 30 anni, e se pensi che qui da noi la vita media è di 20...»

«Ma quali medicine! Lo sai quanto costerebbe curare tutti? Almeno quanto un paio di quegli aerei che ogni tanto vengono giù e distruggono tutto. E poi non vorrai mica che taglino la ricerca per i gas letali e le mine antiuomo solo per curare l'AIDS!»

«Ho capito» sospira Azmera. «Però uno della ONG che ci capiva un po' di più mi ha detto che, se la gente smettesse di aspettare che lo risolva qualcun altro, forse il problema si risolverebbe davvero. Secondo un prete simpatico, poi, sarebbe meglio fare sesso sempre con la stessa persona per tutta la vita. Però il preservativo possiamo comunque usarlo, perché Dio non vuole che muoriamo d'AIDS».

Babatunde ci pensa un po', e poi scuote la testa.
«Non lo so. Comunque per oggi lasciamo stare, che ormai s'è fatto tardi: domani viene il controllo per la 626, e se trovano qualcosa fuori posto ci uccidono tutti...
«Meglio che andiamo a dormire».

Simone

20/03/09

La vita e il casino.

Il mio nipotino di un po' meno di due anni, ha scoperto un nuovo gioco.

Si tratta di un affare chiamato mischia carte automatico: metti le carte in due scompartimenti laterali, premi un tasto che sta in basso e due rotelline di plastica raccolgono le carte e le lasciano in un'apertura che si apre sul davanti.

È forse uno degli oggetti più inutili che abbia mai posseduto (ma non è detto: ricordate il post sulle cose inutili che mi riempiono la casa?) ma come giocattolo è perfetto. Puoi mettere le carte ai lati e riprenderle dal cassettino (cosa che in effetti rispecchia l'uso per cui l'oggetto è stato ideato) puoi mettere le carte nel cassettino e spingerle e piegarle fino a farle riuscire sui lati, e ancora puoi inventarti un sacco di altri giochi che il progettista iniziale non avrebbe nemmeno potuto immaginare.

Il fatto è che nel cassettino dove finiscono le carte c'è anche una specie di contenitore trasparente: l'idea è che il mazzo si riassembli lì dentro, così da poterlo estrarre tutto bello ordinato e senza smontarlo. La prima cosa che ha fatto mio nipote, però, è stata di prendere il contenitore e di buttarlo da una parte, lasciando che le carte si sparpagliassero ovunque.

Chissà perché, invece, qualcosa dentro la mia testa vorrebbe che le carte restassero sempre impilate... e ovviamente tutte dallo stesso verso: guai se ci fosse una regina dal dorso sopra a un fante messo dall'altro lato! Sarebbe uno scandalo per tutti i fiori picche quadri e cuori quanti sono, e la reputazione dell'intero mazzo ne verrebbe rovinata.

«Zio te l'ha rimesso a posto» dico, porgendo le carte ben ordinate a mio nipote.

Lui però prende il mazzo con poca grazia, lo sbatte per terra e poi con quella manina che pare un francobollo spalma le carte su tutto il pavimento.

E vabbe': ripetiamo tutto da capo. Le carte vengono mischiate e riunite nel cassettino, io le sistemo e le passo al nipotino, e lui di nuovo le sparpaglia da tutte le parti, come se l'ordine fosse un errore. La cosa succede... non so, altre sette o otto volte (sono un po' lento, mi sa) ma alla fine ci arrivo: a lui l'ordine piace poco, e preferisce di gran lunga il casino.

Mi chiedo come faccia un bimbo così piccolo ad avere dei gusti tanto definiti, al punto di riconoscere e modificare una cosa che gli sembra fuori posto, e la risposta - stranamente - arriva subito: è nato da talmente poco che non siamo ancora riusciti a fregarlo, a farlo pensare come un adulto. Il casino gli sembra semplicemente la condizione più naturale in cui devono trovarsi le cose.

In fondo, è lo stesso concetto che usa la natura quando mischia, rimischia e alla fine sparpaglia le varie caratteristiche genetiche di ogni essere che deve nascere, sperando che ne venga fuori qualcosa di buono. Forse è anche lo stesso motivo per cui ogni assolutismo, ogni legge ingiusta, ogni obbligo e ogni omologazione finiscono sempre per sparire.

La vita si auto-genera mettendo ordine in sistemi termodinamici che altrimenti si estinguerebbero (l'ho veramente tagliata con l'accetta, questa). Però nel suo ordine cerca comunque la varietà, un elemento di indeterminatezza su cui far leva per fregare tutti ancora una volta, e continuare a esistere.

Mi scuoto dalle mie elucubrazioni assurde: mio nipote ha scoperto che sparpagliare le carte non è più tanto divertente, e adesso è concentratissimo nel posizionarle una sopra all'altra nel cassetto del mischia carte automatico. L'esatto contrario di quello che stava facendo prima.

Che fregatura: per un attimo credevo di aver capito qualcosa della vita o - per lo meno - di mio nipote...

E invece entrambi mi hanno fregato di nuovo.

Simone

18/03/09

Il professore più cattivo del mondo.

Quando studiavo Ingegneria, 15 anni e rotti fa, il professore più cattivo del mondo ha insistito affinché il suo esame rimanesse annuale anche dopo l'inserimento dei corsi semestrali: se no poi gli studenti lo passavano troppo presto.

La prima volta che, durante una lezione, qualcuno gli ha fatto una domanda, l'ha umiliato pubblicamente davanti ad altri 300 studenti. Nessuno ha più chiesto nulla per i restanti sei mesi.

A Geometria facevano tutti casino, ad Analisi facevano tutti casino e via così per tutti gli altri corsi. Durante le sue lezioni, stranamente, non volava una mosca.

Secondo il mio professore, della gente rastrellata a caso per strada avrebbe avuto una media più alta della nostra. Cosa che del resto era vera.

Secondo lui, se una volta iscritto al primo anno di Ingegneria ancora non sapevi risolvere gli integrali, eri meritevole di essere preso a parolacce.

Ci raccontava spesso aneddoti sulla sua materia: tutte storie in cui
qualcuno moriva, o provava almeno a suicidarsi.

Si auto-attribuiva la paternità di innumerevoli leggende metropolitane sui professori, tra cui:

- Il giovane assistente che, al telefono col maggiordomo del più potente barone mai esistito (e con il quale evidentemente aveva avuto qualche screzio) si presenta con tanto di nome e cognome e poi aggiunge: il professore non c'è, dice? E allora gli lasci detto di andare affanculo.

- Il professore che, durante la lezione, annuncia: fuori c'è un nero con un pisello gigante. Le studentesse escono in blocco sdegnate, e lui: eh no, ragazze! Una alla volta.

- Libretti dalla finestra non ne tirava, ma solo perché l'aula era al seminterrato e le finestre non ci stavano.

Se ti beccava a copiare non è che ti bocciava: ti metteva direttamente le mani addosso.

«Embè?» mi disse, quando gli feci notare che due corsi dello stesso anno si tenevano negli stessi orari per evidenti errori organizzativi. «Segui 'na volta uno, e 'na volta l'altro».

Agli scritti dava le misure in once, nano-pollici, nodi astrali e dobloni Aztechi, così poi stavi un'ora solo a trasformarle in metri, chilogrammi e secondi. Tra l'altro metteva delle informazioni in eccesso, solo per farti sbagliare.

Se provavi a consegnare più di un foglio, quello in più lo buttava per terra e ci camminava sopra dandoti dello stupido idiota prolisso.

Agli orali, se una ragazza piangeva, si divertiva a farla piangere ancora di più.

Quando bocciava qualcuno per la seconda o terza volta puntava le braccia sui fianchi, rideva di gusto e sentenziava: ah ah ah, non diventerai mai ingegnere!

Aveva una maglietta con sopra il numero di Avogadro, con tutti e 23 gli zeri (o quanti erano) scritti sulla pancia e fino a dietro la schiena... e tutti noi sfigatissimi studenti di ingegneria ne avremmo voluta una uguale.

Il suo corso era suddiviso in 4 esoneri, e i miei voti sono stati: 31 (giuro!) 27, 20 e un onestissimo 18 finale.

Alla fine, gli è toccato bocciarmi all'orale.

Simone